Miseria (difesa non necessaria di Federica Pellegrini)

“Era ora”, “E chi se ne frega”, passando per espliciti insulti o per il più sofisticato “Chi pensa a tutti i ragazzi che non nuotano?”, versione swim friendly dell’immarcescibile “E allora i marò?” – Lo sfogo di Federica Pellegrini “Se ci sarà un nuovo lockdown smetterò di nuotare” ha liberato, oltre alle inevitabili manifestazioni di solidarietà, le solite flatulenze della Rete. La novità sgradevole e avvilente e che commenti di questo tenore sono apparsi anche sui profili di Nuoto•com, che ci piaceva pensare come uno spazio sicuro rispetto a certe tossicità da social.

Ora, a parte il bisogno patologico di evidenza di alcuni commentatori, simile a quello dei bambini che picchiano la testa sul muro per attirare l’attenzione e che necessitano di un aiuto professionale: mi spiegate come si fa a non volere bene a Federica Pellegrini? Tonnellate di medaglie a parte, stiamo parlando della persona che ha dato al nostro sport una visibilità inimmaginabile fino a quindici anni fa; che ha spinto decine, forse centinaia di migliaia di italiani in piscina; che ha moltiplicato l’attenzione e il valore della performance di ogni singolo atleta sul territorio nazionale.

Si può restare perplessi di fronte a certe scelte mediatiche e non essere necessariamente affascinati dal suo sembiante o carattere. Ma se oggi atleti che vent’anni fa sarebbero andati in trasferta con il Califfone girano con lo sponsor e il procuratore, se in cima ai sogni dei genitori italiani c’è un figlio nuotatore, se le grandi aziende si sono avvicinate alla piscina il merito è di Federica Pellegrini. Quanto poveri di spirito e di memoria bisogna essere per non tributarle l’onore delle armi oggi che per la prima volta si confronta con un avversario che non può rimontare e sconfiggere con una delle sue memorabili quarte vasche?

Io davvero, boh.

Ph. ©Unsplash

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