Matteo Giunta: “Federica stupefacente, sa quello che fa e come lo fa. Risultati non scontati”

Per Federica Pellegrini non ci sono più aggettivi. A 33 anni e davvero più nulla da dimostrare, si carica ancora sulle spalle un pezzo importante dell’Europeo azzurro e oltre a scendere in acqua in quattro staffette decide di cimentarsi anche nella gara individuale (batterie semifinali e finale) dove conquista l’argento mettendo paura alla vincitrice Barbora Seemanova.

Una condizione fisica evidentemente invidiabile, della quale chiediamo conto a coach Matteo Giunta.

L’idea iniziale era di venire a Budapest e gareggiare in questo europeo nelle staffette. Infatti, Federica ne ha fatte parecchie: la 4×100 SL, la 4×200 SL, la 4×200 SL mixed, la 4×100 mista mixed. L’impegno era notevole e gravoso anche senza la gara individuale. Già con queste gare questo Europeo diventava un test qualitativo molto importante.

Onestamente ho voluto rischiare un po’ e ho cercato di portarla al limite, chiedendole di nuotare anche la gara individuale. Ero consapevole del rischio perché i 200 stile libero sono una gara molto qualitativa e ci sono delle avversarie di altissimo livello: pensiamo a Freya Anderson, che è la campionessa europea in vasca corta, a Charlotte Bonnet, che è la campionessa europea uscente, e a Seemanova, che è una ragazza talentuosa e ha fatto vedere un 1.56.9 un paio di stagioni fa. Era sicuramente una situazione non facile e rischiosa, soprattutto pensando che Federica, in questa parte della stagione, non è in una condizione ancora ottimale -possiamo parlare di un 80%. Se fosse stata al top della forma e avesse preparato la gara a puntino non avrei avuto queste reticenze.

Poi, quando si parla di Federica, bisogna anche considerare che fare una gara in cui puoi vincere o arrivare quarta con una facilità disarmante ha delle ripercussioni mediatiche notevoli, e per un’atleta così esposta come è lei non puoi non tenerne conto.

Fatta questa premessa, sono davvero contento di quello che è riuscita a realizzare: ha nuotato il primo giorno in staffetta due da 200 in modo davvero molto qualitativo, il giorno successivo ne ha nuotato un altro altrettanto bene, e poi ha fatto una buona batteria, una semifinale fatta bene e un’ottima finale. In tutte e tre le prove la cosa che mi ha piacevolmente stupito era che sapeva esattamente cosa stava facendo e come lo stava facendo e ha portato avanti l’impostazione di gara come avevamo deciso. Ha nuotato come ci eravamo prefissati e i riscontri cronometrici erano quelli che volevamo. Nella finale eravamo consapevoli che ci si poteva giocare la medaglia d’oro sull’ 1’56” basso, perché in questo momento era un tempo che lei poteva realizzare. Non è arrivato l’oro per due centesimi ma onestamente poco importa. In questa fase della stagione per me era importante che lei si mettesse in gioco, che si allenasse a gareggiare tante volte, che nuotasse tanti 200 e li nuotasse con cognizione di causa, con consapevolezza, sapendo quello che stava facendo e riproducendo quelle che erano le tattiche di gara. Questa è stata la cosa la cosa che mi è piaciuta di più e quindi ribadisco che sono davvero soddisfatto. Inoltre, si è aggiunta una bella medaglia nella 4×200 che vede la nostra Nazionale nuovamente competitiva e questo può fare solo piacere.

Oggi pomeriggio avremo un altro 100 e domani la staffetta mista. Bisogna ammettere che gareggiare così tante volte, ad alto livello, all’età di Federica non è poi così scontato ottenendo questi risultati e nuotando con la qualità che la contraddistingue da sempre.

Ph. ©A.Staccioli/Deepbluemedia

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