Federico Turrini: continuerò a lavorare per l’Esercito e a fare l’allenatore. Mi sento pronto per questa nuova sfida.

Federico Turrini ha deciso di lasciare il nuoto, o meglio, di smettere di fare l’atleta. In realtà, per il campione livornese tesserato per l’Esercito e per Livorno Aquatics, si conclude un’esperienza ma ne inizia subito un’altra. Ci ha raccontato di passare dall’acqua al bordo vasca, nelle vesti di allenatore. Un atleta a tutto tondo, che non solo si è espresso ad altissimi livelli sportivamente, ma lo ha fatto anche nella vita, portando a termine con fatica ma anche con immenso orgoglio gli studi. E ora si sente pronto a trasmettere le sue esperienze e le sue conoscenze agli atleti più giovani.

Come hai maturato la decisione di smettere?

Diciamo che l’età è quella che è e arriva il momento in cui bisogna fare i conti anche con quella. Avevo deciso di provare a qualificarmi per le Olimpiadi, poi c’è stato lo slittamento di un anno e alla mia età queste cose si pagano, non mi ha di certo agevolato. Ma nonostante tutto ho cercato di continuare a gareggiare, per quanto fosse possibile. Ai campionati assoluti di marzo non sono riuscito a fare un tempo che potesse permettermi di perseguire il sogno olimpico, da lì ho cominciato a maturare l’idea che la mia carriera di nuotatore di alto livello stava volgendo al termine, forse era giunto il momento di ritirarsi. Una volta conclusa la stagione ho riflettuto sulla cosa, mi sono confrontato anche con i miei superiori e ho preso la decisione. Ho ritenuto che fosse il momento giusto.

Per un nuotatore di alto livello come te, che ha fatto dello sport la sua vita, non è semplice smettere da un giorno all’altro. Come hai programmato i prossimi mesi?

Sicuramente è stata una decisione maturata in poco tempo, se vogliamo, ma anche con i tempi giusti. Ritengo di essere stato fortunato perché ho avuto comunque una carriera lunga, ho nuotato fino a trentaquattro anni ed è un bel traguardo per un atleta. Diciamo che ho potuto decidere io quando smettere, non è stata una scelta imposta da fattori esterni quali infortuni o che altro. Questo forse ti permettere di fare la scelta in maniera molto serena.

È da qualche anno che mi cimento come allenatore della categoria ragazzi per la Livorno Aquatics e sicuramente è un impegno che voglio continuare a mantenere. Continuerò a lavorare per l’esercito e quindi vorrei portare avanti le due cose insieme. Poi vediamo come andranno le cose: in famiglia mi prendono in giro perché mi dicono che sono arrivato a oltre trent’anni senza praticamente aver mai lavorato. Sicuramente mi dovrò riorganizzare: ci saranno nuovi ritmi lavorativi, nuovi orari, e di conseguenza un’impostazione diversa di quella che è stata finora la mia vita. Ma sapevo anche che questo momento prima o poi sarebbe arrivato e mi sento pronto per questa nuova sfida.

Nei panni dell’allenatore come ti senti? È una cosa che immaginavi per il tuo futuro?

È sempre stata una cosa che mi ha attirato, mi è sempre piaciuto. Non è detto che essere stato un buon atleta ti permetta di essere un buon allenatore. Ma fare l’allenatore mi permette di trasmettere ai ragazzi più giovani tutte le esperienze fatte in questi anni. Credo che, se fatta nel modo giusto, possa essere un valore aggiunto. Ho cominciato piano piano, perché facendo l’atleta il tempo era sempre un po’ risicato e non potevo dedicarmici al cento per cento. Adesso invece potrò dedicare a questa attività il tempo che richiede. Poi mi piace rapportarmi con i ragazzi giovani.

TURRINI Federico ITA C.S. Esercito
400 Misti Uomini
Campionato Italiano Assoluto UnipolSai Primaverile di Nuoto 06/04/2019
Nuoto Swimming
Stadio del Nuoto di Riccione
Photo © Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Come ti vedono i ragazzi che alleni? Non capita tutti i giorni di essere seguiti da un allenatore che è stato anche nuotatore d’élite.

Molti di loro non realizzano il fatto che sia stato un nuotatore che ha preso parte alla Nazionale. C’è comunque una differenza di età importante. Magari qualche ragazzino è più informato di altri e lo sa, ma la maggior parte di loro no, e per certi aspetti va bene così. Però quest’estate, quando li ho accompagnati ai campionati si sono resi conto che mi conoscevano in molti e viceversa e così mi chiedevano come facevo a conoscere tutti. Questa cosa mi faceva ridere, perché capivo la loro ingenuità. Negli ultimi due anni, a causa della pandemia, hanno gareggiato poco e quindi di queste esperienze ne hanno fatte poche. Mi auguro che ora si possa tornare alla normalità e possano prendere parte alle manifestazioni, impegnandosi nelle gare ma soprattutto divertendosi. E io sarò felicissimo di accompagnarli in questo percorso.

