Citius, Altius, Fortius: Together?

Premetto che non mi piacciono i cambiamenti. Faccio fatica ad accettare novità gratuite. Quando  sparì “Amateurs” dalla sigla FINA, ho sofferto. E ho patito quando la P di Uisp improvvisamente non voleva più dire “Popolare” ma “Per Tutti”. Ho pensato al tradimento! C’era qualcosa di sbagliato nello “Sport Popolare”?  Si offende qualcuno a dichiararlo del “popolo“? Oppure per dire “popolare” bisogna essere comunisti? So che é patetico questo rimuginare. Ma sono fatto così. Mi piacciono le parole. Mi ci affeziono. Le capisco. Ci trovo storie e bei significati. Naturalmente so anche che le forme mutano e le parole invecchiano. Se  una storia le rende comprensibili, quando finisce quella storia nessuno ci  capisce più niente.

Amateurs

“Amateurs” era nato dai puristi, quelli che non volevano compromessi con la compravendita dei premi. Erano riformati, illuminati, pasdaran delle discipline atletiche. Volevano fosse puro godimento. Attrattiva. “Delectazio” avrebbe detto Agostino. Niente soldi. Niente affari, Niente interessi. Dilettante: chi cerca quel diletto. Un’illusione, un ideale, un’impossibile. Ma come tutti gli ideali e gli impossibili era per molti motivo d’ispirazione. E come tutti gli ideali e gli impossibili, per sussistere doveva fare le sue vittime e coprirsi massimamente d’ipocrisia.

tradimenti

Ma non è stato il tradimento dei “dilettanti di stato” a uccidere gli Amateurs. Nè il professionismo subdolo. Né il fatto che qualcuno avesse usato quella parola per escludere la classe operaia a favore di borghesi e aristocratici. Neppure il suo utilizzo vergognoso come randello contro piccoli trasgressori dell’ortodossia: i vari Airoldi, Duffey o Jim Thorpe. Né l’incongruenza con concessioni olimpiche assurde, come l’accesso ai giocatori NBA. Il fatto che l’ha cancellata è che nessuno la capiva più. Nel mondo capitalizzato non si dava valore che non fosse prezzato. Soldi=Valore. Quindi dilettante improvvisamente voleva dire solo pressapochista e nessuno aveva voglia di stare lì ad ammirare dei pressapochisti.

La logica del socio

Ma perché aggiungere “insieme” al motto di padre Didon? Che senso ha dire più forti, più veloci, più in alto insieme? Nell’epoca delle associazioni e delle chiese era evidente che ogni ricerca umana si facesse insieme. Era l’800 e lo sport erano le società ginnastiche  e le società sportive. Confraternite. Consorterie. Nessuno faceva sport da solo. La stessa cosa avveniva nel 900. L’esercizio in casa era un abominio. Si viveva nella logica del socio.

La logica del cliente

Oggi la logica del socio è svanita. Vige anche nello sport la logica del cliente e il cliente è un uomo solo. Anche l’atleta si pensa sempre più come un cliente e quindi è un individuo solo. Lo sport è diventato e diventerà sempre più, una sezione del reparto commerciale che si occupa di servizi al tempo libero. Non gli serve rinnovare le società,  far vincere le nazioni o unire i popoli. Il suo valore fondante è  l’affermazione dell’io, inteso come individualità. Non c’è bisogno di vedere come va il calcio per dimostrarlo.

insieme

Forse è per questo che qualcuno ha pensato di aggiungere “insieme” ai tre imperativi del motto olimpico. L’ha fatto per contrastare in qualche modo questo individualismo imperante. Probabilmente ha fatto bene. Si potrebbe anche dire che questo tentativo sia davvero nobile. Peccato che non bastino mai le parole e le buone intenzioni per rallentare il declino di una civiltà.

 

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