Canta che non ti passa!

Passato il carnevale, l’Italia è rimasta mascherata da Arlecchino, senza capire se gli scherzi finiscono col martedì grasso, o forse no, con la certezza comunque che al momento non c’è davvero molto da scherzare.
Intanto il Festival di Sanremo ha portato una ventata di strana normalità con la consolidata tradizione canora, mescolando note e sport sul palco dell’Ariston.
Non solo per la presenza fissa di Ibra con i suoi stacchetti musicali (irresistibili!), ma perché altri campioni ad alto livello hanno avuto la stessa chance: Alex Schwazer, il marciatore all’indomani della sentenza del giudice penale; Sinisa Mihajlovic, vincitore in campo e nella vita; Donato Grande, campione di Powerchair football; Cristiana Girelli, attaccante della Nazionale Femminile di calcio.
Ma anche Alberto Tomba e Federica Pellegrini, con un compito ben preciso: presentare i due possibili loghi delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026, lanciando il sondaggio per la scelta del logo definitivo della kermesse olimpica.
Milano – Cortina: Olimpiade Invernale.
Testimonial dell’iniziativa un campione di sci di qualche stagione fa e… Un’atleta di livello mondiale in attività, sì ma nuotatrice e quindi certamente fuori contesto rispetto all’Olimpiade Invernale.
Evidentemente il richiamo di una campionessa come Federica Pellegrini va ben oltre la specificità della disciplina: il messaggio passa certamente attraverso le capacità comunicative del personaggio  e arriva al cuore di chi lo riceve senza farsi troppe domande.
E a volte si vorrebbe davvero non farsi domande.
Invece, ritorna alla mente tutto quello che la Federica nazionale, elegante in abito da sera (in duchesse di seta blu, evocativo), porta sulla ribalta della finale sanremese: le medaglie, i podi, i risultati strepitosi a livello mondiale.
Talento – assoluto, innegabile – puro?
O talento – assoluto, innegabile – pure?
Perché non possono dimenticarsi la passione, la determinazione, il sacrificio e ancora, come dice Zlatan, l’impegno, la dedizione, la costanza, la concentrazione, quali scalini innegabili per raggiungere quei podi.
E se il talento è come il coraggio del Don Abbondio manzoniano (“il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”), tutto il resto fa parte dell’allenamento, della preparazione sia del corpo che della mente, dello spirito direi, di tutto quel potenziale educativo dello sport per i piccoli e per i ragazzi.
La presenza di Federica Pellegrini conferma, ove ve ne fosse stato bisogno, il ruolo primario del nuoto nel panorama generale dello sport, a cui si è fatto ricorso finanche per invocare l’attenzione su Milano-Cortina 2026.
E se sullo stesso palco direttamente o indirettamente, attraverso gli ospiti menzionati, si è parlato di doping, di inclusione, di disabilità, di parità di genere, di discipline sportive invernali, quasi ricalcando le materie degli ultimi decreti, non si è fatta menzione di quello sport che non fa notizia né diventa normativa.
Non un richiamo a tornare in palestra o in piscina per salvare il lavoro, gli impianti, ma anche per salvare i ragazzi e le famiglie che nello sport credono come elemento di educazione e crescita.
Nessuna accusa, nessuna polemica nei confronti del festival: tuttavia se è vero che Sanremo è lo specchio del paese, che fotografa meglio di ogni altra realtà dove siamo e dove stiamo andando, quello che abbiamo visto è sintomatico.
Sì, del fatto che tra i colori delle regioni non figura, nemmeno in lontananza, il blu delle piscine, che, per i nostri ragazzi, restano chiuse.

Cristina Varano – Avvocato del Foro di Roma; esperto di giustizia sportiva; Procuratore Federale FIJLKAM/FIPE.

Foto © Diego Montano Deepbluemedia

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