i Rari Nantes: Achille Santoni

Achille Santoni

Il capo dei Rari Nantes era Achille Santoni, nato a Trento il 28 settembre del 1855. Il padre si chiamava Antonio e faceva il farmacista. Grazie ai suoi brevetti (era bravo anche come chimico) aveva fatto una certa fortuna e la famiglia viveva in una certa agiatezza. Sua madre era Irene Nardelli, figlia della borghesia di Trento, per cui anche da quella parte godeva di un certo status. Achille era il più giovane di casa. Aveva 10 fratelli. Anche per questo poté permettersi di fare sempre di testa sua (Era un irredentista intrinseco).

Vocazioni

Da ragazzo, quando aveva potuto e se il tempo lo permetteva, amava nuotare nell’Adige. L’unica vasca disponibile della sua città, infatti, era quella costruita dagli austriaci (avevano fatto la stessa cosa a Milano coi famosi i Bagni Diana) per addestrare gli ufficiali, ma essendo minorenne non poteva metterci piede. Naturalmente aveva imparato a nuotare da solo. Nuotava soprattutto a rana, lo stile dei crucchi, anche perché,  nessuno, in quel momento, aveva ancora visto in Italia over, trudgen e crawl, che sarebbero arrivati più tardi, attraverso gli inglesi che venivano in tournée. La famiglia lo voleva chimico, per continuare la tradizione di casa, ma lui era di quelli che non ci stava mai a farsi dire cosa fare. Era sempre stato un po’ artista. Voleva fare lo scultore. Come tutti i bohemien della sua epoca si dedicava anche ad altre arti, che per lui erano il disegno e l’illustrazione.

A Roma

Fu intorno agli anni ottanta che si trasferì a Roma, per fare lo scultore. Essendo diventata la capitale d’Italia, infatti, l’Urbe s’era  trasformata nell’eldorado di chi modellava la pietra. Non c’era un luogo della città in cui non si poteva trovare una commessa. Tutti sembravano impazienti di costruire un monumento o almeno un busto per ricordare ai romani che il Risorgimento aveva fatto l’Italia.

A Roma abitava nei pressi di piazza Navona, dove era facile raggiungere il Tevere. Così nel tempo libero, cominciò a frequentare i “fiumaroli” e le spiaggette che il corso del fiume creava in mezzo alla vegetazione.

Rari Nantes

Intorno al 1888, con un gruppetto di amici nuotatori,  nordisti in cerca di fortuna come lui, diventò un assiduo esecutore di incursioni acquatiche nel fiume. I compagni erano all’incirca una decina, ma  Santoni cominciò presto a pensare di far società con loro. La sua idea era fondare un’associazione sulla falsariga dei Schwimmen-Klub austriaci, che aveva conosciuto, anche se sommariamente, quando stava a casa sua.

Lite

Per far parte della società Santoni voleva che i Rari Nantes sottoscrivessero una clausola che li impegnava, sul proprio onore, a dichiarare che “nessuna persona affogherà davanti a me, senza che io cimenti la mia vita per salvarlo“. Ma non tutti erano d’accordo. Probabilmente il loro nuoto era un po’ traballante e il rischio di affogare era altissimo. Così si crearono due fazioni. Gli oppositori, capeggiati dal patriota liberale Domenico Ricci, presero la loro strada. Nacque così la Società romana di nuoto, la prima società di nuoto in Italia, che si costituì il 29 giugno del 1889.

Rari Nantes

Il gruppo di Santoni aspettò ancora un po’ ad ufficializzare le sue intenzioni. Tra i rari nantes di Achille Santoni c’erano lo scultore fiorentino Gustavo Enrico Ciani, Francesco Sebastiani, Belisario Londei e Francesco Capponi. Nell’autunno del 1890 si costruirono un capanno sulla riva sinistra del Tevere, in località Albero Bello, lungo la via Flaminia , poco fuori alla Porta del Popolo. La baracca gli serviva come base per i bagni invernali. Fu Santoni stesso che scrisse a carboncino su un foglio di carta da disegno, il nome del capanno: Rari nantes in gurgite vasto. Dopo aver inaugurato una struttura più solida, che negli anni sarebbe diventata in muratura, il 17 settembre 1891 il gruppo si diede una forma pubblica fondando la Società italiana di nuoto Rari Nantes, di cui Ciani fu  primo presidente e Santoni segretario.

Attività

Il primo atto pubblico della nuova società fu aderire al neonato Comitato nazionale di nuoto, una roba nata internamente alla Federazione Ginnastica per finanziare l’addestramento al nuoto. Il secondo atto fu organizzare una gara. Il 30 luglio 1893 si vide la prima manifestazione ‘ufficiale’ della Rari Nantes. La distanza di gara era sette chilometri e mezzo. La partenza sarebbe avvenuta dalla foce dell’Aniene e l’arrivo al ponte regina Margherita, quello che collega piazza della Libertà al lungotevere Arnaldo da Brescia. Dopo la gara Santoni cominciò a viaggiare. Il suo intento era diffondere le sue idee e far nascere altre Rari Nantes in tutt’Italia. A Milano ci riuscì nel 1895, grazie all’aiuto di un altro scultore, Giuseppe Cantù, pioniere del nuoto sul Naviglio grande. Poi arrivarono Genova, Torino e Pisa. Nel 1896, insieme con Cantù, ne fondò una a Venezia, ottenendo dalla Real Casa di farci la sede nientemeno che al Lido.

In balneis salus

Sotto il simbolo della stella inscritta nel cerchio (di evidente richiamo massonico) e con il motto In balneis salus, apparvero nuove Rari Nantes a La Spezia, Firenze, Como, Livorno, Napoli, Padova, Verona e Piacenza. Fu in qualità di membro di un Comitato federale Rari Nantes, che il 6 settembre del 1896 convocò queste squadre in una gara sul Tevere. Alla fine erano presenti nuotatori di Roma, Milano, Pisa e Genova. Si trattava di una prova sui 100 metri riservata ai Rari Nantes. Fu la prima del genere in Italia, ma ne sarebbero seguite altre.

Una Federazione

Dopo il lungo percorso di generazione, il 23 maggio 1900, Santoni, Cantù e il torinese Vaudano, fondarono a Roma, una Federazione, per dare maggior respiro alla loro attività. La Federazione italiana di nuoto Rari Nantes (FIRN), antesignana della FIN, nacque in quel momento. Naturalmente fu eletto lui come primo presidente, in riconoscimento del suo lavoro. Nello statuto, basato sui principi democratici in cui credeva, si stabilì che la carica di presidente e la sede sarebbero dovute cambiare ogni anno. Altri sodalizi, anche non Rari Nantes, avrebbero potuto affiliarsi, a condizione di conservarsi rigorosamente «nel dilettantismo».

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