Yuliya Efimova non sarà al via neanche per i Campionati russi in vasca corta

La campionessa del mondo Yuliya Efimova, che da qualche stagione si allena a Los Angeles, non può raggiungere la Russia per assenza di voli diretti dagli USA e per i requisiti di quarantena obbligatori per gli arrivi internazionali, ragione per cui non potrà essere al via ai Campionati nazionali in vasca corta in programma a San Pietroburgo dal 14 al 19 dicembre, medesimo motivo per il quale nello scorso ottobre non prese parte neanche ai Campionati nazionali in vasca lunga di Kazan, rassegna nazionale che ha visto nella rana femminile il dominio della giovanissima Evgenia Chikunova (2004) al titolo nazionale in tutte e tre le distanze di specialità. Questo quanto dichiarato al quotidiano RIA Novosti dal capo allenatore della squadra nazionale russa  Sergei Chepik.

Resta piuttosto in dubbio la partecipazione di Yuliya Efimova all’Olimpiade giapponese del prossimo anno come del resto è incerta la partecipazione di tutto lo sport d’élite della Russia, in quanto per la fine dell’anno è attesa la sentenza del TAS di Losanna in merito al caso WADA vs RUSADA, qualora fosse ritenuta valida la sentenza dell’agenzia mondiale antidoping, la bandiera e l’inno della Russia saranno banditi dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 e gli atleti russi potranno gareggiare come atleti neutrali solo se in grado di rispondere a determinati requisiti;  non essere menzionati in circostanze incriminanti nel rapporto McLaren, non essere risultati positivi  in precedenza, che nessun dato relativo ai propri campioni sia stato manipolato e che siano stati sottoposti ad adeguati test in gara e fuori gara.

Nel 2014 Yuliya Efimova fu squalificata una prima volta per 16 mesi a causa di un ormone riscontrato nelle sue urine, ci ricascò nel 2016 risultando positiva al meldonium, sostanza inserita nella lista nera della Wada dal 1° gennaio di quell’anno. In questo secondo caso si giustificò dicendo di aver assunto la sostanza prima del divieto e che alcune tracce fossero rimaste nel suo sangue in seguito. Il Cas le diede ragione e Yuliya salì sui blocchi di partenza dello stadio carioca, conquistando due argenti, nei 100 e nei 200 rana. Ciò che più rimase impresso però di quei giorni furono le lacrime dopo la medaglia sulla distanza più corta, a causa dei fischi e dei “buuu” provenienti dagli spalti.

 

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