Jacco Verhaeren: “I giovani di oggi vogliono divertirsi … è importante interessarli”

Il nuovo direttore tecnico delle squadre francesi Jacco Verhaeren, tecnico olandese in carica dal settembre scorso, già CT della nazionale di Olanda e Australia con una breve parentesi in Germania, guiderà il nuoto transalpino fino ai Giochi olimpici casalinghi di Parigi 2024, riprendiamo alcuni passaggi piuttosto interessanti da una intervista della federnuoto di Francia in cui il tecnico fa il punto della situazione e racconta la sua visione per il futuro del nuoto francese.

da FFN

Il primo tour per conoscere le realtà dei top club nazionali.

Per il momento mi sono concentrato sui top club, quelli che riuniscono i nuotatori della nazionale: Marsiglia, Martigues, Antibes, Nizza, INSEP, Béthune, Amiens, Tolosa e Font-Romeu. Per me è stato fondamentale immergermi nell’ambiente di questi team per capire come funzionano e per valutare gli strumenti a loro disposizione, sia in termini infrastrutturali, sia in termini medici o tecnologici. Questa è una prima fase di osservazione, nei prossimi mesi sarò più concentrato sulla pianificazione del progetto generale che segnerà le prossime tre stagioni, quelle che ci porteranno ai Giochi di Parigi del 2024.

In merito alla collaborazione tra i club e gli allenatori francesi.

Non ci sono ostacoli, ma penso che ci siano alcune cose che possono essere migliorate per facilitare gli scambi e l’evoluzione di tutti. Gli allenatori sono concentrati sul loro programma, il che è perfettamente normale, ma è importante coinvolgerli di più nel progetto della nazionale in modo da poter lavorare insieme, soprattutto sulle staffette.

Gli obbiettivi, l’importanza della vasca corta …

La priorità è vincere medaglie, individualmente o collettivamente. Tuttavia sono convinto che siamo più forti come gruppo. Lo stesso discorso vale per il dibattito fra gare in corta e in lunga. In Francia la cultura dei 25 metri è meno sviluppata, la priorità viene data ai Giochi Olimpici, ai Mondiali e all’Europeo in vasca lunga, ma non si possono trascurare le gare in vasca corta, semplicemente perché questi appuntamenti sono un’occasione per confrontarsi con l’élite mondiale facendo esperienza sulla scena internazionale. Marie-Ambre Moluh, ad esempio, è una giovane nuotatrice che ha gareggiato ai Mondiali di Abu Dhabi, alla sua prima competizione internazionale non ci aspettavamo che salisse sul podio, ma piuttosto che imparasse da questo contesto. La prossima volta che si troverà in questa situazione saprà come affrontarla e soprattutto come affrontare le sue emozioni. Si adatterà alla situazione e poi seguirà la performance. Il mio messaggio agli allenatori francesi è questo: non puoi solo costruire programmi ed allenare i tuoi nuotatori, devi anche insegnare loro a padroneggiare l’ambiente competitivo!

Per cambiare questa cultura e questo approccio alla preparazione è fondamentale partecipare a gare internazionali di corta e di lunga. È in questo contesto che si forgiano prestazioni e campioni, è mettendo insieme batterie, semifinali e finali che i nuotatori francesi cresceranno e matureranno. È gareggiando con i migliori che diventi migliore. Quello che ho avuto modo di vedere nei club francesi da settembre è molto interessante: i nuotatori francesi si stanno allenando molto duramente. Senza dubbio. Ma a volte troppo… Io stesso ero un allenatore e so che vogliamo sempre fare di più, rischiando di fare troppo. La sfida è trovare il giusto equilibrio tra allenamento e competizione senza mai dimenticare che ci si allena sempre per quest’ultima.

In merito al suo ruolo con la nazionale francese

Sono qui per stabilire una linea guida. Osservo, ma non interferisco mai con il lavoro degli allenatori. Se mi viene posta una domanda mi permetto dei consigli. Ad ogni modo non esiste un metodo unico nello sport di alto livello. Ognuno è libero di creare e innovare. E da quello che ho visto finora ai tecnici francesi non mancano le capacità e le idee. Sono qui per rendere loro le cose più facili.

Sulla situazione del nuoto transalpino a tre anni dai Giochi olimpici.

C’è tutto, dobbiamo solo organizzare le cose e discutere di più per andare avanti insieme verso i Giochi di Parigi 2024. Tre anni ci separano da questa scadenza cruciale per il nuoto e lo sport francese.

La scadenza è la stessa per tutti! Il contesto sanitario ha stravolto il calendario internazionale. I Giochi di Tokyo sono stati rinviati di un anno. Devi adattarti e lavorare di conseguenza. Tutti devono trovare le risposte per affrontare i Giochi di Parigi in condizioni ottimali. Questa è la nostra missione. Non dimentichiamo però che nello sport di alto livello nulla è mai perfetto, in Francia o all’estero. Dobbiamo ottimizzare costantemente le scadenze, affrontare contrattempi e ostacoli, adattarci e trovare soluzioni. I francesi lo hanno dimostrato in passato. Per più di dieci anni (2004-2016), i nuotatori tricolore hanno vinto titoli e medaglie in tutti i continenti e in tutte le competizioni del pianeta. Se lo hanno fatto, possono farlo di nuovo.

Quando sei un allenatore sei sempre sotto pressione, devi imparare a conviverci, devi dominarla. Il giorno in cui scompare è ora di fare qualcos’altro. La pressione dovrebbe essere vista anche come un motore, un carburante e una fonte di ispirazione e motivazione. A mio parere se viene padroneggiata e controllata, la pressione è una fonte di progresso sia per gli allenatori che per i nuotatori.

Sui giovani

I giovani sono cambiati. Non sono più quelli di vent’anni fa. I giovani di oggi vogliono divertirsi. Stanno cercando attività divertenti. Il piacere è molto importante per loro. Direi anche che è il loro motore. Se non si divertono guarderanno altrove e cambieranno disciplina. Mi sembra quindi importante interessarli, trovare un modo per affascinarli durante tutta la loro adolescenza, per fargli desiderare di investire e lavorare, soprattutto tra i 12 e i 15 anni. Certo, devi allenarti e imparare, ma puoi farlo in modo diverso e offrire sessioni divertenti senza trascurare tecnica ed impegno. Non possiamo trattare i giovani nuotatori come “mini-olimpionici”.

Ulteriori dettagli nell’intervista integrale, segue il link.

Photo A.Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

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