Dawn e Harry verso Melbourne: appuntamento a Townswille

Harry Gallagher

sistemazione

A Townsville, città della costa orientale del Queensland, luogo della preparazione olimpica di Melbourne 56, la sistemazione di Dawn Fraser e soci era ottima. Jon Henrick aveva addirittura una stanza con veranda e vista favolosa. Unico problema i moscerini. Tanti piccoli moscerini che di notte si infilavano perfino nelle orecchie. Consigliati  i tappi per dormire.

spionaggio.

Dalla stanza di Jon si vedeva anche la piscina. Così Harry Gallagher aveva ideato un perfetto sistema di spionaggio per studiare gli avversari. Dalla veranda poteva vedere gli allenamenti dei gruppi di Guthrie e Herford ed Harry voleva approfittarne. Così dal suo nascondiglio cronometrava ogni sprint. Binocolo e appostamenti, come a militare. Le informazioni raccolte sarebbero andate a suo vantaggio. Le cose sembravano andar bene finché un giorno non vide un tale intento a parlare coi suoi nuotatori. Il tono di quella conversazione sembrava essere molto serio. L’avevano scoperto? Qualcuno l’aveva denunciato? Harry decise di affrontare quel tizio per saperlo.  Cercando di essere il più gentile possibile fece la sua domanda: “E tu chi sei?”.  “Sono Bill Holland, Harry. Non te l’hanno detto? Sono l’allenatore ufficiale“.

intruso

Cosa voleva dire che Holland era l’allenatore ufficiale? Era un funzionario, uno spostacarte. Che ne sapeva dell’allenare?  Niente. Un prestanome. Il fatto era che bisognava essere perfettamente dilettanti per andare alle Olimpiadi e che ci voleva un titolo particolare riconosciuto dall’ASU. Lui ce l’aveva. Per questo l’avevano nominato. Harry non poteva crederci e voleva spiegazioni. Così, dopo averci pensato a lungo, si precipitò nel Hotel di quel tale per capirci qualcosa di più.

addio sogni

Le risposte che ottenne gli sarebbero rimaste indigeste. Addio sogni. Non avrebbe avuto nessuna uniforme olimpica e non avrebbe sfilato con nessuna squadra, in nessuna cerimonia. Al massimo gli avrebbero dato un pass per entrare in piscina a seguire i riscaldamenti. Ma non era neanche sicuro. Ed era un superfavore. Tra l’altro il tono di Holland era stato tutt’altro che amichevole. Un vero stronzo . Un altro che lo avrebbe odiato perché aveva bisogno di lui.

bilancia

Il sistema di spionaggio, però, funzionava. Dawn Fraser osservò per esempio che Lorraine Crapp, la sua principale competitor, era ingrassata. Sentendola dire così Harry Gallagher si allarmò decisamente. In collegiale, infatti, si mangiava troppo. Perché i nuotatori non avrebbero dovuto ingrassare stando ai tropici, mangiando e bevendo tutto il giorno? Così comprò una bilancia da tenere sotto al bancone di “Nell”, la caffetteria dove i nuotatori si rimpinzavano di focaccette. Ogni giorno dopo il loro solito rifornimento, Harry li avrebbe pesati. Inoltre cominciò a pesarsi anche lui. Infatti non aveva potuto non ricordare quello che gli aveva detto in proposito il professor Cotton, il genio dello sport australiano: “mostrami un allenatore grasso e ti farò vedere una squadra lenta”.

le astuzie della volpe

Perché i suoi nuotassero più forte Harry era disposto a tutto. Non solo a digiunare. Decise che era anche il momento di superarli  in astuzia. Così chiese all’orologiaio di manomettere i suoi cronometri per renderli più lenti. Solo qualche decimo. Sessanta secondi sarebbero diventati sessanta secondi e sei decimi. Un’inezia. I nuotatori non se ne sarebbero accorti. Ma avrebbero cominciato a spingere per  dare di più. Nelle settimane che seguirono Harry mentì spudoratamente a Dawn Fraser e compagni sapendo di farlo. “Jon, non è abbastanza“. ” Hai nuotato 58“. Poi gli mostrava il cronometro. “Rifacciamo!” In realtà aveva fatto 57,4″. Ma rifaceva. E la seconda volta faceva meglio. Così la volpe (era questo il soprannome di Gallagher”) aveva fatto davvero la volpe. Imbrogliava, ma andava a letto felice perché i tempi dei suoi erano straordinari.

…continua

 

 

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