Imbuti

Se ci guardiamo intorno vediamo strettoie, vicoli, incroci e poi… Altre strettoie.

Insomma, siamo circondati da imbuti.
Imbuti messi alla rinfusa, qua e là, per provare a regolamentare gli umani.

Un imbuto a scuola: fino a 13 anni si va, da 14 anni no.
Un imbuto nello sport: all’aperto si però… Al chiuso assolutamente no.
Un imbuto nel commercio: sabato e domenica no là, ma si qua. E dal lunedì al venerdì anche di là oltre che di qua.
Molti imbuti nel tempo libero.
Si a colazione, pranzo, merenda e aperitivo (ma solo se siete superveloci) sia al bar che al ristorante fino alle 18… Ma a cena tutti a casa.

Niente cinema, teatro, musei, mostre.
Solo televisione! Tra serie TV e TG a ripetizione.

Nonni e nipoti che pur volendosi bene, si guardano con sospetto, in un rapporto diventato ambivalente.

Figli costretti a stare lontano dai genitori temendo di perdere l’ultima possibilità di trascorrere il Natale insieme.

E poi alle ventidue tutti a casa!
Dopo essere stati in coda più e più volte per entrare ed uscire dagli imbuti.

Anche qui mi appello alla scienza.

Prendo spunto per parlare della teoria delle code.: argomento quanto mai accattivante, di attualità e di statistico interesse.

La teoria delle code infatti è lo studio matematico dei fenomeni di attesa e dei processi correlati, che comporta la disciplina di un servizio.
Permette di formalizzare modelli di code tramite i quali si possono rappresentare le tipologie di sistemi di file di attesa per determinare il giusto equilibrio tra il costo di un servizio e il tempo di attesa.

Per semplificare drasticamente il modello matematico, quando l’afflusso degli utenti è superiore alla capacità di smaltimento da parte del sistema si creeranno code.

Per regolare l’accesso alle risorse, le attività di gestione sono preposte, tra le altre cose, a minimizzare il rischio di situazioni di stallo ed evitare, nei limiti del possibile, l’insorgere di fenomeni di sovraccarico: l’attualissimo assembramento.

La capacità della coda può essere finita, come nel caso di un utente che arriva quando la coda è piena.
Esattamente quello che accade quando, nel prenotarsi alle lezioni previste nel planning di un centro sportivo, ci ritroviamo in lista di attesa.

Il mondo dello sport è sempre romanticamente avanti. Sempre impegnato a risolvere problemi, incessantemente alla ricerca di soluzioni per continuare ad offrire salute e benessere ai propri utenti.

Ora chiedo (sempre ai soliti interlocutori): invece di continuare a costruire strettoie con l’inevitabile, conseguente affollamento… Scusate, assembramento, non sarà il caso di impegnarsi a studiare la teoria delle code, privilegiando quindi il rispetto delle regole e la qualità della vita, alla inconcludenza e pericolosità delle conseguenze degli imbuti?

Bibliografia

S. Asmussen, Applied probability and queues, Ed. Springer, 2003
R. Eastaway, J. Wyndham, Probabilità , numeri e code. La matematica nascosta nella vita quotidiana, Ed. Dedalo, 2003

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