Banana Republic

Proviamo a riepilogare: con il Decreto Legge del 22 aprile n. 52 il governo stabilisce una tempistica per la ripresa di praticamente tutte le attività, “dimenticando” di citare le piscine coperte ma autorizzando la riapertura delle palestre dal primo giugno.

Dopo qualche giorno, il Dipartimento per lo sport della Presidenza del consiglio dei ministri pubblica la risposta a una FAQ secondo la quale per “palestra” deve intendersi “qualunque locale attrezzato per praticare sport al chiuso, sia individuale che di squadra”.

Essendo indubitabilmente una piscina coperta un locale attrezzato per praticare sport al chiuso, sia individuale che di squadra, molti interpretano questa indicazione come un via libera alla riapertura dei centri natatori indoor con il mese di giugno. Fra i molti anche autorevoli professionisti del diritto. Inoltre, da fonti assolutamente attendibili interne al Parlamento arriva la conferma di questa interpretazione.

Tuttavia, ad alcuni gestori che chiedono lumi scrivendo direttamente al Dipartimento per lo sport, viene risposto che “le piscine al chiuso non rientrano nella definizione di palestre”. Contemporaneamente, sempre sul sito del Dipartimento per lo sport viene aggiornato il vademecum Lo sport in zona gialla ribadendo il concetto: “sarà consentito svolgere attività presso piscine pubbliche e private esclusivamente all’aperto”.

Ora: che il Comitato tecnico scientifico non veda di buon occhio le piscine è un dato di fatto (e si potrebbe forse come categoria fare un esame di coscienza sui motivi per i quali il CTS consideri gli impianti natatori come strutture poco salubri, dove l’acqua circola poco e male e il trattamento dell’aria lascia molto a desiderare, magari ci torneremo). Che questa orgia di riaperture serva esclusivamente a puntellare l’eterogenea e rissosa maggioranza che sorregge il governo di Mario Draghi in spregio a qualsiasi criterio di scientificità e buonsenso è altrettanto oggettivo. Che la categoria dei gestori di piscine si sia dimostrata poco capace di agire in maniera coordinata e razionale lo ha dimostrato la cinguettante incoscienza con la quale lo scorso autunno siamo corsi a riaprire le strutture per fare cassa nel breve termine sapendo perfettamente che economicamente parlando sarebbe stato un bagno di sangue.

Ma la faciloneria con la quale il decisore politico stabilisce il destino di un settore che impiega centinaia di migliaia di addetti, scongiura seimila morti l’anno per annegamento (dati Istituto superiore di sanità, che alle autorità sanitarie dovrebbero essere ben noti) e porta qualche quintale di medaglie internazionali contribuendo a migliorare l’immagine del paese all’estero; la cialtroneria con la quale si demanda a qualche anonimo funzionario di girare il pollice in alto o in basso; la sciatteria con la quale i provvedimenti vengono annunciati sempre all’ultimo momento sta diventando offensiva oltre che imbarazzante. Specialmente proveniendo da un governo che nella “competenza” trovava senso e legittimazione e che si sta invece rivelando tragicomicamente pasticcione e certamente, per quanto riguarda lo sport, ancor meno attento dell’esecutivo precedente.

Lo dico? Lo dico. Si stava meglio quando c’era Lui.

Ph. ©V.Loring @Pexels

 

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