Gregorio Paltrinieri: “Io più forte della malattia. Ora all’attacco anche nei 1500 e 10K” [VIDEO]

“Occhio che ci sono anch’io”. C’è un’immagine che meglio di tutte fotografa la sensazionale medaglia d’argento di Gregorio Paltrinieri negli 800 stile libero all’Olimpiade di Tokyo. Al momento della partenza, tutti gli atleti sono quasi pronti a salire sul blocco tranne uno: lui. Si prende quei due secondi, eterni, per ricordare a sé stesso che in quella finale si è qualificato anche lui, nonostante l’ultimo mese e mezzo d’inferno per la mononucleosi e per farlo presente anche ai rivali, che non ha nessuna voglia di scherzare.

Una gara d’attacco, tutta cuore e testa fino al secondo posto per tornare su quel podio già calcato a Rio 2016 con lo splendido oro nei 1500. In conferenza stampa, eccolo sfoggiare il suo sorriso d’argento per una medaglia che brilla come un oro per tutte le sfaccettature riflesse in essa. E la sua Olimpiade è appena cominciata.

Greg, ci racconti quell’attimo che ti preso in più alla partenza: era studiato?

Sì. Ero molto tranquillo questa mattina, anche perché non hai nulla da perdere in queste situazioni. Non ero il favorito, ero in corsia 8, mi facevo i cavoli miei, me la sono goduta molto più di altre gare. Sono contento.

Pesa di più la medaglia di Rio 2016 o questa?

Credo che questa sia talmente inaspettata e più bella alla fine. A Rio era qualcosa che volevo e immaginavo così tanto che quando è arrivata non me la sono goduta. Qui arrivavo con zero aspettative, avevo solo sensazioni negative in vasca. Non c’era mai stato un punto di appiglio che mi faceva pensare di star bene, tutti i giorni sensazioni negative. Sono stato fortunatissimo a entrare in finale per qualche decimo, poi quando mi sono reso conto di essere in finale ho capito che non dovevo più pensare a niente. Come mi ha scritto un mio amico questa notte: “Queste gare si risolvono con il cuore facendo pochi ragionamenti e previsioni”. Ci ho messo il cuore ed è stato bellissimo.

Ci racconti il tuo calvario?

Ho scoperto la mononucleosi a inizio giugno e per due settimane non ho potuto nuotare e pensavo che fosse tutto perduto. Quando sono andato in altura con la squadra, sono tornato ad allenarmi e i miei allenatori e i miei compagni mi hanno aiutato tantissimo per superare questo periodo in cui ero davvero depresso. Mi hanno aiutato a essere positivo e a capire che potevo fare tutto quello che volevo. È una sorpresa per me perché nella batteria le sensazioni erano pessime, ma oggi mi sono detto che dovevo mettere il cuore in piscina e nuotare.

Che cosa hai provato?

Fino a che non ho scoperto di avere la mononucleosi mi sentivo benissimo e le cinque medaglie agli Europei lo testimoniano. Tutto si sgretola in un secondo. Ho avuto la febbre tutte le sere per una settimana e a quel punto niente è più sicuro. Non sapevo come sarebbe andata e ho temuto il peggio. Ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto, i miei genitori che mi sono stati vicini, venendomi a trovare a Piombino nel weekend in cui stavo peggio. Insieme a loro anche i miei amici, Fabrizio Antonelli e tutto lo staff della Nazionale azzurra. In tanti mi credevano mezzo morto, invece, eccomi qui. Non ci avrei scommesso un euro neanche io. Però ho sempre pensato che la mia forza interiore fosse più forte della malattia.

Temevi il rientro degli avversari?

Sì assolutamente, succede sempre quando parto così forte. L’ultima vasca ho soltanto messo la testa giù senza pensare a nulla. Eravamo tutti vicinissimi, anche il quarto, per cui bene così che sono arrivato secondo.

Come ti senti in ottica 1500 e acque libere?

Se mi fossi basato sulle sensazioni, sarebbe andata male, mentre oggi è andata bene. Tutto può cambiare in un click, in un secondo e allora non devo perderla questa voglia di continuare così. Mi sono allenato a fare una gara dietro l’altra, quindi affronterò i 1500 e la 10 km con lo stesso atteggiamento.

 

Ph. ©Alberto Dolfin

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