Mani in alto

Nulla di nuovo. Non è colpa di nessuno ma in molti hanno un pezzetto di responsabilità. Da pochi giorni è un anno che il nuoto per tutti si è fermato. Un’imposizione inevitabile a quel tempo, un lockdown totale che ricorderemo a lungo. Anche se avevamo sperato che tutto si sarebbe risolto a breve, complice il liberi tutti dell’estate scorsa. La faticosa ripartenza delle attività di settembre, un mese di simulazione con pochi stoici impavidi iscritti. Poi l’ammonizione e la chiusura coatta che ha spento le speranze.
In questi mesi la situazione e il condimento politico hanno permesso di mettere in crisi gli equilibri tra gli attori del mondo sportivo. Collaboratori che vivono una situazione senza precedenti. Senza lavoro e senza guadagno, ristorati da bonus piovuti senza criterio e agitati dalla promessa di un cambio di rapporto di lavoro, con la convinzione che per anni i gestori si siano approfittati di una situazione contrattuale ingiusta. I gestori, inermi, vivono la consapevolezza e la responsabilità di avere collaboratori a casa. Già incapaci di far galleggiare la propria azienda che consuma energia anche a luci spente. Gestori che hanno fatto impresa, che hanno deciso di investire in progetti che avevano chiare voci di spesa e che, dopo la pandemia, si trovano a dover cercare un nuovo equilibrio. L’aggravio delle spese lavoro renderebbe impossibile l’equilibrio gestionale. Ma è un problema dei soli che riusciranno a rimanere a galla. Altri, ahiloro, hanno già gettato la spugna, e purtroppo qualcuno lo farà a breve. 

Amministrazioni comunali che non sempre comprendono la gravità della situazione. Nemmeno la minaccia di riconsegna delle chiavi talvolta fa comprendere lo stato delle cose. Rapporti che si irrigidiscono. Spese di consulenti ed avvocati che aumentano quanto la certezza che gli impianti restino chiusi più a lungo.

Utenti che hanno pagato e si sentono truffati dal destino. Utenti che alla prima boutade sulla riapertura del primo telegiornale partono alla rincorsa del loro credito. Della primavera,  dell’inverno 2020 o di entrambi. Giustamente.

È il gioco delle parti, il gioco dei ruoli. 
Ma cosa succederà il giorno delle riaperture? Le novità della riforma del settore sportivo non avranno decorrenza immediata. C’è giusto il tempo di programmare una ripartenza post pandemia, e poi tutto andrà in vigore con il 2022.
Facile che l’aumento del costo del lavoro imponga cambiamenti sostanziali, quasi epocali. Considerando che i costi non verrano sostenuti dalle pubbliche amministrazioni e che non potranno essere sostenuti dal gestore, sarà necessario un aumento sensibile delle tariffe ed una riorganizzazione delle attività, con conseguente ripiego sulla qualità del lavoro. Nessuno potrà più pretendere rapporti ragionevoli tra numero di allievi ed istruttori. Dunque molti più allievi, dove possibile, per un solo istruttore. Minor qualità quindi, ma molti, molti posti di lavoro in meno. Di fatto se non si troveranno nuovi equilibri, la conquista dell’istituzione del lavoratore sportivo potrebbe rivelarsi una Vittoria di Pirro. 

Sì perché le spese delle utenze, manco a dirlo, sono grandissime e l’equilibrio gestionale è appeso ad un filo. 

Soluzioni? È impossibile che in un momento di crisi così grande il costo del lavoro sia sostenuto interamente dagli utenti con l’aumento delle tariffe. Utenze a carico degli enti pubblici? Sicuramente. Detassazione delle utenze? Sarebbe un supporto non indifferente. Oltretutto il mondo del nuoto paga l’acqua al pari di un esercizio commerciale, con tanto di spese di smaltimento. Spesso l’acqua viene eliminata più pulita e più potabile di quando è stata immessa in vasca.

Forse questa e l’occasione in cui gli attori del mondo sportivo scenderanno in piazza: gestori, collaboratori ed utenti. Perché è bene che le istituzioni comprendano davvero il ruolo dello sport. Educazione, paracadute sociale, attività per il benessere. Tutti temi che in qualche modo alleggerirebbero spese istituzionali, sanità in primis. E poi medaglie, orgoglio, foto sui giornali.

 

Nel video: Gestori, Collaboratori e Utenti che giocano per la sopravvivenza. Le Amministrazioni spesso non comprendono la gravità della situazione. 

 

Foto copertina Pixabay Engin_Akyurt

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