Tra Corea e Giappone è guerra di bandiere

Primi casi di applicazione della controversa Regola 50 della Carta olimpica, che sancisce il divieto di manifestazioni politiche all’interno dei siti olimpici, ai Giochi di Tokyo.

I rapporti fra Giappone e Corea del Sud sono storicamente avvelenati dal passato imperiale del paese ospitante, che nel corso del XX secolo occupò e respinse con estrema violenza i tentativi di indipendenza della penisola, utilizzando le donne coreane come comfort women per le proprie truppe.

Non stupisce quindi che, appena insediati nel Villaggio olimpico, alcuni atleti coreani abbiano esposto alle finestre striscioni nazionalisti con citazioni dell’ammiraglio Yi Sun-sin, eroe nazionale coreano che tra il 1592 e il 1598 sconfisse in ben ventitré occasioni la pur numericamente soverchiante flotta giapponese.

Immediatamente, anche a seguito dell’interrogazione parlamentare del partito di minoranza National Party, il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha disposto l’immediata rimozione degli striscioni.

Subito il presidente del Comitato olimpico sudcoreano Len Kee-heung ha chiesto l’applicazione di analoghe misure contro l’esposizione della bandiera del Sole nascente, simbolo del passato imperiale giapponese. Un vessillo apparentemente innocuo ma che alle popolazioni che hanno subito il colonialismo giapponese suscita sentimenti non dissimili da quelli che la svastica nazista provoca agli Europei.

“L’esibizione del Sole nascente è una provocazione. Un gesto inappropriato specialmente durante le Olimpiadi, che sono una celebrazione di pace. Abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere gli striscioni incriminati, ora ci attendiamo che il CIO mostri altrettanta determinazione nei confronti dei nostri ospiti”.

Leggi la notizia su Inside the Games [ENG]

Ph. ©S.Nakagawa @Unsplash

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