Una donna per coach – Sandra Michelini: “Cuore e passione. Questo lavoro richiede tanto sacrificio e i risultati arrivano col tempo”

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle allenatrici che in Italia hanno contribuito in maniera importante a dar lustro al nostro sport. Questa volta tocca a Sandra Michelini, capo allenatore della società Esseci Nuoto di Calenzano (FI).

Un nome noto nel mondo del nuoto: Sandra è stata atleta della Nazionale, è allenatrice di Leonardo Deplano. Ha allenato Giulia Ghidini sempre con la Esseci Nuoto, il cui presidente è Lorenzo Carbonari, atleta di riconosciuto valore internazionale negli anni ’80. Inoltre, insieme a Tanya Vannini, sono state le uniche allenatrici ad aver vinto una medaglia in un contesto internazionale assoluto nel 2021.

Sicuramente una figura carismatica, colpisce la sua schiettezza, mista a ironia, che la porta sempre a dire ciò che pensa. Innamorata del suo lavoro, non solo Sandra allena il settore agonistico con ottimi risultati, ma riveste il ruolo di direttore tecnico, di coordinatore della Scuola Nuoto, segue il fitness, è docente regionale e diplomata ISEF.

Un passato importante da atleta della Nazionale non significa necessariamente un futuro da allenatore. Ma nel tuo caso non è stato così: il bordo vasca è esattamente il tuo posto. Come è maturata la tua scelta di diventare allenatrice?

Ho smesso di nuotare a settembre dell’ ’89, e per me il passaggio è stato davvero automatico: da dentro l’acqua a fuori dall’acqua. A ottobre di quell’anno stavo già seguendo gli esordienti C per la Rari Nantes Florentia e davo una mano anche a un collega nella pallanuoto dei piccoli. La cosa di cui mi sono resa subito conto, e che per certi aspetti è stata anche un po’ imbarazzante, è il fatto che essere stata atleta fino a un minuto prima non significa essere in grado di trasferire e di insegnare istantaneamente agli altri ciò che sai. Non hai assolutamente consapevolezza dell’empatia che serve, della sensibilità che devi avere per poter svolgere questo lavoro. Mi sono sentita un po’ in difficoltà, mi mancava la preparazione per poter stare a bordo vasca alla quale ho sopperito con l’entusiasmo e la voglia di esserci, inventandomi e cercando di capire. Sono anni che ricordo con incredibile affetto perché, comunque, con quei bambini mi sono divertita tantissimo. E successivamente per quanto riguarda la formazione non sono di certo rimasta a guardare: a uno a uno mi sono sudata tutti i brevetti federali e nel frattempo ho fatto l’ISEF ed ho una formazione universitaria in psicologia dello sviluppo. Tutto era finalizzato al mio lavoro a bordo vasca.

 

L’esperienza mi ha portato a realizzare che se sei un bravo atleta, e le cose in acqua ti vengono facili, può essere più difficile, in alcuni momenti, stare a bordo vasca. Se un atleta è meno dotato e nel corso della sua carriera ha dovuto faticare più degli altri per arrivare a qualche risultato, probabilmente sarà un allenatore molto più bravo e molto più attento. Ci si aspetta che chi sta in acqua senta quello che sentivamo noi: ma non è per tutti così. Ogni atleta ha una sua peculiarità e un suo modo di stare in acqua, bisogna capire questo e riuscire a cucire per ognuno il vestito più adatto!

Alla Rari Nantes Florentia mi sono costruita un bagaglio notevole di esperienze che sicuramente mi sono tornate utili nel mio lavoro qui a Calenzano. Sono qui dal 2000 e sono felice e orgogliosa di quello che siamo riusciti a creare e dei risultati che siamo riusciti a ottenere. Se ci metti il cuore e la passione, qualcosa di buono viene fuori prima o poi. Inevitabilmente. Questo lavoro richiede tanto sacrificio e i risultati arrivano con il tempo. Ma cuore e passione non servono solo per fare l’allenatore: anche l’istruttore, il coordinatore. Tutte le figure che stanno a bordo vasca. Paradossalmente credo che un tecnico appassionato possa essere a volte migliore di un tecnico solo qualificato.

