Mi faccio una Lega

Io spero che questa volta la Superlega europea si faccia per davvero.

Sarebbe l’occasione per fare finalmente piazza pulita della speciosa distinzione fra sport dilettantistico e professionistico e chiamare quest’ultimo con il suo nome: show business, sul modello delle grandi leghe sportive nordamericane -l’unico modello insieme a Bruce Springsteen che vale davvero la pena mutuare dagli USA.

Un modello basato sul rigoroso rispetto dell’equilibrio economico finanziario e su criteri di domanda e offerta al posto di quell’osceno pastone fatto di società pseudo dilettantistiche, mecenatismo, elusione fiscale, consumo di risorse pubbliche che in nome del pallone ingoiamo da mezzo secolo con la giustificazione che “il calcio mantiene tutto lo sport”.

Il professionismo sportivo si basa sul business, se non c’è business non ci può essere professionismo.

Per tornare nel nostro topic: i nuotatori possono essere professionisti? Lo scopriremo se e quando ISL renderà pubblici i propri conti, per adesso è un giocattolo costoso totalmente dipendente dal suo fondatore. I nuotatori sono pronti a diventare professionisti, rinunciando alle suggestioni dell’olimpismo e finalizzando la preparazione non più ai giochi ma al calendario della Lega? Lo scopriremo.

Certamente ci avviamo verso un futuro diverso, non necessariamente migliore o peggiore.

Se poi questa Superlega sarà “la morte del calcio”, meglio.

Ph. ©Pexels

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