Stefano Rubaudo: “Italfondo in crescita. Il mio ruolo è valorizzare le individualità al servizio di un progetto comune”

La tappa di Doha della Coppa del mondo di nuoto in acque libere consegna alle cronache un’Italia in buona salute, con il podio di Gregorio Paltrinieri e il quinto posto al termine di una volata con sei atlete racchiuse in tre secondi di Rachele Bruni. 

Ma la trasferta in Qatar è importante anche perché ha visto l’esordio alla guida dell’Italfondo del nuovo Coordinatore tecnico Stefano Rubaudo, alla guida del Settore dopo una lunga esperienza di atleta prima e di team manager poi. L’abbiamo contattato per un parere sull’evento appena concluso e per qualche anticipazione su cosa aspettarci dalla sua conduzione tecnica.

La gara femminile è stata una gara meno combattuta a livello fisico in quanto le partecipanti erano solo 33, con le “solite” prime 6-7. Rachele ha ottenuto una buona prestazione nonostante un anno per lei non facile, con il cambio di allenatore e tutto ciò che ne consegue. Buona gara anche per Arianna Bridi, che a differenza di Rachele non ha le caratteristiche per questo tipo di mare.

Molto molto bene i maschi, in particolare i due qualificati olimpici Gregorio Paltrinieri e Mario Sanzullo. Si sono confermati nell’élite mondiale, e non dimentichiamo che Gregorio non è esattamente un habitué del podio in Coppa del mondo. Si sta allenando per resistere nella seconda metà di gara (è passato al comando ai 6000m, NdR) mantenendo al contempo la brillantezza per gli 800 e i 1500, non è facile, è una forbice larghissima. Si è comunque dimostrato un grande combattente, in un mare che non si adattava per nulla alle sue caratteristiche: molto agitato, con la corrente sempre a sfavore. L’ungherese Kristof Rasovsky pesa una ventina di chili più di lui e nuota molto di gambe, come di gambe nuota molto il francese Marc-Antoine Olivier. Nonostante questo, dopo nove chilometri e mezzo di mare agitato e botte date e prese nel gruppo, Gregorio ha nuotato gli ultimi 500 metri recuperando 20 secondi sulla coppia di testa. Per un atleta con ancora relativamente poca esperienza è un importante segno di miglioramento. Teniamo conto che a Tokyo i partecipanti non saranno 70 come qui a Doha ma 25, di cui dieci di livello eccellente e quindici ripescati e non potranno verificarsi giochi di squadra com’è accaduto oggi, con i francesi che “tiravano” Olivier.

A conclusione di questo esordio alla guida del team non posso che essere molto soddisfatto della compattezza e qualità del gruppo che mi è stato affidato e che ha ancora margini di crescita, a cominciare dal rientro di Domenico Acerenza che qui avrebbe trovato condizioni molto favorevoli alle sue caratteristiche. Anche il gruppo femminile sta crescendo, con Barbara Pozzobon che dopo il collegiale in altura ha ottenuto la propria migliore prestazione sui 10K. C’è un approccio condiviso che sta funzionando, credo che il mio ruolo sia proprio quello di uniformare tempi e modi della preparazione, mantenendo atleti e tecnici focalizzati sugli obiettivi e mettendo a loro disposizione la mia esperienza, valorizzando le individualità nel quadro di un progresso comune del Settore acque libere, che da molti anni è in continua crescita. Con Fabrizio Antonelli mi sento più volte al giorno, e anche con gli altri tecnici il rapporto è continuo e costante.

Ph. ©A.Masini/Deepbluemedia

 

 

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