Arroganza e umiltà

arroganza

L’atleta normalmente è arrogante. Non può che esserlo. E’ un adolescente, anche quando non lo è per età, coerente con la necessità di affermarsi che c’è sia nello sport che nell’essere giovani. L’atleta guarda se stesso e poi osserva il resto. Quindi  rapporta tutto alle sue esigenze. E’ una tappa. Parte da lì. E’ male solo se resta bloccato in quella posizione. Non si può accusare troppo. Anche quando si espone.

Il mondo, invece, usa questa cosa per sfogare la sua arroganza. Senza esporsi. L’evento sportivo lo rende possibile. Nella competizione si materializza la possibilità di prendersela con gli altri (che a volte sono magari i nostri) e di farlo con la massima ferocia. Così è possibile rinfacciare, senza la minima autocoscienza, il loro non essere come vogliamo siano (remissivi, riconoscenti, altruisti verso di noi ad ogni costo).

umili

Ma lo sport praticato da anche la possibilità di diventare umili. Ma per farlo ha bisogno di tempo. Ci vuole tempo perché cominci ad esigerlo. Lo pretende quando comincia a chiederci di superarci e misurarci continuamente senza paracadute. Difficile, allora, non accorgersi degli altri, soprattutto nel tempo della difficoltà e della crisi.

Così l’umiltà dell’atleta non è altro che il guardare le cose così come sono, non come avremmo voluto fossero. Guardarle come si presentano all’esperienza. Tenendo conto di tutto, senza dimenticare nulla. Compresi limiti, problemi e fallimenti, fatti, avvenimenti, dettagli e storie personali. Una lettura della realtà senza censura.

Si perde per un centesimo. Si resta fuori anche quando si era fatto il possibile. Ci s’ammala quando si è il più forte. Manca chi vede i nostri meriti. Non vince il migliore. Lo sbaglio di un altro, magari il più bravo, fa perdere tutto. Si è fatto tutto, ma non si realizza. C’è uno davanti a noi un po’ più bravo che ci tiene fuori. Magari ha più successo uno meno bravo. Ci si infortuna quando si stava facendo benissimo. Si perde l’ultima occasione…

accettare l’eccezione

L’atleta diventato umile accetta che sia così e onora quello che gli ha fatto bene. Quando lo fa è per tutti una  bella testimonianza. Lo ha fatto il bacio alla medaglia d’argento di Beppe Guardiola, l’abbraccio di Vialli e Mancini e la loro felicità senza risentimento, le parole inaspettate di Luis Enrique, l’intervista di Margherita Panziera agli Europei… cose non scontate. Vere eccezioni.

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