Convegno allenatori virtuale: nuove frontiere dell’allenamento, tra difficoltà logistiche e precauzioni sanitarie (e un punto fermo sui 200)

Si è svolto sabato 30 gennaio su piattaforma Zoom il Convegno per Allenatori di Nuoto organizzato dal Settore Istruzione Tecnica della Federazione Italiana Nuoto. Una formula assolutamente nuova, alla quale non eravamo abituati. Probabilmente è mancato il confronto verbale tra colleghi, lo scambio di impressioni e le pacche sulle spalle. Ma perlomeno non è mancata la formazione, gli spunti di riflessione su aspetti tecnici che per un allenatore sono il pane quotidiano.

Ha aperto il convegno il Presidente FIN Paolo Barelli, manifestando la sua contentezza per la massiccia presenza di iscritti – si contano 1000 persone, limite massimo della piattaforma. Ma oltre al piacere di avere un riscontro di partecipanti così sentito, non poteva mancare un suo pensiero sulla grave situazione in cui verte il nuoto, e lo sport in generale. Il Presidente riassume un anno veramente gravoso, in cui però non è mai mancata l’energia e la voglia di far ripartire il movimento. Purtroppo l’aspetto più pesante resta quello dei costi di gestione degli impianti che le società devono affrontare. Senza l’attività di base le società sportive stanno arrancando e ripartire non sarà facile. Ma Barelli ha ribadito tutto il suo impegno a fare il possibile perché il nostro sport possa ripartire.

A seguire sono giunti i saluti di Roberto Del Bianco, Consigliere federale responsabile del settore nuoto e delle aree di formazione. Il “Prof”, anche in questa occasione, ribadisce l’importanza della formazione per l’allenatore. Spiega che volutamente si è temporeggiato per creare l’evento, perché la speranza era quella di organizzarlo in presenza. Ma l’andamento dell’epidemia e il rispetto delle regole anti-Covid lo hanno reso praticamente impossibile. Ma la Federazione Italiana Nuoto crede fermamente nella formazione dei propri tecnici e pertanto si è voluto procedere alla realizzazione di un evento online, che consentisse comunque il confronto e permettesse l’acquisizione di nozioni.

Il primo intervento è stato quello di Gianfranco Saini, Direttore sportivo del Settore nuoto. Con il suo intervento Saini ha effettuato un’accurata analisi delle prestazioni del 2020 e le ha confrontate con quelle del 2019, rilevando come in le seconde fossero, a livello cronometrico, migliori delle prime, fatta eccezione per il record europeo di Gregorio Paltrinieri sui 1500. Altra analisi interessante è stata quella sul ranking: i piazzamenti sono aumenti, maggiormente per gli uomini, ma anche per le donne. Sicuramente è stato uno studio che ha aperto uno scenario fino ad ora inesplorato. Le molte riflessioni fatte in merito a come la pandemia ha inciso possono trovare questo intervento come base di partenza.

La parola è poi passata a Cesare Butini, direttore tecnico delle Squadre nazionali. Il suo intervento era mirato ad illustrare in che modo la Federazione opera nell’attività di selezione per le Squadre Nazionali. Butini infatti ha spiegato come la sua attività sia supportata dagli organi federali e di come le scelte vengano operate dopo un accurato confronto il commissario tecnico delle squadre giovanili Walter Bolognani.

È stato poi il turno del primo ospite della giornata: Samuele Maria Marcora, docente dell’Università di Bologna, che ha esposto il suo modello psicobiologico della prestazione di endurance. In oltre vent’anni di studi e ricerche nelle più prestigiose università europee e americane, Marcora ha dimostrato come una corretta preparazione mentale consenta di spostare molto più avanti del previsto il limite dell’affaticamento: un’autentica nuova frontiera per la metodologia dell’allenamento.

Il direttore sportivo Gianfranco Saini si è poi esibito in una brillante analisi statistica per mettere un punto fermo su una discussione che ci vantiamo di avere lanciato proprio dalle colonne di Nuoto•com in occasione del trentennale del titolo mondiale di Giorgio Lamberti nei 200 stile libero: il duecentista ideale è un velocista resistente o un mezzofondista veloce? La puntuale osservazione di quanto accaduto in vasca negli ultimi cinquant’anni non lascia dubbi: certamente un mezzofondista veloce. Curiosità statistiche a parte, l’intervento di Saini è stato inoltre un’autentica miniera di spunti sulla corretta impostazione della preparazione e della tattica di una gara che, dal già citato Lamberti a Federica Pellegrini, ci ha regalato un’infinità di soddisfazioni.

Il medico federale Lorenzo Marugo  ha parlato del vero “convitato di pietra” del convegno, il virus SARS-CoV-2, facendo il punto sulle ultime evidenze scientifiche riguardo le modalità di trasmissione, l’evoluzione della malattia, le prospettive di cura e le misure di prevenzione. Nell’incertezza sugli esiti a medio e lungo termine di una malattia che stiamo imparando a conoscere strada facendo, si ribadisce la validità delle linee guida emanate dalla Federazione con la supervisione dell’Istituto superiore di sanità.

