Segni

uomo simbolico

In quanto uomini siamo esseri simbolici. E’ questo che ci differenzia dagli altri esseri: animali, piante, materia inanimata. Vuol dire che sappiamo di noi e possiamo dire di noi attraverso dei segni: parole, simboli, ma anche gesti. I segni ci raccontano, ci permettono di pensare (i pensieri sono parole) e ci fanno capire chi siamo. Li impariamo dal mondo circostante. Sono invenzioni che vengono dalle storie che ci precederono. Generati dalla necessità di raccontare. I segni che usiamo contengono quindi già un significato, prima ancora che esprimano la nostra storia. Pertanto il solo usarli dice qualcosa, che sfugge alla nostra definizione.

quello che siamo

Il racconto su di noi ci da un’immagine approssimativa di quello che siamo. Noi dobbiamo sempre interpretarlo e ci serve il tempo. Il tempo che ci serve non è solo il tempo dell’interpretazione, è anche  quello di ogni storia che ci racconta, che rende possibile definirci sempre meglio. E’ il senso dell’esperienza di noi stessi, necessaria per conoscerci.

i segni degli altri

Sono i segni degli altri che hanno il compito di farci partire. Ci danno una forma prima che ci possiamo fare un’immagine nostra. Ne abbiamo bisogno, e l’assumiamo così come ci viene data. Dopo possiamo negarla o correggerla. Ma solo se altre storie ci hanno detto qualcosa di diverso, che ci consenta di fare delle scelte.

essere raccontati

Quello che ci definisce, quindi, è in parte nel segno che ci racconta, in parte nella storia che ci raccontano gli altri di noi. Manca la nostra parte che è il lavoro da fare per diventare noi stessi. Tutto quello che facciamo, quindi, ha questo compito. Non è mai solo quello che facciamo. Se nuotiamo non è solo nuotare, se gareggiamo non è  solo gareggiare, se ci alleniamo, non è solo allenarci (se mangiamo, se dormiamo, se camminiamo…).

bugie

Un problema è che nel definirci mentiamo. Mentiamo molto. Raccontiamo e aggiustiamo molto. E poi, spessissimo, fingiamo di raccontare l’altro, ma raccontiamo noi stessi, complicando e ingarbugliando il compito della comunicazione.

semantica dello sport

Così la semantica dello sport difficilmente racconta lo sport. Racconta il potere, e facendolo distrugge l’individuo, fingendo di celebrarlo. Lo racconta costruendo “l’idolo”. Prende una parte e lo celebra come il tutto. Può essere l’atleta, l’ideale, il motto olimpico, la medaglia… non cambia. Non è mai il tutto. E quindi è roba falsa.

medaglie

Nella ricerca di segni che ci confermino, la ricerca della medaglia è un modo evidente di cercare la nostra consistenza. Dice in un qualche modo il valore, il peso della nostra presenza, la nostra storia, ma non è il tutto. E’ un segno. E’ un segno del percorso di una persona, delle sue vicende, delle sue attitudini, delle sue spinte interiori, di una meta, di una ricerca, di un lavoro, di un contesto. L’appiattimento ad un volgare conteggio e l’attribuzione di meriti senza storia, è la forma dell’inganno che falsa mostruosamente il racconto della realtà. Ed ha i suoi scopi.

N.B. Ogni riferimento a modi continuamente ricorrenti di parlare di sport è fortemente voluto.

 

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