Il tuo passato di atleta in che modo quindi ti è tornato utile per svolgere il ruolo di allenatore?

Conosci la fatica che c’è dietro a certi risultati. Sai cosa devono sopportare, quanto devono faticare: quella è una cosa che ti rimane addosso. E poi riesco a fare un gustoso mix fra quanto appreso nei testi e l’esperienza. Se osservo chi ho in vasca, riesco ad andare oltre all’analisi che si può fare. Ci sono passata prima e riesco a interpretare alcuni segnali. Questo è sicuramente un vantaggio. E poi non mi sono risparmiata nella formazione: questo è un passaggio fondamentale.

Ho un’idea tutta mia sulla sensibilità delle mani e del corpo in acqua, il sentirla con le mani, sentire che avvolge il corpo, e tu ti ci muovi in mezzo, ci vivi in quel liquido, deve essere il tuo. Cerco di sensibilizzare molto i miei ragazzi su questo aspetto, perchè ritengo sia di fondamentale importanza.

Spesso parlando di allenatore si pensa a un uomo. Come donna, hai avuto difficoltà a portare avanti la tua scelta lavorativa?

Non sono una persona che si lascia facilmente mettere i piedi in testa. Sono una donna, ma lavorativamente penso di essere a tutti gli effetti come un maschio. Una delle mie principali caratteristiche è che se devo dire una cosa a qualcuno, la dico. Indipendentemente che sia un uomo o una donna il destinatario del mio messaggio. Sicuramente è un lavoro visto più al maschile, ma non vuol dire assolutamente nulla. La cosa che forse ci differenzia è che noi dobbiamo dimostrare quanto valiamo, a volte per un uomo questo non serve. Ma forse non è nemmeno questo. Onestamente credo che si tratti più di una sorta di cliché culturale.

Io non ho mai avvertito un senso di inferiorità o di inadeguatezza o di “ghettizzazione” di genere, caratterialmente non mi appartiene.

Per quanto riguarda le competenze, non credo ci siano differenze. Se una persona è preparata e qualificata, che sia uomo o donna non fa alcuna differenza. Io personalmente penso di avere molta fantasia, ma non necessariamente è una caratteristica legata al fatto di essere donna. Probabilmente dipende dal fatto di essere Sandra Michelini.

Quali sono, secondo te, i vantaggi e quali gli svantaggi nell’essere un’allenatrice?

Se oltre a essere donna sei anche mamma, i vantaggi si moltiplicano. Riusciamo a vedere un po’ più distante e siamo un pochino più problem solving. In quanto donne, siamo più avvantaggiate nei rapporti con un’atleta femmina. I disagi legati alle problematiche mensili forse ci sono più familiari, per esempio, e riusciamo a comprenderli e a gestirli senza alcun clamore, dando anche sicurezza alla ragazza. Un uomo può avere più difficoltà.  Ma anche con gli atleti maschi si riesce a creare un legame di confidenza e di dialogo molto positivo. Credo che dipenda molto dal mettere o non mettere filtri tra noi e loro, se dai lealtà e ne insegni il senso, se hai rispetto e ne fai capire il significato… questi ti vengono restituiti e i rapporti crescono belli e consistenti.

Fondamentalmente non credo ci siano vantaggi o svantaggi, penso ci siano situazioni da gestire. Oggi le cose si presentano sempre più complesse. Sicuramente il Covid ha avuto la sua parte, ma come allenatori ci scontriamo con la scuola, la società, le famiglie, e non è detto che tutti ci adoperiamo per lo stesso obiettivo.

Che consiglio ti senti di dare alle donne che vorrebbero fare questo lavoro?

Se si tratta di una donna single, non ha bisogno di nessun consiglio: è al pari di un uomo. Se si tratta di una donna che nel suo futuro vede anche una famiglia propria, allora la questione cambia. Nella seconda ipotesi serve una grande capacità organizzativa, è fondamentale per riuscire a incastrare allenamenti, gare, figli, scuola, spostamenti…

Sei allenatrice e sei anche mamma. Come sei riuscita a coniugare tutto questo?

