4×100 maschile mista – Il Dorso. Alberto Burlina: “La medaglia nella staffetta è la realizzazione di un sogno. Anche tra noi allenatori una grande amicizia”

Roma – campionati Italiani. Abbiamo incontrato gli allenatori dei quattro atleti della staffetta maschile mista di Tokyo. Staffetta che ha regalato al nostro Paese un bronzo olimpico. Ad ognuno di loro abbiamo chiesto di raccontarci le emozioni di questa Olimpiade e il percorso di crescita dell’atleta che seguono.

Alberto Burlina, allenatore di Thomas Ceccon.

Photo Deepbluemedia / Insidefoto

L’Olimpiade di Thomas, vista con gli occhi e sentita con le emozioni del suo tecnico, visto che per tutti i componenti della staffetta (atleti e allenatori) era la prima esperienza olimpica.

L’esperienza del pre-olimpico è stata davvero molto bella. Assolutamente necessaria, ma anche ideale perché ho vissuto tutta la parte finale del lavoro e dell’avvicinamento, che per me è la parte che conta di più. Fondamentale tutto l’aspetto relativo alla gestione dello scarico e soprattutto farlo con chi ti conosce meglio degli altri: quindi con il tuo allenatore. Abbiamo fatto dieci giorni davvero molto belli, dove comunque eravamo davvero concentrati. Non c’era molto spazio per le emozioni. Eravamo in una bolla molto stretta, potevamo essere in qualsiasi parte del mondo, non ce ne saremmo resi conto talmente eravamo presi da quello che stavamo facendo. 

Durante le gare non c’è mai stato un momento di stacco, sembravano i ritmi di un campionato. Thomas è entrato in acqua nove volte quindi non c’era materialmente il tempo per emozionarsi. Invece la vera emozione è stata quando ho preso in mano le due medaglie: in quel momento ciò che ho provato è stato veramente forte. Si tratta dell’obiettivo di una vita, sia per l’atleta che per l’allenatore. Questo risultato lo avevamo cercato e sognato, e tutto il lavoro svolto aveva questo scopo. E tenendo in mano quelle due medaglie ho rivisto in un attimo tutto il percorso fatto con lui, anno dopo anno, per arrivare fino a qui. Tutti i record, i successi, le pressioni, le difficoltà, a volte tante sportellate in faccia. Però vedere quelle due medaglie ha cancellato tutto. Ne era valsa la pena. 

L’Olimpiade di Thomas da un punto di vista tecnico nella frazione da lui interpretata in staffetta, ma anche per quanto riguarda la gara individuale.

Mi sento soddisfatto di come ha nuotato Thomas, perché penso che quello che probabilmente è sotto gli occhi di tutti è stata la sua tenuta tecnica, sia all’interno della singola gara nei ritorni, questa capacità di tornare su un passaggio veloce, ma allo stesso tempo morbido, efficiente ma anche efficace ed economico, consentendo così una seconda parte di gara più esplosiva. Si tratta di un risultato che ha visto gli ultimi due anni molto incentrati anche a curare questo aspetto, oltre che sulla frequenza e ampiezza di bracciata di Thomas, sia nel dorso che nello stile libero. E poi sono estremamente soddisfatto della sua tenuta da un punto di vista mentale. Ha dimostrato freddezza, lucidità. È riuscito a gestire quattro finali olimpiche, all’età di vent’anni, alla sua prima esperienza olimpica. Non avrei potuto chiedergli nulla di più. Mi ha stupito non tanto sull’aspetto tecnico, quanto sulla tenuta emotiva della gara. Ho ben impresso nella mente il capolavoro che ha realizzato e che per me rimarrà nel cuore, riuscendo a fare nel giro di mezz’ora la semifinale dei 100 dorso, gestendola da atleta evoluto, e poi la staffetta con il 47″4. Per me è stato tantissimo e mi ha riempito di orgoglio ed ero felice per lui. 

Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

Sono tutti ragazzi molto giovani e con un grande potenziale. Thomas è allenato da te da circa dieci anni: qual è stato il suo percorso di crescita? Percorso che ha portato a grandi risultati fino a quello olimpico: e naturalmente ci auguriamo tutti che questa sia una tappa di un viaggio sportivo molto lungo.

Con la staffetta i ragazzi hanno realizzato un sogno che si portavano avanti dalle giovanili, insieme a Walter Bolognani. C’è stata lungimiranza nel portare i tecnici a queste manifestazioni: con Marco Pedoja e Simone Palombi c’è un’amicizia storica. Poi si è inserito anche Antonio Satta e, secondo me, il rapporto che c’è tra noi allenatori e l’amicizia che c’è tra i ragazzi è stato il plusvalore di questa staffetta. Questi quattro atleti sono cresciuti insieme e hanno fatto di questa staffetta un obiettivo, a cominciare dal 2017 agli Europei in cui stabilirono il record del mondo juniores. Da lì è stato un crescendo e finalmente lo hanno realizzato e ci sono riusciti in un’Olimpiade. Quella gara è stata davvero difficile: si è svolta alla fine, quindi i ragazzi erano provati. Probabilmente è stata la gara che ho temuto di più. Poteva esserci lo spettro dell’ultimo giorno, con qualche controprestazione, e invece hanno tenuto benissimo.

Nel caso specifico di Thomas, siamo davvero felici di aver preso il posto anche in quella veloce. Il 100 stile era una cosa dell’ultimo anno, c’era la convinzione che quella staffetta poteva essere da medaglia, quindi ci siamo dati da fare per potervi partecipare. Sono state due staffette volute, cercate e alla fine, con enorme gioia, sono arrivate.

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