Ranomi Kromowidjojo: “Inge De Brujin il mio modello. Mi preparo per Tokyo con la nostalgia del pubblico”

Tre titoli olimpici non hanno ancora appagato la fame di vittoria di Ranomi Kromowidjojo. La trentenne sprinter olandese dal sorriso sempre stampato sulle labbra ci ha raccontato come sta preparando la sua quarta avventura olimpica, tra mille dubbi e preoccupazioni che contraddistinguono tutti i nuotatori. Una cosa però è certa: dopo Tokyo farà una bella vacanza in Italia con il suo promesso sposo Ferry Weertman, olimpionico del fondo a Rio 2016.

Nuoto•com: Prima di tutto, come è la situazione nei Paesi Bassi?

Ranomi Kromowidjojo: Le cose non vanno molto bene. Per quanto mi riguarda però, sono fortunata perché gli atleti professionisti possono allenarsi, per cui noi della squadra nazionale possiamo nuotare, mentre per tutte le altre persone le piscine sono chiuse. Non è una bella situazione nel complesso, ma sono felice di avere il privilegio di potermi allenare.

NPC: Anche Ferry si allena in piscina o all’aperto in questo periodo?

RK: Molte persone, visto che le piscine sono chiuse, si stanno allenando all’aperto, ma fa freddissimo fuori. Per questo, Ferry si sta allenando esclusivamente in vasca. Speriamo di riprendere al più presto le competizioni e i raduni con la Nazionale.

NPC: Ha riadattato il suo programma di preparazione olimpica dopo questo secondo stop alle competizioni?

RK: Rispetto alla scorsa primavera, non è così male. In quel momento, non ci potevamo allenare, ma da maggio e per tutta l’estate passata ho potuto prepararmi senza disagi. Non sto viaggiando né facendo raduni come in passato, ma vista la situazione attuale, ringrazio di poter nuotare in piscina tutti i giorni.

NPC: Quanto le manca viaggiare?

RK: Tantissimo, così come mi mancano i meeting internazionali. Mi manca il pubblico e il suo calore. Abbiamo fatto alcune gare in Olanda, ma era triste vedere gli spalti vuoti. Capisco ciò che sta succedendo, ma la mia vita ideale è con tanti viaggi, non solo per nuotare, ma anche per puro turismo.

NPC: C’è ancora tanta incertezza sull’Olimpiade di Tokyo, qual è il suo pensiero. Si farà? Sarà a porte chiuse?

RK: Non saprei proprio. Come atleta, mi auguro che sia quest’estate. Come essere umano, non saprei cosa rispondere. Fino a prova contraria, al momento sono in programma, per cui mi preparo per essere al top della forma. Non mi aspetto che ci sia molto pubblico, purtroppo, mentre mi aspetto tanti controlli per il Covid e sarà tutto diverso rispetto alle passate edizioni. Per fortuna, ho partecipato già a tre Olimpiadi, ma sono certa che questa sarà molto diversa perché non sarà la solita festa né un’occasione di condivisione come al solito.

NPC: Che cosa le manca di più della vita di prima?

RK: Andare al ristorante o a un bar, che ora sono chiusi da un bel po’ e lo saranno ancora. Dalla scorsa settimana, infatti, qui in Olanda è possibile invitare soltanto una persona a casa propria, mentre prima se ne potevano invitare due. In più, c’è il coprifuoco dalle 21 alle 4 tutte le notti. Per me che sono un’atleta professionista magari può sembrare più facile perché sono abituata a una vita, se si può dire, di restrizioni, ma questa situazione non è semplice per nessuno. È passato quasi un anno e tutti sono stanchi: qui tante persone sono stufe delle regole e ci sono state tante proteste in piazza, anche violente. La situazione non è affatto bella e per questo ringrazio di poter uscire di casa e fare quello che mi piace tutti i giorni.

NPC: Quanto le manca l’Italia e la vedremo magari in Italia per qualche meeting internazionale come il Trofeo Città di Milano?

