Roberto Del Bianco: i risultati della Squadra Nazionale partono da molto lontano. Lo SNaQ è il consolidamento di un modello pedagogico efficace che già ci caratterizzava

Si sono svolti allo Stadio del Nuoto di Riccione i Campionati Assoluti Invernali, manifestazione che quest’anno ha sicuramente una connotazione diversa dal solito, collocandosi tra due grandi eventi come l’Europeo che si è concluso da poco a Kazan e il Mondiale che avrà luogo ad Abu Dhabi a partire dal 16 dicembre.

A monitorare il tutto troviamo a bordo vasca il prof. Roberto Del Bianco, con il quale abbiamo scambiato qualche riflessione su questo sport che tanto è evoluto negli anni e tanto ci sta regalando in termini di soddisfazioni e di orgoglio. Un risultato per il quale si è cominciato a lavorare tanto tempo fa.

In qualità di Consigliere Federale responsabile del Settore Nuoto – Squadre Nazionali e alla luce dei risultati ottenuti nelle ultime competizioni, potrebbe darci la sua “fotografia” dello stato attuale del nuoto italiano?

Il nuoto italiano sta vivendo un momento positivo, non magico, ma sicuramente positivo. E la cosa strana è che questo accade in un momento in cui ci si aspettava tutt’altro. Questa pandemia ci ha fatto temere il peggio, anche se le conseguenze probabilmente si vedranno anche negli anni a venire. Temevamo che potesse essere un’inibizione al risultato, ma di fatto gli atleti si sono potuti allenare relativamente con continuità e abbiamo avuto una verifica dello stato di salute prestativa davvero notevole. Ma tutto questo non è frutto dell’ultimo periodo: Gwangju è stata l’ultima manifestazione di rilievo internazionale alla quale abbiamo partecipato prima della pandemia. In quell’occasione la squadra aveva già dimostrato di essere molto competitiva e presentava delle caratteristiche abbastanza attuali. Le punte fortunatamente non sono mai mancate nel corso della storia del nuoto italiano, ma se nel passato erano molto poche rispetto a tutto il resto, oggi esistono le punte e una base di atleti che ha un livello di preparazione nettamente superiore a quello di un tempo. Questa, a mio avviso, è la grande svolta. La squadra, vista in quest’ottica, acquisisce un valore decisamente superiore: risulta molto più competitiva, molto più determinata. L’Europeo di Kazan è stato molto positivo, molto entusiasmante, ma non è ex abrupto. È successivo ai Giochi Olimpici di Tokyo, che a sua volta erano successivi all’Europeo di Budapest, ecc. Sono stati dei risultati a fronte di due anni di costrizioni, ma per i quali c’erano già stati validi segnali già in precedenza.

Viene spontaneo, ed è giusto, lodare la Federazione per i risultati ottenuti. Ma la FIN si è caratterizzata in questi ultimi anni per una continua ricerca di miglioramento. Quali sono secondo lei i punti su cui focalizzarci per fare un ulteriore salto di qualità?

Credo che la riflessione vada fatta sul sistema globale, si tratta di un sistema sincretico. Sicuramente l’organizzazione è più adeguata ai tempi; c’è una maggiore preparazione nel “sistema squadra”; c’è una maggiore attenzione in chi guida il sistema. Anche vent’anni fa l’Italia era forte nel nuoto, ma tutto va contestualizzato al periodo storico. Attualmente, il momento storico che stiamo vivendo richiede e permette un’implementazione di tutti i sistemi, sia a livello qualitativo che a livello quantitativo. C’è un equilibrio tra programmazione e risultato ottenuto e l’organizzazione degli allenamenti da parte del tecnico è sicuramente più qualificata, più accurata. In questi anni non è aumentata solo l’istruzione a livello scolastico, ma anche la cultura. E quindi anche la cultura specifica. Oggi gli allenatori sono più adeguati a programmare nel modo e nel tempo i risultati e la durata degli stessi. Oggi sicuramente c’è una visione più lungimirante rispetto a un tempo.

Tutto questo viene combinato a una maggiore attenzione gestionale. Quindi da un punto di vista previsionale, medico, di supporto dei sistemi che devono accompagnare la preparazione in acqua, siamo molto migliorati. E la stessa attenzione viene utilizzata nella selezione, nel coinvolgimento e nell’integrazione  dei tecnici che partecipano alle attività nazionali e internazionali.

La Federazione Italiana Nuoto ha aderito al Sistema nazionale di qualifiche dei tecnici sportivi (SNaQ), un passaggio epocale. Come tutte le novità, necessiterà di un periodo di avviamento affiancato da un costante monitoraggio ed eventualmente di qualche aggiustamento. Il Settore Istruzione Tecnica, di cui lei è responsabile, a partire dal 2022 proporrà una nuova offerta formativa in linea con questa importante riforma. Quali sono i miglioramenti ai quali andremo incontro e quali le difficoltà?

Le difficoltà attuative che riscontreremo saranno quelle tipiche di tutti i sistemi nuovi, che necessariamente devono essere ritarati in funzione della situazione e del periodo. Come Federazione avevamo un modello formativo di qualità, per il quale abbiamo avuto molti riscontri positivi. Questo modello ci ha permesso di preparare i tecnici in maniera sempre migliore, rendendo quindi i risultati prestativi prevedibili e non frutto del caso.

Lo SNaQ è una svolta epocale in quanto rientra nel sistema nazionale delle qualifiche e viene riconosciuto a livello europeo. Ma la cosa più importante è che non va assolutamente a snaturare il modello pedagogico che avevamo costruito, in quanto è stato accettato dal CONI e ne rispecchia perfettamente i contenuti. Ovviamente c’è una parte di preparazione che caratterizza tutte le quarantaquattro Federazioni, l’elaborazione e la comunicazione dei contenuti specifici rimane quella che ci ha caratterizzato. Entrare in questo sistema prevede che gli argomenti siano implementati, e le procedure diversificate. I corsi oggi hanno una durata e una consistenza quasi raddoppiata rispetto a prima. Una parte verrà svolta online e una parte in presenza. In questo modo diventa possibile passare comunicazioni, non solo informazioni quindi ma anche elementi formativi, in maniera migliore, consentendo una più efficace interiorizzazione e apprendimento della materia. Con il risultato che l’effetto di questo metodo è più valido, più immediato e sicuramente più gratificante. Lo SNaQ per la Federnuoto non è stato altro che il consolidamento di modelli pedagogici già definiti e applicati, con l’implementazione necessaria per rispondere ai principi richiesti, e con un insieme di fattori che caratterizzano le procedure in fase applicativa.

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