Nel pomeriggio il primo intervento è stato quello del professor Antonio La Torre, professore associato dell’Università statale di Milano e direttore tecnico della Federazione italiana di atletica leggera. Il professor La Torre ha focalizzato la sua attenzione sulle prospettive per il 2021, andando a spiegare come quanto è successo nel biennio 2019-2020, abbia inevitabilmente portato ad una visione diversa della periodizzazione dell’allenamento. Se da molto tempo ormai ci si è focalizzati sull’allenamento finalizzato all’alta prestazione anche da un punto di vista mentale, ora come ora lo stress che l’atleta subisce, non solo da un punto di vista fisico, ma anche da un punto di vista psicologico, diventa parte integrante della periodizzazione, ed elemento da gestire al pari di un adattamento metabolico. Il ragionamento comunque è partito da alcune riflessioni sul settore giovanile, che sicuramente è stato il più colpito da questo stop forzato.

È seguito poi un ulteriore intervento di Cesare Butini, nel quale ha illustrato ciò che è stato fatto in quest’anno di incertezza. Sicuramente per un atleta è fondamentale avere degli obiettivi, e ciò che è mancato durante questo anno di pandemia (purtroppo non ancora conclusa) è stato proprio questo. L’incertezza è sicuramente un elemento destabilizzante, per l’allenatore come per l’atleta. Il direttore tecnico ha quindi illustrato quale è stata la modalità operativa della Federazione per dare supporto ai tecnici in questo momento di buio totale, e soprattutto per non perdere mesi importanti. Purtroppo il nuoto è uno sport che non si può allenare esclusivamente a secco, e pertanto gli interventi e i suggerimenti dovevano essere il più mirati possibili. La comunicazione era per certi aspetti facilitata dal supporto tecnologico, ma la verifica del lavoro svolto non poteva essere immediata.

L’intervento del prof. Marco Bonifazi, coordinatore tecnico-scientifico della Federazione Italiana Nuoto e professore associato dell’Università di Siena ha focalizzato l’attenzione sugli aspetti fisiologici, andando a parlare di adattamento e disadattamento. Ha spiegato il concetto di adattamento partendo da dei fondamentali, quali la supercompensazione e gli elementi base della teoria dell’allenamento. Ha portato l’attenzione sulle risposte del fisico a fronte degli stimoli ricevuti e ha distinto l’overreaching funzionale da quello non funzionale. Ha poi esposto uno studio fatto sul controllo dei velocisti e da questo ha parlato di costo energetico ed efficienza propulsiva, distinguendo la condizione dell’atleta in allenamento e in stato di disallenamento. Ha concluso con una sintesi su come gli allenamenti dovrebbero avere obiettivi tecnici prevalenti su quelli metabolici riducendo lo stress.

Solitamente il Convegno per allenatori di nuoto si conclude con l’apporto di esperienze e anche questa volta l’appuntamento è stato rispettato. A parlarne è stato Fabrizio Antonelli, allenatore di Gregorio Paltrinieri e tecnico federale. Ha raccontato il 2020 di Gregorio Paltrinieri, ma essendo il suo allenatore da poco, ha illustrato anche lo studio che ha fatto sull’atleta, partendo da Londra 2012 ad oggi, analizzando le varie fasi prestative di Greg e Domenico Acerenza, altro atleta di rilievo seguito da Antonelli. Sicuramente è emerso un approccio molto approfondito del tecnico e il grande coinvolgimento degli atleti nel costante confronto. Il 2020 è stato un anno all’insegna della flessibilità, di una programmazione semplificata, di una ricerca dell’ottimizzazione del lavoro e, avendo un aumento dei livelli di stress, un’attenzione particolare al mantenimento della motivazione, che in un contesto incerto non è così semplice conservare.

Anche in un anno povero di eventi il convegno è stato ricco di spunti. I relatori hanno condiviso molte informazioni utili cercando di ravvivare l’entusiasmo e la motivazione dei tecnici nonostante il momento più difficile affrontato dallo sport mondiale dal secondo dopoguerra, con le Olimpiadi sempre più a rischio e sempre meno piscine aperte. Come ha sintetizzato Roberto Del Bianco in chiusura, il Coronavirus ha sconvolto oltre alle nostre abitudini di vita anche tutte le certezze relative alla metodologia dell’allenamento: il 2020 ha visto prestazioni stellari da parte di atleti allenati “a singhiozzo”, con un rinnovato interesse per la preparazione atletica e la necessità di improvvisare “vivendo di microcicli”. Non sappiamo cosa ci aspetta, ma qualsiasi ipotesi di ripresa non può che passare dalla formazione.

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