Un fotografo italiano a Tokyo. Episodio 3: la delusione

Oggi ho affrontato il problema dei trasporti e quello del Media center (per la precisione MPC – Main press center). In sostanza dalla piscina si prende un autobus che porta a una stazione di altri autobus uno dei quali a sua volta raggiunge il MPC. Quindi al MPC non mi vedranno più perché la vita è troppo breve per trascorrerla in autobus (nel frattempo nei preliminari del torneo di calcio femminile il Brasile ha segnato il sesto gol alla Cina).

Il sentimento prevalente di oggi è la delusione. Uno dei motivi per cui sono qui è che mi aspettavo di essere sommerso di tecnologia: ologrammi, realtà aumentata, laser, effetti speciali. Invece niente, manco il robottino tuttofare che girava per gli spazi comuni a Gwangju. Il mio telefono 4G non funziona, bisogna necessariamente avere un 5G, dettaglio non segnalato in alcun documento o comunicato.

In maniera assolutamente fortuita ho con me uno smartphone 5G sul quale trasferisco WhatsApp mentre alcuni colleghi mi informano con amarezza che rispetto al ben di dio fotografico che ci aspettavamo di poter utilizzare sono presenti solo gli stand non fornitissimi di Nikon e Canon. Sony e Panasonic non pervenuti.

Nel frattempo l’organizzazione continua a sommergerci di URL e app per fare praticamente qualsiasi cosa. Segnalare la propria posizione, regolare la temperatura corporea, richiedere il trasporto, prenotarsi per le gare alle quali vogliamo assistere. Inoltre per presenziare alle finali dobbiamo richiedere i biglietti al CONI. Una montagna di burocrazia inimmaginabile.

Mentre compilo moduli online scatto qualche foto con il cellulare: non ho ancora estratto l’attrezzatura, anche perché non c’è molto da vedere. Il media center è un capannone industriale piuttosto triste arredato con scrivanie simil-Ikea e divisori in plexiglass. Qualche locandina, l’immancabile negozio di souvenir che volevo immediatamente svaligiare per togliermi il pensiero ma che purtroppo è già chiuso alle cinque di pomeriggio. Le definirei “Olimpiadi in saldo”.

Domani è il gran giorno: andremo all’Aquatic Center per vedere dove e come lavoreremo. La riunione preliminare con i fotografi si è svolta nel modo seguente: una hostess che parlava in giapponese da quello che sembrava il fondo di un pozzo profondo una cinquantina di metri, tradotto in inglese mediante una app scaricabile mediante QR code. In sintesi, non si capiva una mazza.

Per accedere al bordo vasca sarà necessario un tampone molecolare (PCR) quotidiano. Noi che staremo in una tribunetta dedicata dovremmo cavarcela con un tampone liscio, rapido, ogni tre o quattro giorni.

Vedremo. Nel frattempo commento le informazioni appena ricevute con i colleghi più vicini: uno dal Guatemala, l’altro dalla Svezia, e mi ricordo che questo è il bello di partecipare ai Giochi olimpici.

Programmi per la serata? Food delivery. Ovviamente in giapponese.

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