Un fotografo italiano a Tokyo, il blog giapponese di Giorgio Scala. Episodio 1: affogato in un mare di carta

Ciao a tutti, questo è il primo appuntamento con il mio blog da Tokyo, la storia di un fotografo italiano alle Olimpiadi.

Queste benedette o maledette Olimpiadi, che aspettiamo ormai da cinque anni e che lasciano perplessi molti, a partire dai Giapponesi.

Le operazioni di imbarco sono state relativamente semplici: erano richiesti due tamponi e un codice generato dalla app ufficiale dell’evento. Più preoccupanti le procedure di arrivo: colleghi raccontano di tre-sei ore intercorse fra l’atterraggio e l’arrivo in albergo. Non è una cosa tremenda, ma dopo un volo durato da dodici a quindici ore a seconda dell’aeroporto di partenza non è neppure una passeggiata.

L’avvicinamento a questi Giochi non è stato facile, perché il Comitato organizzatore e il Governo giapponese non sono stati in grado di approntare una macchina organizzativa in grado di prevenire efficacemente le infezioni e da un anno ci sommergono di moduli da compilare a botte di cinquanta pagine per volta, con cadenza quindicinale. Ci hanno chiesto di scaricare app non funzionanti e di caricare file su piattaforme ugualmente non funzionanti. Di conseguenza ho inviato tutte le informazioni e materiali richiesti via email, senza peraltro ricevere risposta, sicché mi avvicino alla capitale giapponese nella totale incertezza. Il fatto di avere ricevuto un accredito mi fa comunque ritenere che per gli organizzatori perlomeno esisto, e un carteggio di decine di pagine mi permetterà di dimostrare il mio scrupolo.

Dei due giorni e mezzo necessari a preparare il bagaglio, uno e mezzo è stato dedicato ai pezzi di carta. Trovarli, compilarli, salvarli, scaricarli, stamparli in triplice copia con un consumo di carta sufficiente a disboscare le pendici del monte Fuji. D’altronde non posso permettermi di rischiare: com’è noto, i Giapponesi non brillano per flessibilità. Sistemata la questione “carta”, la priorità nella preparazione del bagaglio è stata la macchina del caffè con relative centocinquanta capsule: oltre a rimanere per tre giorni chiusi in camera, per il resto della manifestazione le nostre giornate prevedono esclusivamente albergo e piscina, piscina e albergo. Non rientrando in hotel per il pranzo dovrò affidarmi a ciò che sarà disponibile in sala stampa o all’interno del mitologico MPC – Main Press Center. Ho inoltre impacchettato viveri a sufficienza per sopravvivere nei primi tre giorni, anche se sembra che si potrà usufruire dei vari servizi di food delivery -per quanto sarà difficile ordinare in giapponese. Vestiti, un pezzo di sapone di Marsiglia per fare il bucato e tutti i medicinali possibili e immaginabili, perché ho la ragionevole certezza che da quella stanza non mi faranno mai uscire -eccetto appunto per recarmi in piscina.

Chi è curioso di sapere quale attrezzatura si porta alle Olimpiadi un fotografo professionista sappia innanzi tutto che sul posto sarà disponibile un servizio di supporto di tutte le principali case mondiali produttrici di materiale e attrezzature per la fotografia: Nikon, Canon, Sony, Panasonic -quest’ultima non è un’azienda particolarmente conosciuta nel mondo della fotografia professionale ma è sponsor ufficiale dei Giochi. Presso queste aziende è possibile noleggiare ogni tipo di attrezzatura su base giornaliera, secondo il principio del “chi primo arriva meglio alloggia”: i più mattinieri si accaparrano i pezzi pregiati. Io ho comunque portato la mia attrezzatura, così composta:

  • Due fotocamere Nikon Reflex D5 con obiettivi 16-35, 28-300, 70-200 28, 180-400
  • Una fotocamera Nikon Mirrorless Z6 II con obiettivo 14-30
  • Un flash, che teoricamente non si potrebbe usare

Vedrò poi sul posto se ogni tanto mi riuscirà di acchiappare un obiettivo 600 e altri pezzi pregiati: magari riuscirò a provare la mitica fotocamera Nikon Z9, anche se più probabilmente dovrò accontentarmi di ammirarla in mano a qualche tester locale.

La grande incognita è: quanto saremo distanti dalla vasca? L’Aquatic Center è molto grande, e la mia paura è che le tribune dei fotografi, che ospiteranno un terzo dei colleghi inizialmente previsti sempre per le cautele legate alla prevenzione del Covid, siano come spesso accade in un posizione defilata o addirittura oltre il bordo di arrivo della vasca principale. Speriamo che le già citate aziende produttrici, giocando “in casa”, abbiano spinto per creare le condizioni più favorevoli.

Ph. ©Deepbluemedia

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