Dawn Fraser di Balmain, Sidney.

Carattere

Che fosse un caratteraccio, era un caratteraccio. Anche col nuoto era partita storta. A 12 anni, appena cominciato, era già stata squalificata per professionismo dall’Amateur Swimming Union, la sua federazione. Dawn Fraser di Balmain aveva tutte le ragioni per avercela con tutti. Quella volta, per esempio. Due anni di squalifica per aver ricevuto due scellini (circa 50 centesimi) perché aveva nuotato bene ad una festa di Natale per bambini. Come si fa a non incazzarsi  quando si è trattati così. Roba da prendere a calci il nuoto e tutti quelli che ne fanno parte!

Balmain

Balmain, dove Dawn era nata il 4 settembre del 1937, è un sobborgo di Sidney.  Nel 1937, non era la zona da boutique che è diventata oggi, era zona di fonderie, officine e cantieri navali. Fino a qualche anno prima lì vicino c’era una miniera, e si vedevano i minatori tornare a casa con la faccia nera di carbone. Proprio a Balmain, dormitorio della working class, nel 1891, era nato il partito laburista australiano, che voleva per principio “eliminare lo sfruttamento” per riscattare la classe operaia. Non era certo un luogo di rispetto dell’autorità. C’era rabbia, frustrazione, volontà di rivalsa, ma anche libertà. Quella libertà che hanno solo i poveri. Andare dove pare, stare ovunque, dire quello che si vuole. E poi c’era la solidarietà tra la gente. Si mangiava in ogni casa. Chi ce la faceva condivideva.

i Fraser

In casa Fraser erano otto fratelli. Non c’era molto da dividere. Dawn era la più piccola. Il bagno si faceva una volta a settimana. Nella tinozza, riempita d’acqua calda a secchi. Il padre Kenneth era scozzese.  Era arrivato da calciatore professionista. Ma restando aveva dovuto accontentarsi di fare il carpentiere. All’epoca era un lavoro che facevano un po’ tutti. Pochi soldi e tanta fatica. La madre era malata. Dawn l’accudiva e faceva i lavori di casa. Anche lei era malata, aveva l’asma. Ma era anche tosta. Ed era schietta. Lo aveva detto suo padre, che quando c’era da dire qualcosa, bisognava dirlo. Lei lo aveva imparato.

Balmain’s Bath

Balmain Bath, oggi Dawn Fraser Bath.

Nel tempo libero Dawn frequentava i Balmain’s Bath, quelli che ora sono diventati in suo onore i” Dawn Fraser Bath“. A dire il vero avrebbe voluto fare equitazione, ma i cavalli costavano. Voleva giocare a calcio, ma con l’asma era un disastro. Così l’unica soluzione era la piscina. L’accompagnava il fratello preferito, Don, quello che gli aveva anche insegnato a nuotare. Don, però, era morto quando lei aveva 13 anni. Leucemia. E anche in quell’occasione si arrabbiò. “M’intrufolavo dalla finestra nella stanza d’ospedale dove era ricoverato” ricordò in una intervista. “Mi disse: tu, Dawn, hai un dono. Continua ad allenarti per me. Credo sia l’ultima cosa che mi abbia detto”. Così Dawn continuò ad andare a quei bagni, per divertirsi e svagarsi.

Incontro

Fu lì che incontrò il coach Gallagher, quello che gli cambiò la vita. Harry Gallagher era lì perché portava i suoi atleti a nuotare, in alternativa alla sua famosa piscina. Quella di Drummoyne. Un luogo sacro per il nuoto australiano, perché ci fece la sua storia anche Forbes Carlile. Il primo incontro, il famoso coach, lo racconta così.

Dawn

“ero seduto in macchina fuori dai bagni Balmain ad aspettarla, pronto a darle una tirata d’orecchio. Lei e i suoi amici avevano interferito col nostro allenamento. All’improvviso ho sentito lo stridio di un’impennata e un specie di maschiaccio sfacciato che sbatteva con la bicicletta contro la mia macchina. Non ero tranquillo. Lei indicò il cruscotto e mi disse con rudezza: “A cosa servono tutte queste manopole e interruttori del cavolo? Non ho risposto. Mentre la guardavo, tornarono dal mio passato i ricordi dei volti duri dei ragazzi di Lackey Street. “Oggi è una giornataccia“. dissi, ” hanno bombardato i miei ragazzi mentre si allenavano”.

Lei rispose sgarbatamente che la piscina era la sua piscina, e che se non mi piaceva avrei benissimo potuto tornare nella mia fottutissima Drummie. La sua mano si posò sulla porta. Le sue dita erano belle, lunghe e forti, le sue unghie rese pulite dal nuoto. Così misi le mie mani sulle sue. Non so dire perché. “Dovresti comprarti una lampadina nuova per la bici“, gli ho consigliato. “Sì, ne farò uscire  fuori una dal pub stasera!” E rise. Sembrava non avere fretta di togliere la sua mano, e in questo semplice tocco sentii un legame con questa ragazzina magretta. Tornando a Drummoyne mi dissi che avevo fatto lo stupido, un vero idiota. Ma quella sensazione buona non era svanita. “

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