Sharon Van Rouwendaal si racconta in un’intervista

In un’intervista, Sharon Van Rouwendaal racconta le difficoltà nell’essere “la favorita”. Dopo il titolo olimpico nella 10 km, vinto nella spiaggia di Copacabana ormai 5 anni fa, e a pochi mesi dalle Olimpiadi di Tokyo che la vedranno come l’atleta da battere, la fondista olandese racconta le difficoltà nell’approcciarsi all’appuntamento di luglio come Campionessa in carica.

E’ molto più difficile perché le persone ti osservano, non sei più un esordiente. Sarà più difficile perché le altre ragazze sono sempre più veloci. Alcune di loro arrivano addirittura dalla piscina.

Dopo la qualifica olimpica, conquistata nel 2019 nelle acque di Gwangju (in quell’occasione la Van Rouwendaal concluse la sua gara 10°), l’atleta olandese tenterà di difendere il titolo conquistato nel 2016, impresa mai riuscita fino ad ora.

L’ADDIO A PHILIPPE LUCAS

La scorsa estate, l’annuncio del cambio tecnico: allenata da Philippe Lucas, nel luglio 2020 la Van Rouweendal si è spostata nella città di Magdeburgo, Germania, sotto la guida di Bernd Berkhahn, già allenatore di Florian Wellbrock e Sarah Kohler.

Ho realizzato che avevo bisogno di un cambiamento perchè gli allenamenti erano sempre gli stessi. Ho pensato: “manca un anno alle Olimpiadi e io sto ambiando, potrebbe essere complicato, ma è la cosa migliore. Ho bisogno di una rinfrescata.

Volevo cambiare i miei allenamenti dopo le Olimpiadi del 2020 ma non riuscivo ad affrontare un  altro anno in Francia.

Nel gruppo, anche Ferry Wertmaan che con la Van Rouwendaal condivide, oltre alla nazionalità, anche il medesimo obiettivo: campione olimpico nella 10 km al maschile, anche Wertmaan tenterà l’impresa olimpica.

Penso che siamo entrambi nella stessa situazione dove vogliamo difendere i nostri titoli, ma sarà molto difficile. E’ quello che dicono tutti i campioni, “diventarlo è facile ma difenderlo è ancora più difficile.

IL RACCONTO DI RIO 2016

5 anni dopo quel 15 agosto nel quale la Van Rouwendaal si laureò campionessa olimpica, il racconto di quella gara rimane un discorso denso di sentimento:

Se me lo avessi chiesto un anno prima avrei detto: “A Rio nuoterò come so fare e schiaccerò tutti”. Ma in realtà avevo avuto un anno davvero butto per via dei problemi alla spalla e mi sentivo davvero giù.

Tuttavia, una volta sul sulla spiaggia di Copacabana e di fronte al palcoscenico offerto dai Giochi, tutti i dubbi sono venuti meno ed è rimasta solo la voglia di confrontarsi con le avversarie e con l’acqua. Dopo 6 km di gara, la svolta:

Ho sentito che quello fosse il momento di andare senza pensare e ho sprintato, ma dopo 200 metri o poco più ero completamente morta. Ed ero tipo “cosa stai facendo? Hai ancora 45 minuti di gara”.

A 15000 metri dall’arrivo, con la stanchezza delle tante bracciate già fatte, l’olandese ha cercato di orientarsi in relazione alle avversarie:

Inizialmente ho pensato che le avrei viste ma vedevo solo i miei piedi battere. Ho controllato di nuovo e ho visto che c’era uno spazio e ho pensato: “okay, non sono più sulla mia scia, questo è buono”

Avevo paura che fossero lì, ma così non era. A 400 metri dall’arrivo ho controllato di nuovo per essere sicura ma proprio non riuscivo a crederci. Ho pensato che avessi sbagliato qualcosa…

E’ stata la miglior sensazione di sempre.

E dunque, bisognerà aspettare il prossimo 4 agosto quando i riflettori si accenderanno sulla 10 km per dar vita ad una nuova ed emozionante battaglia per la medagli più ambita!

Per l’intervista completa, vi rimandiamo al link di Tokyo 2020: Sharon van Rouwendaal: Becoming a champion is hard, defending it is harder

Ph. ©Deepbluemedia

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