Squalificati

Probabilmente è inevitabile. Lo storytelling ha appestato anche lo sport e perciò ogni vicenda agonistica deve sempre essere raccontata a tinte forti: aspettative sempre enormi, successi sempre epici, sconfitte necessariamente rovinose.

E così il popolo dei commentatori social sta mediaticamente straziando le carni di Benedetta Pilato e di parte della squadra nazionale, che oggettivamente in questa prima giornata e mezzo di gare non ha entusiasmato.

Fa tutto parte del gioco, ci mancherebbe. I confini fra sport e intrattenimento sono ormai completamente sfumati, e se nei giorni pari ti godi le copertine di SportWeek in quelli dispari devi accettare la ramanzina su Instagram di Passionecrawl85 che pontifica su controprestazioni ed errori metodologici e ha iniziato a interessarsi di nuoto perché gli piaceva il culo di Filippo Magnini.

Quello che però non riesco e non riuscirò mai a digerire è la protervia degli addetti più o meno sedicenti ai lavori che, dall’alto di una credibilità che l’ambiente spesso a torto gli riconosce, caricano Twitter a palle incatenate e iniziano a sparare titoli e commenti che parlano di “disastro”, “batosta”, “catastrofe” fino ad arrivare all’abominio assoluto: le pagelle, l’equivalente giornalistico della coprofilia.

È difficile analizzare una controprestazione in maniera oggettiva, anche perché è necessario possedere delle competenze basilari che raramente si riscontrano negli opinionisti social, e certamente nessuno è mai andato in disgrazia per aver sottovalutato l’intelligenza del lettore medio. Il web è ormai una giungla nella quale è sempre più difficile ritagliarsi una radura di spazio, ma davvero per qualche schizzo di like e mezzo minuto di visibilità siete disposti a infierire su atlete e atleti che in una manciata di secondi vedono svanire quattro anni più uno di sforzi immani? A pugnalare virtualmente alla schiena ragazze e ragazzi ai cui piedi strisciate come lombrichi quando sono sulla cresta dell’onda e cercate di elemosinare un selfie o una dichiarazione in esclusiva?

Ripeto: alla fine è tutto un gioco, e prima lo si capisce meglio si vive. Però anche per giocare c’è modo e modo.

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