Rotture di bolle

Io sono un corvo, menagramo e catastrofista, penso e scrivo dallo scorso marzo che le piscine non avrebbero mai dovuto riaprire.

Per questo mi scompiscerei dalle risate, se non fosse che da ridere non c’è proprio niente, nel leggere i post di chi si stupisce e indigna per i casi di positività post Riccione.

Scusate, ma che vi aspettavate?

Davvero riuscite a distorcere la realtà al punto di pensare che i numeri si pieghino alla vostra illusione di normalità? Il virus è ovunque, siamo in piena terza ondata, fra un mese conteremo i morti a migliaia.

Organizzare, partecipare ad eventi significa  esporsi volontariamente e consapevolmente al rischio di contagio.

Avete deciso che lo spettacolo doveva continuare: lo avete deciso voi, ricordo uno per uno i vostri post rancorosi quando nuotavano solo “i soliti”. E appena ve ne è stata data la possibilità avete riaperto le piscine lavorando in perdita pur di ributtare tutti in acqua: assoluti, categoria, esordienti, pure i propaganda finché non ve l’hanno impedito con le cattive.

C’è un solo modo di organizzare manifestazioni sicure: non organizzarle. Oppure selezionare quaranta-cinquanta atleti di autentico interesse nazionale, isolarli e testarli per due settimane e poi rinchiuderli in una bolla dalla quale non possono uscire per tutta la durata della manifestazione. Esatto, modello ISL. Con il non trascurabile particolare che in quella bolla i vostri atleti non ci entrerebbero.

Io davvero spero che al più presto i Giochi di Tokyo vengano annullati. Con tutto il rammarico per le nostre atlete e atleti con opportunità di medaglia olimpica, è evidentemente l’unico modo per arrestare questa frenesia di nuotare a tutti i costi che dal vertice si trasmette alla base.

Con buona pace dei “valori”.

Ph. ©Pexels

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