Che fatica! (prima parte)

Nel cercare una definizione appropriata per questo termine, si trova che per fatica si intende la diminuzione del potere funzionale di organi e tessuti (fonte: Enciclopedia Treccani), e che, a differenza della fatica muscolare, definibile come una temporanea inabilità dei muscoli al funzionamento ottimale, quella mentale è “la momentanea incapacità a mantenere una funzione cognitiva ottimale” (fonte: wikipedia.org).

Le cause della fatica mentale sono diverse e dipendono in larga parte da come ciascuno di noi decodifica la realtà.
Tra le cause abbiamo lo stress, i ritmi frenetici della quotidianità, il disordine alimentare, la carenza di riposo, la scadente qualità del sonno.
Ma anche l’eccesso di concentrazione su un particolare compito, l’inattività fisica, un inappropriato ed esagerato investimento di energie sul lavoro (fenomeno noto con il termine workaholism).

Gli effetti sono molteplici e tutti al negativo. Si hanno infatti sostanzialmente diminuzione e decremento di: memoria a breve termine, concentrazione, capacità di prestare attenzione nei compiti di vigilanza, acuità visiva, efficacia personale, livello prestativo, coordinazione motoria.

Ci si sente privi di energia, con un senso di spossatezza che colora tutta la giornata.
Ma a quante fatiche siamo sottoposti? E come porvi rimedio?

La fatica da pandemia

Al primo posto c’è decisamente lei. È relativa alla insofferenza a tutto ciò che limita la nostra libertà.
È da quasi un anno che abbiamo dovuto trasformare in forzate e faticose, abitudini spontanee e naturali. E perciò quando usciamo di casa dobbiamo ricordare il lasciapassare obbligatorio, il MAD (mascherina – Amuchina – distanza).
L’OMS l’ha definita”Una condizione mentale di demotivazione nel seguire i comportamenti protettivi raccomandati, necessari a fronteggiare l’emergenza sanitaria”.

È per questo che ci sentiamo addosso senso di inutilità delle azioni quotidiane, pessimismo, affaticamento mentale, difficoltà ad organizzare la quotidianità, a pianificare e progettare il futuro, stanchezza fisica, disturbi del sonno, demotivazione, noia, rabbia e paura, tendenza a rassegnarsi alla situazione, tentazione di mollare.

Ci sentiamo un po’ tutti come Sisifo, condannato ad un compito estremamente faticoso quanto inutile: quello di portare un enorme masso di pietra sulla cima di una montagna per poi vederlo rotolare di nuovo giù e ricominciare tutto daccapo per l’eternità, per scontare nella fatica la sua arroganza, i suoi inganni, la sua astuzia malevola.

Ma noi?

E poi c’è una presenza oscura, uno sfondo tetro che è rappresentato dal senso del pericolo, sottilmente percepito da tutti, una nube tossica di pensieri catastrofici riguardo al nostro futuro.

La fatica mentale non va sottovalutata, soprattutto dobbiamo essere consapevoli che viene vissuta a livello soggettivo. E questo ci dà la possibilità di poter fare qualcosa per arginare la pandemic fatigue, che porta con sé un grave pericolo: abbandonare il rispetto delle regole!
Il miglior rimedio è vivere il presente, focalizzandoci su le piccole cose che ogni giorno ci danno gioia e soddisfazione, accettare le proprie emozioni, coltivare gli interessi personali, lasciare andare i pensieri tossici riconoscibili dalla capacità che hanno di rendere oscure le nostre giornate, ridisegnare le priorità e le routine quotidiane, rendersi disponibili ad aiutare chi ha bisogno come genitori anziani o vicini di casa in difficoltà.

(Continua )

Ph. ©Di Franz von Stuck – Stuck, Franz von: Sisyphus., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55248

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