Boniperti non nuotava

Come conseguenza della dipartita dell’ex-calciatore ed ex-dirigente della Juventus Giampiero Boniperti, è tornata alla ribalta su tutti gli organi di stampa una sua celeberrima frase a effetto, spesso nota anche ai meno avvezzi al mondo calcistico e sportivo in generale: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Frase che amava ripetere per ricevere ovazioni dall’invasata e osannante tifoseria (chissà poi se esiste tifoseria che non sia invasata e osannante). 

Da tifoso – appunto – comprendo quanto possa essere esaltante un’espressione così sfrontata, da ammiratore delle moderne dinamiche di comunicazione ne riconosco l’immediatezza e l’efficacia, da genitore di un giovane nuotatore invece non posso che trovarla sbagliata, diseducativa e altri sinonimi che non mi va di cercare. 

Chissà cosa accadrebbe se la applicassimo in tutti gli ambiti della nostra quotidianità… Cosa che per fortuna non accade, o no?

Ricevere migliaia di like non è importante, è l’unica cosa che conta

Qualcuno potrebbe storcere il naso e sostenere che quella di Boniperti era solo una battuta sagace che si confaceva al personaggio. Voglio credere fino in fondo che sia così, ma da quando l’ha proferita è stata presa a simbolo della società più vincente nel calcio, sport che gode oltretutto dell’attenzione mediatica più alta. 

È stata tramandata, stampata su striscioni e magliette, divenuta slogan, scritta in centinaia di migliaia di status sui social, usata per zittire il dibattito sportivo, divulgata e amplificata all’ennesima potenza, insegnata ai bambini che devono tifare chi vince finché vince, perché il resto non conta.

Conta molto invece. Conta quando sono i bambini stessi a partecipare e devono sopportare da soli l’enorme pressione della sconfitta.

Conta quando genitori abituati a mostrare ai loro figli una certa aspettativa dal risultato sportivo, improvvisamente devono ricostruirsi una credibilità agli occhi dei loro piccoli atleti.

Conta anche quando Giampiero Boniperti muore e l’unica cosa che sembra aver lasciato per i quotidiani e telegiornali tutti è un inno anti-decoubertiniano, mentre Boniperti era molto più di questo.

Uno degli insegnamenti cardine che regala il nuoto, così come lo sport individuale in generale, è la ricerca interiore di una gratificazione sportiva che vada al di là del semplice successo; il trovare un obiettivo allo scopo di migliorarsi come atleta e come persona; l’affrontare le enormi difficoltà psicologiche che comportano il faticare, il non riuscire, il fallire; superarle magari, e applicare questo enorme bagaglio alla vita di tutti i giorni.

A leggerla così quasi mette paura la missione che i nostri figli stanno portando silenziosamente avanti bracciata dopo bracciata e stagione dopo stagione, con vicino quei buffi tifosi invasati e osannanti che rispondono stavolta al nome di mamma e papà e che faticano da morire a gestire con un minimo di equilibrio le emozioni e i comportamenti di fronte ai loro risultati. 

Certe volte ho l’impressione che loro capiscano bene cosa proviamo e che ce lo perdonino ogni volta pazientemente, forse perché sanno che tante cose non le possiamo capire perché noi non nuotiamo, proprio come Boniperti.

Ph. Di Sconosciuto –  Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=106775019

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