Allenare la “pratica perfetta”

La risposta non sta in quanti allenamenti svolgi o quanti chilometri fai durante la settimana, la risposta sta in ciò che metti in quegli allenamenti.
Nello specifico, ciò che determina quanto otterrai dalla pratica è la qualità della tua formazione.

Rendi alta la qualità del tuo allenamento e supererai le tue debolezze, rafforzerai i tuoi punti di forza e ti muoverai con successo verso i tuoi obiettivi.

Tuttavia, se non sei consapevole della qualità del tuo allenamento, potresti lavorare sodo, ma NON lavorare in modo intelligente. Di conseguenza, il tuo sviluppo come nuotatore competitivo sarà seriamente ostacolato.

Cosa determina la qualità della tua formazione?

Comprendere e utilizzare regolarmente il concetto di “pratica perfetta“. La pratica perfetta è il concetto di integrare nelle pratiche quotidiane, situazioni e abilità specifiche che prendono di mira le tue debolezze, che siano mentali o fisiche. La pratica perfetta si concentra sulle situazioni che in passato potrebbero averti buttato fuori pista.

Prendendo di mira direttamente le tue vulnerabilità mentali e/o fisiche durante l’allenamento, ti preparerai al meglio per superarle e trasformare quelle debolezze in punti di forza.

Molto spesso, gli errori mentali di solito innescano problemi fisici in gara. Diciamo che ogni volta che un atleta nuota i 200 e/o 400 stile libero, tenda a perdere il ritmo sul terzo 50 nei 200 e sul terzo 100 nei 400.

Ciò che causa questo rallentamento è che la stanchezza inizia a farsi sentire, e quindi ci si concentra sulla fatica. Quando il nuotatore inizia a pensare e a concentrasi sulla stanchezza, si innervosisce, la bracciata si accorcia e perde la presa sull’acqua, causando un inevitabile rallentamento.

Dal momento che andare veloce sotto pressione significa rimanere concentrato sulla sensazione del mio movimento, l’obiettivo principale è mantenere la concentrazione sulla sensazione del mio movimento attraverso l’acqua. 

Come funzionerebbe?

Prendiamo ad esempio un nuotatore che esprime notevole velocità ogni volta che riesce a sentire quanta acqua spinge ad ogni bracciata.

Per questo motivo, durante la gara e specialmente durante quei terzi 50 o 100 dovrà restringere l’attenzione su ogni colpo a quella sensazione di spingere molta acqua attraverso la mano e lungo  l’avambraccio.
Quando egli sarà in grado di distrarsi dalla fatica e dal disagio, manterrà un buon ritmo.

Sapendo questo quindi, la “pratica perfetta” comporterebbe la ricerca di tutte le opportunità durante la pratica in cui si comincia a lottare con il dolore e la fatica del debito di ossigeno.

Ciò significa esercitarsi ad essere consapevole e immediatamente essere in grado di “ripristinare” l’attenzione sulle sensazioni e i movimenti.

Concentrarsi su questi dettagli specifici, che siano fisici o mentali, renderanno gli allenamenti qualitativamente superiori e quindi produttivi nel raggiungimento dell’obiettivo finale.

USA swimming official site [ENG]

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