RK: Chiederò al mio allenatore, al momento non so ancora nulla. Prima che scoppiasse la pandemia lo scorso anno, l’idea mia e di Ferry era di fare un viaggio in Italia dopo l’Olimpiade di Tokyo. Poi è cambiato tutto e non siamo usciti nemmeno dall’Olanda. Dunque, abbiamo rimandato a quest’estate e, dopo i Giochi, faremo una bella vacanza dalle vostre parti.

NPC: E l’Italia vi aspetta a braccia aperte. Sarà una sorta di luna di miele?

RK: Non ancora, perché alla fine non abbiamo ancora deciso una nuova data dopo il rinvio per la pandemia. Sono felice che non l’abbiamo fatto perché adesso di nuovo non sappiamo che succederà, quindi penso che ci penseremo dopo Tokyo e magari sposteremo il matrimonio al 2022. Dunque, il viaggio in Italia sarà una lunga vacanza.

NPC: Adora il cibo italiano?

RK: Un sacco. Basta che siano carboidrati: pasta, pizza, pane.

NPC: Il suo piatto preferito?

RK: Non ne ho uno in particolare. Però durante le vacanze natalizie, avendo più tempo, Ferry mi ha preparato l’ossobuco e poi in un’altra occasione la pasta all’amatriciana. Purtroppo, nel supermercato vicino a casa non c’erano i bucatini, così ha dovuto rimpiazzarli con gli spaghetti, ma erano buonissimi lo stesso.

NPC: Le toccherà venire qui a mangiarli

RK: Sicuramente. Devo rimettermi anche a studiare un po’ di italiano perché adesso mi sono fermata da quando non sto più viaggiando. Devo imparare qualche parola nuova quest’estate.

NPC: Che rapporto ha con le rivali in vasca?

RK: Devo dire che nelle mie gare, ovvero i 50 e i 100 stile libero, non ho mai sentito rivalità o astio verso le mie avversarie. Certo, voglio sempre vincere, ma Sarah Sjöstrom, Pernille Blume, le sorelle Campbell sono persone davvero alla mano. Non ci telefoniamo tutte le settimane, ma è sempre bello vederle alle gare e mi piace. E poi, è stato bello partecipare all’ultima ISL, in cui ho avuto nuovi compagni di squadra, non per forza della mia Nazionale. È un bel format.

 

 

 

 

 

 

 

NPC: Se non fosse stata una nuotatrice?

RK: Bella domanda, perché ho sempre nuotato. Davvero difficile, forse starei facendo un lavoro noiosissimo al momento.

NPC: Sta pensando di fare l’allenatrice a fine carriera?

RK: Non mi vedo come allenatrice in acqua. Mi piacerebbe di più insegnare ai giovani nuotatori come approcciare il nuoto dal punto di vista mentale, come essere felici o a saper affrontare le ansie o le paure di fallimento. Non mi vedo a gridare a bordo vasca.

NPC: Lei ha mai affrontato qualche momento difficile?

RK: Dopo esser diventata campionessa olimpica, ho dovuto pensare a cosa fare dopo. Ero diventata famosa da un giorno all’altro e tutti volevano qualcosa da me. Ci è voluto un po’ per capire che avrei potuto essere d’esempio per le nuove generazioni. Nuoto da quando sono una bambina: ho cominciato a 4 anni e ho fatto le prime gare a 7. Sono sempre stata Ranomi la brava nuotatrice, un’etichetta che mi ha sempre accompagnato, ma io sono più di una nuotatrice. Sono un essere umano, è importante ricordarlo, soprattutto quando le cose non vanno.

NPC: Chi è il suo modello nel nuoto?

RK: Inge De Bruijn. I suoi successi mi hanno ispirato. La mia eroina però è mia nonna, che mi ha insegnato a nuotare da piccina. Ora la vedo un po’ meno perché vive nella cittadina in cui abitano anche i miei genitori, ma lei è sempre un riferimento per me.

NPC: Se potesse scegliere di incontrare qualche personaggio famoso, chi sarebbe?

RK: Barack e Michelle Obama. Sono curiosa di come vivono la loro vita. Ma magari anche Donald Trump, perché vorrei vedere come è nella vita reale, perché la sua visione del mondo è diametralmente opposta dalla mia, ma piacerebbe capire meglio i suoi pensieri.

 

 

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