Lasciare il segno: un ricordo di Franco De Franco

Sono passate due settimane dalla scomparsa di Franco De Franco: il dolore  acuto inizia a lasciare spazio alla riflessione, e l’amica Helga Franzetti del Nuoto Club Brebbia, che con il tecnico varesino ha condiviso un lungo tratto di percorso, ci regala questo ricordo.

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Lasciare il segno. Imprimere sulla pellicola dell’esistenza immagini felici e ricordi lieti. Consegnare, a chi resta, preziosi frammenti per ricomporre il puzzle di una vita vissuta fino in fondo.

Quando un paio di settimane fa molti di noi appresero la triste notizia della dipartita del Leone, non riuscirono a pensare ad altro se non a quell’istante in cui Franco, l’inossidabile Franco, era entrato con veemenza nelle nostre vite.

Stretto fra cordoglio e commozione c’era l’intero nuoto varesino a offrirgli l’ultimo saluto: una schiera di colleghi, tecnici, atleti… Persino qualche componente di “storiche” giurie sotto al sole di un ingrato agosto. Già… Perché Franco sapeva trovare spazio per ognuno, una parola per chiunque, che indirizzasse a quel paese o che riempisse col sorriso la giornata. Lunghe, appassionate ore pellegrine lungo i piani vasca di tutta la provincia, fra corsie e blocchi di partenza, accompagnando i primi passi di neonate società lombarde che ancora non immaginavano cosa fare del futuro. Fino alle quarantadue bracciate olimpiche del suo pupillo.

Centinaia sarebbero le storie da raccontare che ognuno di noi, con un po’ di gelosia, orgogliosamente custodisce. I primi anni alla Varese Nuoto nei settanta, i trascorsi alla Bustese, l’esperienza con i Nuotatori Gallaratesi e la fondazione storica di una delle più importanti società della provincia, il Nuoto Club Varesino: sede Induno Olona e multiruolo di istruttore, allenatore, manutentore, segretario e direttore. Perché nel nostro mondo, chi ha passione, ha un cuore intero da consumare. Ma ancora non bastava. Uno spirito indomabile, inquieto, sempre alla ricerca, lo portò a inseguire obiettivi più ambiziosi. Affamato di esperienze, col proposito di accendere il confronto sull’intero territorio nazionale e integrare nella FIN un’imprescindibile categoria, partecipa all’istituzione della prima Associazione Nazionale di Tecnici del Nuoto, con lo scopo di donare spunto a nuovi stimoli e nuove riflessioni. Franco bene lo sapeva: i progetti nascono per crescere, e le idee per essere ascoltate.

Il tutto in mezzo alla carriera di insegnante di educazione fisica (altro non poteva essere) e alle ore dedicate aiutando l’asilo del paese, agli interminabili chilometri percorsi fra le sue montagne e continuando il lungo viaggio fra le piscine dei dintorni. Da Nord a Sud della provincia, una parentesi importante all’Azzurra Somma attorno agli anni Ottanta, per poi tornare a Induno dove finalmente incontrerà il Futuro. Un colpo di fulmine, un occhio esperto, e un’intuizione. Franco non ci pensa un attimo e convoca a colloquio i genitori di quel ragazzino che tanto amava il basket ma che sapeva accarezzare l’acqua con la grazia di un delfino. Occorre scegliere, disse loro. E sapeva già come convincere il piccolo Nicolò. “Nei tuoi gesti ho sempre trovato fiducia, nelle tue parole conforto, ma è nei tuoi occhi che ho sempre visto chiaro” diranno le parole del novello bronzo olimpico quel funesto lunedì all’ombra dell’altare. Un legame indissolubile si era già creato, e furono l’amorevole custodia e un abbraccio fiducioso a portare in salvo il piccolo campione. Tristi vicende societarie, infatti, indussero Franco allenatore all’ennesimo cambio di rotta, appena in tempo prima del disastro finanziario.

“Amavo tanto il fatto che tu mi trattassi da adulto, anche se ero solo un bambino. Mi piaceva sentirmi grande, ma solo oggi mi rendo conto che grande mi hai reso tu. È con te ho imparato che le cose difficili sono le più belle, come quando abbiamo deciso di cambiare tutto e iniziare di nuovo insieme a Brebbia, dove dal nulla, con una piccola squadra di cinque bambini, siamo arrivati a vincere una medaglia olimpica tutti assieme”. Sempre distinto dalla massa, fuori dai giochetti di parte, continuamente in cammino, niente fini, niente grandezza… Costantemente alla ricerca di verifiche e nella testa il futuro dei ragazzi.

Burbero, schivo qualche volta, “ma a modo tuo sapevi farti voler bene”. Tenace, leale, testardo, ininterrottamente in versione originale, compagno di mille vasche, mille colleghi, che lo hanno stimato, mandato al diavolo, stretto forte la mano e sopportato… Ma sempre a fianco di chi lo ha saputo leggere, di chi ha colto i suoi segreti, di chi ha discusso con lui all’infinito sapendo già in partenza di aver perso. Fermo e irremovibile verso quei principi che nello sport affondano radici, ha tentato sempre di insegnare quei valori ai suoi ragazzi, con la stessa convinzione di allevare un figlio. “La voglia di mettersi alla prova, la tenacia di arrivare fino in fondo, ad ogni costo, di rialzarsi sempre dopo ogni caduta, perché così ci si conosce e si può diventare ancor più forti”, ricorda la famiglia nell’omelia al suo cospetto. Chi gli è stato vicino negli ultimi mesi ha realmente potuto ascoltare la rabbia di un leone ferito, ribelle. Lo ha visto affrontare combattere una battaglia dall’esisto scontato, “ma lottando con la forza, la dignità e il coraggio che da sempre a tutti avevi fatto conoscere”, recita la commovente lettera d’addio.

Personalmente, quando presi in carico, dopo un faticoso e sofferente anno sportivo, i suoi ragazzi, sapevo bene a cosa andavo incontro. A lui non sarebbe mai bastato un buon allenatore. Avrebbe voluto, prima di tutto, che la sua “prole” imparasse a vivere la vita, ad affrontare il mondo, “con la gioia e la curiosità di un bambino per il quale tutto è sempre nuovo”, perché “una volta che ti sei tuffato devi solo pensare di arrivare alla fine”.  E osservandoli con occhi “vigili, amorevoli, severi, attenti e luminosi”, il compito era da portare a termine. Un impetuoso sentimento fra l’azzurro delle vasche e il “profumo” di quel maledetto cloro.

Di cui tutti ancora siamo innamorati.

Helga Franzetti

Immagini gentilmente messe a disposizione dall’autrice

 


 

 

 

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