Gianni Nagni: “Allenatori motore di tutto. Aiutare le società a ripartire subito per non perdere una generazione di atleti”

Gianni Nagni, atleta prima, allenatore poi. In maglia azzurra come allenatore dal 2000 al 2010 con all’attivo 3 Olimpiadi (Sidney 2000, Atene 2004, Pechino 2008), 8 mondiali e svariate manifestazioni internazionali. Ora ricopre l’incarico di Direttore generale di Aquaniene.

Gianni, parliamo del sistema Aniene: come è gestita la scuola nuoto e quali sono i criteri di selezione dei giovani talenti per arrivare ad avere la squadra più competitiva d’Italia negli ultimi anni?

L’Aniene è un’associazione sportiva dilettantistica, come tale quindi senza scopo di lucro. Dal 1892 la nostra missione è propagandare lo sport dal livello giovanile all’élite.

L’ impianto sportivo Aquaniene è stato realizzato con risorse della società stessa, facendo sì che i proventi dell’impianto servissero per finanziare l’attività agonistica. In questo modo siamo riusciti a dare continuità ad un’attività di alto livello nell’ambito natatorio che dura da molti anni. In prima persona gestisco tutta l’attività natatoria. Venendo dal bordo vasca, ho una visione finalizzata all’agonismo, con un programma tecnico/didattico da me stesso ideato, che prevede una progressione curricolare finalizzata alla selezione del talento.

I duemila bambini della scuola nuoto vengono monitorati nel corso dell’anno per valutarne l’effettiva crescita. Per fare ciò bisogna avere i mezzi giusti: gli istruttori sono quasi tutti nostri ex atleti, che segnalano gli elementi migliori. La scuola nuoto è vista come la scuola, comincia a settembre e finisce a giugno, non ci sono scorciatoie.

L’obiettivo è avere una base più larga possibile, poi l’agonismo stesso selezionerà i vari atleti.

Come gestisci un gruppo così numeroso di atleti e allenatori?

Il motore di tutto sono gli allenatori. Ho un rapporto diretto con tutti loro che vedono in me non solo una figura dirigenziale ma anche tecnica con cui relazionarsi. Essendo stato allenatore riesco a comprendere le loro esigenze e metterli nelle condizioni migliori per far si che l’atleta renda al top. Siamo in costante comunicazione e confronto ed io cerco di supportarli nel miglior modo possibile. Gli allenatori sono autonomi nello svolgere la proprio attività, fermo restando che condividano con me il progetto. Il confronto quotidiano e continuo anche con chi è fuori sede è la forza di questo gruppo.

Ed invece gli atleti? Come vengono gestiti tra residenti ed esterni?

Il presupposto è che non esiste una regola per mettere un atleta nelle migliori condizioni possibili perché ogni atleta è uguale solo a se stesso. Ognuno avrà le sue necessità specifiche. In linea di massima preferisco che gli atleti molto giovani rimangano nelle proprie sedi di appartenenza. La valutazione, poi, è fatta su ogni singolo atleta, condividendola con l’allenatore. L’importante è che siano scelte serie e non strumentalizzate per futili motivi.

Quali sono le prospettive in vista di Tokyo? E quelle post pandemia del nuoto in generale?

Le prospettive del gruppo Aniene sono buone. Quest’anno causa pandemia e attività di base ferma, mi sono concentrato molto sull’attività agonistica. Il nostro obiettivo è qualificare più atleti possibili alle olimpiadi (il record è di Pechino, di 10 nuotatori). Una volta lì, si punta più in alto possibile.

Il nuoto azzurro lo vedo bene, grazie agli allenatori ed alle società. Il Settore istruzione tecnica di Federnuoto ha investito molto sulla formazione, infatti rispetto al passato i tecnici italiani sono mediamente molto più preparati a livello metodologico rispetto al resto del mondo. Possiamo invece crescere ancora dal punto di vista tecnico. Ci sono molti giovani allenatori bravi ed appassionati. Il compito fondamentale della scuola nuoto (e spero che nel post pandemia potremmo tornare ai numeri di prima, ma ci vorranno un paio d’anni) è mettere a disposizione degli allenatori il bacino più ampio possibile.

Ora l’importante è che le istituzioni (Federazione, CONI, governo) supportino le società sportive per riprendere l’attività, perché molte hanno già collassato. A mio avviso non ci sarà un buco generazionale solo se ripartiamo subito. Siamo ancora in tempo se riprendiamo il prima possibile da dove abbiamo lasciato.

Ph. ©G.Scala/Deepbluemedia

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