Melbourne 56. Finalmente in gara.

1956 la partenza dei 100 donne

 

Il problema di Harry Gallagher era il pass. Non glielo avevano dato. Naturalmente entrava lo stesso. Una volta la sicurezza lo aveva quasi preso. Il giorno dei 100 per entrare s’era nascosto nel furgone che portava il cloro. Ce l’aveva fatta. Ma era tanto arrabbiato che se la prese con gli ufficiali gara. Perché James Counsilman, l’allenatore americano, poteva stare lì a cronometrare i suoi e lui no?. La risposta seccata era stata una sferzata: “Come ha fatto lei ad arrivare al piano vasca?”. Harry invece di rispondere aveva attaccato. Era offeso. Il suo Jon stava per gareggiare contro gli americani e loro stavano lì a menarla con lui?. Ma gli ufficiali gara non avevano mollato. Con disprezzo gli avevano detto chiaro che Counsilman era un dilettante e poteva stare lì, lui no.

100 uomini

Un santo in cielo, però, Harry ce l’aveva, perché alla chiamata i giudici si distrassero e lui ne approfittò per dileguarsi. Così gli fu possibile assistere al miracolo della resurrezione australiana. Jon Henricks, il suo Jon Henricks, gli apparve come una tigre affamata che entra nell’arena. Una tigre che balza sulla preda, sapendo già che è fatta. Al tuffo fu subito davanti. Primo all’inizio, primo alla fine. Una prova di assoluta superiorità. La nuotata era da record: oro e record mondiale. John Devitt, atleta di Sam Herford, arrancando ad un ritmo frenetico, aveva conquistato il secondo posto. Gary Chapman, pupillo di Frank Guthrie era arrivato terzo. Gli americani erano dietro.

primo Gallagher, secondo Herford, terzo Guthrie

Il trionfo era australiano, ma nella testa di Harry rimbalzava un’altra graduatoria: primo Gallagher, secondo Herford e terzo Guthrie. Godimento tutt’altro che sottile. Ad Harry , però, vennero in mente anche tante altre cose. Per esempio: “Come era accaduto che, senza un motivo particolare, sei anni prima fosse andato in quella piscina di North Sydney a vedere un ragazzo arrivare ultimo in una gara scolastica?”. perché lo aveva preso con sé? Un miracolo? Quel biondino ora era lì a trionfare. Era forse stata una risposta alle sue preghiere?

piano gara

Dawn Fraser aveva commentato a suo modo: ” Lo sparo mi ha spaventata a morte” ” Il via è come un fottuto cannone che esplode“. “Quando la pistola spara immagina che il proiettile stia correndo verso il tuo didietro; questo ti farà muovere!”, Rispose Harry, che con lei poteva permetterselo: “Devi essere la prima in acqua. Poi ripeti a te stessa, Sono la nuotatrice più veloce al mondo nella prima vasca! Partirò allo sparo e nessuno mi passerà mai”. Harry ci credeva davvero. Dawn anche, ci credeva. Era il più semplice dei  piani gara possibili. Però poteva funzionare.

la gara

La gara dei 100 donne andò così. Al via Dawn uscì quell’attimo davanti a tutte. Lanky Faith Leech, la forte nuotatrice del Victoria, era ad una mezza mano di distanza. Imperturbabile, Lorraine Crapp aveva preso invece la sua bracciata. Solo apparentemente lenta. Era appena dietro le due, allo stesso livello di Virginia Grant, la canadese troppo muscolosa per andare forte e forse troppo poco allenata per vincere. Ma saliva. A metà della prima vasca Dawn era ancora avanti. Harry temeva Lorraine. Sapeva quanto era tenace. Era un adesivo che logorava gli avversari, per mangiarli, centimetro dopo centimetro. Ora si stava avvicinando. Seimila persone urlavano e applaudivano contemporaneamente, mentre le ragazze australiane si battevano per un piccolo vantaggio. Alla virata Dawn e Lorraine erano quasi pari. Faith era terza. Dietro a loro c’era quella piccola americana, Shelley Mann.

arrivo

Le ginocchia di Harry cedettero. Si appoggiò al muro mentre le atlete disputavano la loro ultima vasca. Agli ultimi 25 metri Harry si ritrovò a pregare: “Per favore Dio, lascia che vinca the Wild“. Poi si trovò a pregare Dawn. “Ricorda, Dawn, ricorda la fame, e combatti”. Lorraine sembrava inarrestabile, come uno tsunami. Ma le dita di Dawn lampeggiarono ancora davanti. Le teste si sfidavano. Il traguardo stava arrivando velocemente. Dawn istintivamente nuotò le ultime cinque bracciate senza respirare. Le mani toccarono il muro. Gli schizzi e le onde dei nuotatori, però, impedirono d’intuire il responso. I cronometristi fecero il classico passo indietro e posarono i loro strumenti. I giudici si consultarono. Guardarono le strisce. Poi con le teste annuirono, per decretare il loro accordo.

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Harry tratteneva il respiro. Gli pareva che il tempo si fosse bloccato. Finalmente arrivò la risposta che attendeva. Dawn Fraser aveva battuto Lorraine Crapp al tocco, esattamente per la distanza che aveva guadagnato con la partenza. Tutte quelle settimane di pratica dal terzo gradino dello stand di cemento di Drummoyne, quelle dita dei piedi ferite, quei trucchi per fargli fare un centimetro in più, avevano dato i loro frutti. Il futuro di Dawn erano stati una bracciata e una partenza. Gli occhi di tutti  però erano ancora puntati sul tabellone. Un’altra emozione. Record mondiale! E poi il nuovo trionfo australiano: le ragazze erano prime, seconde e terze. Tutto il podio. Come un’onda gigante la folla si era alzata in piedi e aveva cominciato ad applaudire. Uno scroscio. Un fragore. Un tuono. Quell’applauso sembrò non fermarsi più.

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