Stefano Franceschi: “Alberto è molto motivato. Ha fatto delle gare superlative ed è emersa la sua mentalità da campione.”

Abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano Franceschi, allenatore di Alberto Razzetti. Le prestazioni di questo ragazzo sono state davvero strepitose, così abbiamo voluto sentire dalla voce del suo tecnico un commento su quanto visto ad Abu Dhabi.

Prestazioni incredibili quelle di Alberto, qual è il tuo pensiero?

I risultati di Alberto sono stati davvero superlativi. Se dieci giorni fa mi avessero chiesto se Razzetti avrebbe fatto questo tipo di prestazioni avrei risposto di no. Sono stati risultati inaspettati, non tanto per le capacità del ragazzo che sono sicuramente straordinarie, ma semplicemente perché lo avevo visto un po’ stanco. Aveva fatto la ISL a settembre dove aveva disputato delle ottime gare; successivamente ho voluto portarlo in altura per dargli un carico aerobico e portarlo ai campionati Europei di Kazan in una forma tale da permettergli di fare delle buone gare. E direi che la cosa è riuscita.  Poi è tornato alla ISL, dove ha gareggiato tantissimo. In quel periodo gli ho chiesto di nuotare durante la settimana, allenandosi, non pensare solo a gareggiare. In questo modo potevamo preparare i mondiali. Quando è rientrato però era abbastanza stanco e ho voluto farlo riposare per una decina di giorni. Nuotava, ma non cercavo né volume né qualità, volevo il mantenimento. Verso il decimo giorno ho visto che le cose cominciavano a cambiare, a mano a mano che ci si avvicinava all’appuntamento Alberto cominciava a ritrovare una condizione ottimale. Nonostante tutto, non mi aspettavo un tempo di 1’49”06 nei 200 farfalla e neppure 1’51”54 dopo quaranta minuti nei 200 misti.

Ma la motivazione di Alberto era alta, lui in queste gare si esalta in maniera esponenziale e ci mette davvero tanto del suo. Non credo che questi risultati siano frutto solamente dell’allenamento, penso che abbia inciso molto la sua competitività, il suo carattere, e il suo temperamento da campione. Ha voglia di fare risultato. La mente la fa da padrone. Il mio compito è quello di metterlo in condizioni di stare bene, negli ultimi giorni era cresciuto tantissimo. In questo periodo comunque abbiamo curato moltissimo la tecnica, le nuotate molto lente: io ci credo tanto ed è un lavoro importante secondo me. Nuotare lentamente e con una tecnica eccellente. Non ricercavo in maniera maniacale qualche riscontro fisiologico. Andando in finale in quel modo Alberto era esaltato, nel senso positivo del termine. Quindi era proprio carico: ha fatto un numero da capogiro. È stato veramente bravo.

È emersa una grande capacità di gestione della gara: il 200, qualunque sia lo stile nuotato, non si può improvvisare.

Questo è un aspetto sul quale ho lavorato tantissimo. In batteria dei 200 farfalla aveva fatto degli errori, delle subacquee troppo lunghe che ha pagato dopo. Invece nella finale ha gestito la gara in maniera eccellente. Nei misti invece, ultimamente non gli veniva benissimo la rana e lo stile, ma dipendeva molto dal fatto che era stanco. Invece qui ha nuotato in maniera “morbida”, si vedeva che si era riappropriato del suo corpo in acqua. Ha nuotato veramente bene. Anche qui ha gestito bene le subacquee nel dorso, che se troppo lunghe le pagava poi nella frazione a rana.

Tutto il tempo perso per insegnargli a gestire bene la distanza di gara, dosando correttamente le forze, è stato tempo speso non bene, ma benissimo! È un aspetto fondamentale e Alberto da questo punto di vista è un atleta che mi ascolta molto. Quando gli rilevo quello che c’è da aggiustare, lui cerca di farlo subito suo e di aggiustare il tiro. Anche questa è una qualità da campioni. Poi, sono del parere che l’ “occhiometro” a volte vale più del cronometro: quello che l’allenatore vede da fuori è importante, va tenuto in considerazione. Allora poi il cronometro dà le soddisfazioni.

Anche se il merito è dell’atleta! Sono loro in vasca, loro fanno il 95% e io contribuisco per il 5%. Diciamo che, se fatto bene, quel 5% ti può portare a fare una grande prestazione.

Ha realizzato due grandi prestazioni in meno di un’ora. Anche questo è notevole.

Sì, dopo quaranta minuti dai 200 farfalla ha nuotato i 200 misti con i risultati che abbiamo visto. Alberto è un ragazzo che ha una capacità di recupero notevole. Però diciamo che è anche un po’ di metodo e mentalità: Razzetti è un atleta di altissimo livello, ma anche con il settore giovanile nella mia squadra, la Livorno Aquatics, voglio abituare i ragazzi a fare più gare nello stesso giorno. Anche questo è allenamento. Spesso è una paura dell’allenatore, ma i ragazzi hanno voglia di gareggiare, e farglielo fare li abitua a sopportare le fatiche, fisiche e mentali, che questo comporta. Alberto ha fatto due gare che sono anche impegnative da un punto di vista di meccanismi energetici. Ma con un allenamento adeguato non sono cose impossibili. Poi sicuramente c’è da dire che Alberto non è uno qualunque. Ma il campione a volte nasce tale, ma il più delle volte lo diventa. E lì l’allenatore può fare la differenza, nel bene e nel male.

Alberto, come atleta, è cresciuto in maniera incredibile anche grazie al gruppo: è vero che il nuoto è uno sport individuale, ma lavorare bene in gruppo può fare la differenza. Lui si allena con Matteo Ciampi e Sara Franceschi e devo dire che sono di stimolo l’uno per gli altri. La squadra ti permette di fare quel salto di qualità che da solo è più difficile: ti supporta nei momenti di difficoltà e ti permette di tirare fuori il meglio di te. Non è un aspetto secondario!

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