Marco Pedoja: le medaglie le vincono gli agonisti, non chi ha il tempo migliore sulla carta!

Gli atleti le medaglie le mettono al collo, ne percepiscono il peso quando le sognano e quando le ottengono.

Per l’allenatore è uguale. Anche se la maggior parte delle persone a questo non fa caso. Eppure il tecnico ha un ruolo e un’importanza fondamentale, spesso decisiva. Il binomio Pedoja-Martinenghi non è recente: è un rapporto che dura da circa un decennio. E insieme ne hanno viste sicuramente tante. Marco Pedoja ha praticamente visto crescere Nicolò, lo ha seguito nel suo percorso, lo ha supportato nei momenti di difficoltà, lo ha spronato a dare il meglio di sé, sempre.

Lo abbiamo raggiunto per parlare con lui di questo sogno che si è realizzato.

Sono davvero felice! Ho riguardato la gara ed effettivamente a 20 mt dalla fine era terzo, ma in diretta ho trattenuto il fiato fino a che non ho visto comparire il numero tre sulla corsia. Prima della gara io e Nicolò non ci siamo sentiti, gli ho mandato un messaggio alla mezzanotte italiana, quindi lì erano le sette del mattino. Nei giorni precedenti la gara ci siamo sempre videochiamati. Adesso lascio che se la goda tutta e poi ci sentiamo nei prossimi giorni con calma. Io stesso la medaglia l’ho realizzata un bel po’ di ore dopo la fine della gara: ho voluto guardarla in totale solitudine, niente amici, niente ospiti in casa, solo la mia fidanzata e lì, seduto sul divano di casa, mi sembrava di guardare un film.

MARTINENGHI Nicolo ITA Celebrating Bronze Medal
100m Breaststroke Men Final
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21726
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

Proviamo a fare un’analisi della sua gara da un punto di vista tecnico.

In realtà le gare che mi sento di analizzare sono tre, non solo la finale. Nicolò ha gestito in maniera diversa tutti e tre i 100, sia fisicamente che mentalmente. La prima doveva nuotare molto lungo, molto disteso il primo 50, nuotare vicino a un 59″0 e ha nuotato 17 bracciate nel primo 50 a 27″7. Nella semifinale gli ho detto di stare vicino a metà corpo di Arno Kamminga in virata, arriva a circa 18 bracciate e così ha fatto. Nella finale gli ho detto di lasciar andare il secondo 25, cerca di stare pari a Kamminga ed è quello che più o meno ha fatto. È stato bravissimo a gestire tutte e tre le gare prima con la testa e poi con il fisico. Poi la finale è la finale! Il messaggio che gli ho mandato è stato “le finali le vincono gli agonisti e non chi sulla carta ha il tempo migliore”. Era una gara davvero aperta, poteva arrivare secondo come quinto. Invece è riuscito ad infilarsi circa ai 60 mt e lì è rimasto fino in fondo, è stato bravissimo. È sicuramente un Nicolò che è cresciuto nel tempo: la sua nuotata è diversa da quando ha ottenuto il pass olimpico ai campionati invernali nel 2019 rispetto a quella di oggi. La gestione della gara è completamente diversa: ha imparato a gestire il primo 50 scivolando di più e a dare tutto nel secondo 50. Direi che è diversa anche rispetto agli Europei di Budapest. Qui è passato a 27″7 la prima volta, 27″4 in semifinale e 27″2 in finale: ha fatto esattamente quello che andava fatto!

Ha fatto sua questa metodologia di gestione della gara in tempi davvero rapidi.

Credo che qui emerga il campione che c’è in lui. Dagli Europei a oggi ha fatto un’interiorizzazione di questa nuova gestione della gara in maniera davvero repentina. Non è così scontato, e soprattutto con ottimi risultati come quelli che abbiamo visto. Anche perchè la tensione è comprensibile: ti ritrovi a competere con Peaty e Kamminga e non è difficile mantenere la lucidità. Ma la sua crescita è data anche da questa maturità.

Le medaglie si dovrebbero dividere a metà, tra l’atleta e l’allenatore. Il risultato è sicuramente di entrambi. Come lo vivi da tecnico questo momento?

Io e Nicolò condividiamo questo percorso da tanti anni. Posso dire di averlo visto crescere e proprio per questo motivo questa medaglia ha un valore grande. Direi che potrebbe essere definita il premio per il percorso fatto, non solo della gara di oggi. L’atleta, giustamente, trova più spontaneo legare la medaglia alla gara fatta per vincerla. L’allenatore, proprio per il ruolo che ha, guarda di più “sotto al tappeto”, guarda quello che agli altri non è visibile, quelli che sono stati i giorni duri, i momenti bui, le litigate, le discussioni. A freddo, mi sento di dire che questo è il punto di partenza per Parigi 2024. Penso, e continuo a sostenere, che Nicolò è uno che può arrivare alla medaglia d’oro. Analizzando il tutto in maniera molto razionale, e ipotizzando un percorso senza intoppi, per la prossima Olimpiade, Nicolò potrebbe essere al massimo della sua espressione psico-fisica e quindi della sua prestazione. Potrebbe ottenere davvero risultati eccezionali. Gli auguro il meglio, perchè so che può ottenerlo!

MARTINENGHI Nicolo ITA Bronze Medal
100m Breaststroke Men Final
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21726
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Foto di copertina @Silvia Scapol

 

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