Il tuo ultimo allenatore è stato Stefano Franceschi: quanto ha influito la sua personalità e il rapporto che avevate nella scelta di intraprendere il tuo percorso di allenatore?

È stata una figura fondamentale nel mio percorso da atleta e continuerà ad esserlo anche in futuro. Per me è tutto nuovo e avere Stefano Franceschi come guida anche fuori dall’acqua per me è una cosa bellissima. Collaboreremo insieme e di questo sono veramente felice: lui ha tanto da insegnarmi e io ho tanto da imparare da lui. Come allenatore ho capito che il modo di rapportarsi con le persone cambia a seconda di chi ti trovi davanti. Io, prima di Stefano, ho avuto altri allenatori e farò tesoro di queste esperienze per relazionarmi al meglio con i ragazzi che avrò la fortuna di seguire.

(L to R) TURRINI Federico FRANCESCHI Stefano ITA
Swimming – Kazan Arena
Day12 04/08/2015
XVI FINA World Championships Aquatics Swimming
Kazan Tatarstan RUS July 24 – Aug. 9 2015
Photo A.Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Quando è iniziato il tuo percorso da nuotatore?

Diciamo che non ho avuto alternative: ho iniziato che avevo pochi mesi. In famiglia nuotano tutti e i miei genitori, in gioventù, hanno praticato nuoto a livello agonistico. Mia zia, che purtroppo è mancata nel 2008, è stata la mia prima allenatrice. Era una donna che ha lavorato in piscina tutta la vita e ha insegnato a nuotare a generazioni di livornesi. Quindi, in famiglia nostra non si poteva discutere: nuotare aveva la stessa importanza di camminare. Ho iniziato subito con gli esordienti C, non sono neanche passato per i corsi. Ho fatto le prime gare di nuoto nel 1992, ho anche le videocassette a casa: nuotavo come un cagnolino, ma comunque gareggiavo. Ho provato anche la pallanuoto, mi divertiva parecchio. Ho fatto qualche tentativo a calcio, ma non era esattamente il mio sport, i risultati erano un po’ deludenti. E così sono rimasto in piscina.

Da ragazzino immaginavi che un giorno saresti diventato l’atleta di alto livello che oggi noi tutti conosciamo?

Da piccolino me la cavavo abbastanza bene, ma da lì a parlare di Olimpiadi ne passa. Uno ovviamente sogna, immagino che possa essere il sogno di tutti coloro che praticano sport a livello agonistico. Lo realizzi solo più in là nel tempo. Ho fatto una categoria ragazzi parecchio sottotono, passando poi da juniores ad assoluti, non avevo ancora realizzato che c’era la possibilità di fare un’Olimpiade. La spinta me l’ho data Corrado Rosso, che è stato mio allenatore. Appena arrivato a Livorno mi disse che dovevo fare il tempo per l’Olimpiade; io lo guardai abbastanza sbigottito e invece poi ci riuscii. Ho fatto seriamente il nuotatore da quando ho terminato le scuole superiori. Quello è stato proprio il momento in cui la musica è cambiata: mi allenavo di più, facevo anche i doppi, e gli obiettivi cominciavano a essere più consistenti perché avevo capito che ce la potevo fare.

Sei un atleta arruolato per il Gruppo Sportivo dell’Esercito. Che ruolo ha avuto questo nella tua carriera?

È stato un supporto fondamentale. A diciotto anni ho avuto la fortuna e anche il merito di essere arruolato nell’Esercito e per me è sempre stato un onore far parte di questa squadra, della quale sono stato anche capitano. Non finirò mai di ringraziarli perché comunque mi hanno dato la possibilità di fare della mia passione il mio lavoro. Mi hanno dato la possibilità di esprimere il mio potenziale di atleta; ritengo che senza il supporto dei gruppi sportivi militari, per moltissimi atleti in Italia la pratica sportiva ad alto livello diventa pressoché impossibile, o comunque molto molto difficile. Sono davvero riconoscente per il supporto che mi hanno sempre dato in tutti questi anni. Una cosa che mi ha fatto tanto piacere è che alle Olimpiadi di Londra ero uno dei pochi atleti laureati: oggi, fortunatamente, comincia ad essere una cosa diffusa tra i nuotatori. Allenarsi e studiare contemporaneamente non è facile: l’esercito mi ha supportato anche in questo. E vedere che sempre più atleti investono non solo nello sport, ma anche nello studio, mi fa davvero tanto piacere perché è fondamentale per quando si smetterà di nuotare. Non tutti arrivano alla mia età, qualcuno smette anche prima, e aver portato a termine un percorso di studi ti permette di avere delle opportunità in più in futuro.

Gregorio PALTRINIERI , Federico TURRINI premio migliore squadra ITALIA
Roma 01-07-2018 Stadio del Nuoto Foro Italico
FIN 55 Trofeo Sette Colli 2018 Internazionali d’Italia
Photo Andrea Staccioli/Deepbluemedia/Insidefoto
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