Come dicevo prima, serve essere organizzati. Non solo: bisogna anche essere veloci. Pensare, organizzare e attuare. Non puoi permetterti di perdere tempo. Sono mamma di due figli e l’impianto in cui opero non è fuori dalla porta di casa, io vivo a Firenze. Perciò devo considerare anche il viaggio. I ragazzi praticamente mi seguono perché nuotano anche loro. Usciti da scuola si parte con pranzo in macchina, autostrada e via. Andiamo tutti in piscina e lì rimaniamo fino a sera. Dopo l’allenamento svolgono i loro compiti, in totale autonomia, fin da piccoli. Questo per quanto riguarda la piscina, poi c’è tutto il resto che mi attende a casa. Se non hai una buona capacità organizzativa, non ce la fai. L’aspetto positivo è che i figli, in un contesto come questo, sviluppano una notevole indipendenza, che gli servirà nella vita, da adulti. Nei primi anni di vita sono stata una mamma “chioccia”, li portavo in vasca con me, mi seguivano alle gare, hanno respirato fin da subito il cloro! Ma in questo modo sono sempre stati con me, non dovevo affidarli alle cure di nessuno.

Parlaci di Leonardo Deplano, reduce da un mondiale in vasca corta dove si è distinto non solo per le medaglie che sicuramente fanno piacere, ma per aver dimostrato di essere un atleta davvero promettente.

Leonardo “natatoriamente” è nato tra le corsie dell’Esseci Nuoto. Lo dico con grande soddisfazione perché è a tutti gli effetti un atleta che è cresciuto con noi. Quando lo vidi mentre nuotava ai corsi di scuola nuoto, insieme all’istruttore che lo seguiva, non ebbi alcun dubbio. Lo seguo personalmente dal primo anno della categoria ragazzi. Ora è tesserato per Il Circolo Canottieri Aniene, ma per il momento continua ad allenarsi qui.

Mi aspettavo che facesse un buon mondiale, non pensavo che realizzasse così tanto. Sono stati due anni di passione, non semplici ma di costruzione: questo Covid ce ne ha fatte provare di tutti i colori. Non posso provarlo concretamente, ma dai segnali che mi dava in acqua Leonardo era pronto per esplodere nel suo 50 a marzo 2020. Gli avevo fatto fare dei lavori specifici che portavano tutti al risultato ottimale e lui in vasca rispondeva benissimo.

DEPLANO Leonardo ITA
Men’s 50m Freestyle
Abu Dhabi – United Arab Emirates 18/12/21 Etihad Arena
FINA World Swimming Championships (25m)
Photo Andrea Masini / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Non abbiamo ancora completato il lavoro che potrebbe portarlo a gareggiare agli stessi livelli anche sul 100, ma per come sta in acqua Leonardo lo può fare sicuramente. Ha una nuotata morbida e distesa che gli consente di spaziare sia su un 50 che sulla distanza doppia. Il velocista puro, quello che nuota i 50, in quella distanza spara tutto. Se devi fare anche un 100, serve la gestione della distanza ed è un lavoro che richiede il suo tempo per la preparazione. Finché non completi il lavoro, l’atleta è ancora un po’ indefinito. Ma non è stato tempo sprecato, anzi. Sono stati tutti lavori che Leonardo ha messo in cascina e ha saputo tirarli fuori nel momento giusto.

La preparazione prima dei Mondiali di Abu Dhabi è stata parecchio complessa perché ci si trovava a caricare e scaricare a distanza ravvicinate per le molte gare che doveva affrontare. Ma la fortuna è che ci conosciamo bene e da tempo e quindi siamo riusciti a capirci e a sincronizzarci in maniera ottimale.

Leonardo ha disputato delle bellissime gare nel Mondiale di Abu Dhabi che era in vasca corta. Come sua allenatrice lo vedi più prestante nella vasca corta o nella vasca lunga?

Ora come ora mi sento di dire che il 50 gli viene meglio in lunga, mentre per il 100 è ancora da preferire la vasca corta. Ma, come dicevo prima, sui 100 stiamo ancora lavorando. Ci troviamo anche a fare i conti con il fatto che in Toscana non ci sono molti impianti con la vasca da 50 coperta. Fortunatamente sono riuscita a trovare una corsia a Bellariva a Firenze per l’allenamento della mattina. Ma purtroppo è complessa la situazione e allenarsi in lunga qui in Toscana non è facile.

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