ISL vs Olimpiade

ISL si presenta come il nuovo. Folgorante, emozionante, spettacolare. Peccato che nuovo non lo è. Superamento dell’Olimpiade? Non credo proprio.

sport spettacolo

L’abilità fisica come spettacolo è una cosa vecchia come il mondo. Non c’è bisogno di scomodare i gladiatori. Il nuoto moderno nasce dai galà acquatici che si svolgevano nei bagni pubblici londinesi nei giorni festivi. Tra l’altro era in quel tipo di festa che si facevano anche sfide tra gentiluomini sulle varie distanze, prime competizioni di nuoto puro, che comunque erano sostenute dalla “scimmia” degli inglesi per le scommesse, quindi dai soldi. Il maestro di casa dei Galà acquatici londinesi era il professor Fredrick Beckwith, uno dei migliori nuotatori della sua epoca e campione inglese di over. Nel 1881 fondò anche una Professional Swimming Association, per accaparrarsi i migliori nuotatori sulla piazza con l’ipotesi del guadagno  e valorizzare i suoi spettacoli. I migliori andarono davvero con lui e per un certo periodo ebbero un certo successo. In America poi, la moda dei grandi spettacoli acquatici si sviluppò al massimo e durò molto di più. Molti nuotatori ci fecero la loro fortuna.

Amateurs

Col tempo, però in Inghilterra s’erano organizzati “i religiosi”, quelli che pensavano lo sport come un’ascesi e che non volevano macchiarsi né coi soldi, né coi premi, né con quelli che i soldi li facevano. Dicevano che il premio del fare sport era “fare sport” e “assaporare il gusto che ci ricavavano“. Qualcosa di appagante, sensuale, quasi erotico. Era il movimento degli “Amateurs”, che si diffuse in tutt’Europa. Inizialmente si limitavano a restituire i premi, poi a cederli alle loro associazioni, poi s’organizzarono in proprio e diventarono sempre più esclusivi.

Erano dei privilegiati, è vero, e forse dei premi non ne avevano bisogno. Erano anche bigotti, idealisti e illusi, ma il loro movimento s’espandeva, mentre quello dei professionisti si rattrappiva. L’Amateur Swimming Association, l’associazione che li rappresentava, nata nel 1886 dopo una controversia bestiale tra quelli che volevano che i bagnini fossero considerati professionisti e quelli che volevano sorvolare la questione, ad un certo punto si trovò ad essere il cuore del nuoto mondiale.

Chi voleva mettersi alla prova nel mondo doveva iscriversi alle loro gare e andare a Londra. Il movimento olimpico, quando volle ispirarsi per regolamentare il nuoto, nel 1908, prese i loro regolamenti pari pari e li riportò sui propri documenti.

Olimpiadi

L’olimpiade non coincideva con il movimento degli “Amateurs”. Era qualcosa di più. Comprendeva mille altre sfumature dello sport. Ma comunque aveva assunto il dilettantismo per salvarsi dall’eccesso di commercializzazione che De Coubertin vedeva inevitabilmente profilarsi se fossero mancati i giusti anticorpi. Lo spiegò bene quando ricordò con rammarico nelle sue “Memorie Olimpiche” del 1927, la squalifica dell’indiano Jim Thorpe causata dagli eccessi di zelo dell’olimpiade del 1912. L’idea dell’Olimpiade respirava con  polmoni più grandi, ma aveva lo stesso bisogno di liberarsi dalla possibile riduzione dello sport ad essere un mero spettacolo di “freaks”.

Superare l’Olimpiade

Sono state molte nella storia, le forme che hanno cercato di superare le Olimpiadi: dual Meet, sfide tra campioni, Coppe del Mondo, Campionati Mondiali, Gran Prix, Gran Gala… ma alla fin fine il fascino dei Giochi è riuscito sempre a mantenersi al di sopra, nonostante i suoi infiniti tradimenti dei principi ispiratori. Se volete una bella metafora della grandezza dell’uomo: traditore per eccellenza, ma detentore di una scintilla  che gli concede sempre la possibilità di essere salvato.

Probabilmente è questo che mi fa credere, pensare e sperare che i Giochi Olimpici sopravvivranno anche stavolta al fascino ammaliante del magnate russo di turno.

 

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