Empty pool blues

Lottiamo come leoni, ci mancherebbe. Dal presidente federale all’ultimo assistente bagnanti siamo compatti e coesi nel chiedere la riapertura degli impianti e la ripartenza delle attività, pronti a tornare agli splendori pre Covid, ma la verità è che non ci crediamo più neanche noi.

Diciamo la verità: chi ha veramente voglia di riaprire una piscina sapendo che, appena girata la chiave nella porta sarà aggredito, in ordine variabile, da:

  • Clienti con voucher e richiesta di ulteriori voucher (c.d. proporzionalità quadratica del voucher)
  • Associazioni di consumatori in rappresentanza dei clienti che non accettano i voucher e pretendono il rimborso in denaro, spalleggiati da cronisti della stampa locale, consiglieri comunali di minoranza e dai redattori della pagina Facebook “Sei di [nome buffo del Comune di riferimento] se…”
  • Amministratori comunali che vengono a fargli le pulci sul rispetto degli obblighi contrattuali dopo averlo lasciato sprofondare nel fango durante i momenti peggiori della pandemia
  • Ispettori sanitari, Nuclei anti sofisticazione dell’Arma dei carabinieri, Ufficio di igiene, Polizia municipale, Granatieri di Sardegna, Corazzieri del Quirinale, Frecce tricolori, Navy seals, Avengers, tutti pronti a sanzionare ogni minima difformità agli infiniti protocolli sanitari a cui è tenuto a fare riferimento (Leggi nazionali, Decreti legge, DPCM, Leggi regionali, Linee guida fra stato regioni e province autonome, Linee guida federali, Regolamenti comunali, Regolamenti condominiali, Corano, Torah, Pentateuco)
  • Istituti di credito che si presentano direttamente con il chirurgo che gli espianterà il rene lasciato a garanzia dei prestiti chiesti per sopravvivere alla chiusura prolungata
  • Genitori degli atleti che pretenderanno spazi, tempi, attenzioni, investimenti, risorse che non è attualmente in grado di affrontare, e che quindi si trasferiranno in massa nell’impianto vicino dove il Comune concede contributi al gestore per duecentocinquantamila euro l’anno

Il tutto mentre cerca di superare le criticità del riavvio di una struttura complessa e pesante, potendo contare sulla metà dei ricavi (non crederete veramente che a settembre le limitazioni agli accessi saranno revocate, vero?) a parità, se va bene, di costi, e con la spada di Damocle della riforma dello sport pronta a schiantarglisi in testa.

Ne vale la pena? Ovviamente no. Nella prossima vita date retta a vostra madre: studiate, e trovatevi un lavoro vero.

 

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