correva l’anno 1817

17 agosto 1817

Il 17 agosto, col probabile aiuto di qualche relitto galleggiante, il fuciliere di marina Giovanni Maria Salati, approdò fradicio sulla costa francese, a Boulogne sur Mere, nei pressi di Calais. Lo raccolse, sfinito, un piccolo gruppo di pescatori del posto.

fuga

Giovanni era un soldato di Napoleone, prima giovane fante nell’armata italiana comandata dal generale Pino, poi marinaio della “Belle Poule”, la fregata francese della classe Dedaigneuse, famosa per aver partecipato alla rivoluzione americana. Seguendo l’imperatore era finito a Waterloo. Lì era stato ferito, fatto prigioniero e internato a Dover, città portuale a sud est della Gran Bretagna, sopra una vecchia nave adibita a campo di concentramento dagli inglesi. Spinto dalla disperazione  e dalla voglia di libertà, dopo due anni di vita da recluso, s’era buttato nelle acque della Manica, il canale più famoso del mondo, per tentare la fuga. Probabilmente non pensava neanche di farcela.

16 agosto

Il giorno prima  aveva attuato il suo piano, nonostante condizioni atmosferiche terrificanti. Una tempesta tremenda s’era abbattuta sulle rive della famosa città di mare. Ma Giovanni aveva agito lo stesso. Per proteggersi dal freddo, prima di gettarsi, s’era spalmato il corpo di sego, il grasso animale che si usa per fare le candele. Per scappare, invece, era passato per una finestrella. Quindi s’era lasciato cadere. I tuoni, il fracasso delle onde contro il legname e molta fortuna, avevano fatto sì che le guardie non si accorgessero di nulla. Grazie ad una corrente favorevole, era riuscito a prendere il largo. Poi, aveva cominciato a nuotare. Bracciate lente e ritmo costante. Quando non ne poteva più, s’abbandonava alle onde, galleggiando sul morto. Quindi riprendeva. Ogni sera, scrutando l’orizzonte, aveva immaginato quei movimenti e il luogo dove l’avrebbero portato. La Francia. Trentaquattro chilometri per ritrovare la libertà.

italianissimo

Nonostante fosse un soldato francese, Giovanni Maria era italianissimo. Era nato nel 1796, a Malesco, in val Vigezzo, nel Piemonte montanaro. Il padre si chiamava Domenico. La madre era Anna Maria Polino. Giovanni era il loro terzo figlio. Di indole era irrequieto. Di quei bimbi che non stanno mai fermi. Ma in montagna, essere irrequieti non è un problema. E’ oggi che se ne fa una malattia. Allora si saliva su un monte, ci si arrampicava su una pianta o ci si buttava in un fiume e tutto si aggiustava. Vivendo in questo modo era diventando agile e forte, con una spiccata predilezione per il nuoto, che sfogava nelle acque dei torrenti Loana e Melezzo: acque gelide e marmitte dei giganti. Per i suoi compaesani era “lùdrie”, la lontra, perché in acqua si muoveva con destrezza e perché era abile a catturare i pesci con le mani.

Waterloo

Per vivere aveva fattolo spazzacamino, e a quindici anni s’era dato al contrabbando. Col tempo, però, aveva sentito il bisogno di far altro. Era stretto nella vita senza sbocco dei montanari. Così aveva preso una decisione alternativa: arruolarsi con Napoleone, l’uomo che faceva sognare i progressisti come lui. Al suo comando si sarebbe battuto per gli ideali di libertà e di uguaglianza di cui  parlava sempre suo padre. A 16 anni, insieme all’amico e coscritto Pietrino Guglielmini, era andato a Milano e s’era unito all’Armée d’Italie. La decisione l’aveva portato fino a Waterloo, nel giorno dell’epilogo delle speranze dell’imperatore .

Il 22 giugno 1815, quattro giorni dopo la grande battaglia vinta dalla settima coalizione, costata 25000 uomini ai francesi e 16000 agli altri, l’avevano trovato, praticamente morto,  sotterrato da una pila di cadaveri.

La sua prigionia si sarebbe trasformata nella fuga rocambolesca, da cui sarebbe nato il mito dell’attraversamento della Manica, la più importante impresa natatoria di ogni epoca.

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