Emiliano Brembilla: “L’odore ti cloro ti resta addosso, ti resta in testa. E questo accade quando ami ciò che fai.”

Centro Federale di Verona. La vasca da 50 metri è uno spettacolo che gonfia il cuore a tutti i malati di cloro: pallanuoto, sincronizzato, nuoto di alto livello ed esordienti. Bambini e ragazzi impegnati e divertiti in ogni sorta di attività; allenatori coinvolti e sorridenti allo stesso tempo. Una luce vera e propria in un momento terribilmente buio per il nostro sport.

Osservo attentamente l’allenatore degli esordienti, un pò mi viene da sorridere: sono lì, in acqua, attenti a ogni spiegazione, pronti a eseguire quanto viene loro richiesto, nessuno parla, ma tutti sorridono. E sono allegramente inconsapevoli, o quasi, di chi sta davanti a loro. L’allenatore, certo! Nulla di strano. Se non fosse per il fatto che si tratta di Emiliano Brembilla, responsabile del settore agonistico nuoto della Fondazione Marcantonio Bentegodi.

È davvero bello vedere un ex atleta di altissimo livello come sei stato tu, nei panni dell’allenatore, ma soprattutto nelle vesti di allenatore di piccoli atleti come possono essere gli esordienti.

Diciamo che anche per gli atleti di alto livello un pò di gavetta è utile. Fondamentalmente noi siamo in grado di allenarci ma non è detto che siamo in grado di allenare. Non ho l’ambizione di diventare un grande allenatore: mi piace mettere in pratica quello che ho studiato, mi piace insegnare e mettere a disposizione dei giovani nuotatori quello che ho vissuto con la mia esperienza di atleta. Posso essere testimonianza vera di alcune cose che loro stessi si trovano a vivere.

Per quanto riguarda gli esordienti, li seguo per due semplici motivi: uno perché il quadro societario non riusciva a sostenere il costo di un altro allenatore, due perché nel gruppo c’è anche mia figlia e in questo modo riesco ad ottimizzare le tempistiche familiari con quelle lavorative. Ma fondamentalmente è un piacere seguire questo gruppo. Alcune volte rifletto e penso che sia preferibile allenare gli esordienti: sono ancora “puri” e non mi conosco granché perciò hanno un grande rispetto della figura dell’allenatore. Ciò che chiedi, loro lo fanno per filo e per segno. Ti ascoltano.

Con gli atleti più evoluti, dove ci addentriamo nel periodo dell’adolescenza, diventa tutto un pochino più complicato. Ma in entrambi i casi ci si diverte molto e ho elementi positivi per portare avanti la mia esperienza da allenatore.

Quali categorie di atleti segui?

La società è divisa in gruppi dove abbiamo il gruppo dei ragazzi che vanno ai campionati italiani assoluti e di categoria, gli esordienti che hanno fatto il passaggio di categoria e necessitano di un percorso un pochino più rigoroso, e poi abbiamo una serie di atleti misti dove abbiamo ragazzi che non riescono a venire tutti i giorni della settimana oppure arrivano più tardi per motivi scolastici ma che comunque hanno voglia di impegnarsi, di allenarsi e di nuotare. Io seguo questo gruppo qui.

Il nuoto in questi anni è evoluto in maniera incredibile. Qual è la tua opinione, visto che hai sperimentato il duplice ruolo: quello di atleta e quello di tecnico?

L’atleta come potevamo essere io, Massimiliano Rosolino, Domenico Fioravanti e Davide Rummolo, era un atleta che si collocava agli albori di un movimento che poi sarebbe esploso. Prima di noi c’erano ugualmente nomi importanti come Luca Sacchi, Giorgio Lamberti, Manuela Dalla Valle. Ma erano numeri che potremmo dire che oggi sono triplicati. Federica Pellegrini ha dato uno slancio al nostro sport in maniera incredibile, è stata la capostipite di questi risultati incredibili. I giovani di oggi voglio emulare questa grandissima atleta, da ogni punto di vista, sia come sportiva che nella vita. La cosa bella di oggi è che ci sono molti più atleti di alto livello, ma soprattutto in più specialità. Copriamo tutte le distanze, da 50 ai 1500, in vasca e nelle acque libere. Questo è un chiaro segnale di un movimento che è cresciuto: ci fa capire che oltre agli atleti ci sono dei tecnici molto bravi e molto preparati. Allenatori che riescono a leggere in maniera molto più approfondita ciò che hanno davanti. Qui a Verona abbiamo anche l’esempio di Thomas Ceccon, che è cresciuto con Alberto Burlina da quando era ragazzino e oggi ce lo ritroviamo con una medaglia olimpica al collo. Ed è solo uno dei tanti esempi positivi che ci sono. Con mia figlia non insisto troppo perché voglio che si senta libera di fare ciò che le piace, però guardare Thomas alla televisione durante le gare e poi essere qui in vasca nella corsia a fianco alla sua è qualcosa di straordinario ed emozionante. Come poteva essere per me vedere Giorgio Lamberti che premiava al trofeo a Brescia a cui partecipavo anch’io: volevo a tutti i costi la medaglia solo per poter essere premiato da lui. Sono emozioni forti e molto positive.

Davide Rummolo, Emiliano Brembilla, Stefano Rubaudo, Giovanni Franceschi
Convegno Allenatori di Nuoto 2019
Federazione Italiana Nuoto – Settore Istruzione Tecnica
FIN – SIT
Riccione (RI) 22-24 novembre 2019 23/11/2019
Palariccione
Credits: Giorgio Scala/Deepbluemedia

 

Nei viaggi si parla di “mal d’Africa” pensando alla nostalgia di paesaggi e atmosfere selvagge, ma nel nostro sport potremmo parlare allo stesso modo di “mal di cloro”.

Assolutamente sì, è qualcosa che non ti scrolli di dosso. L’odore di cloro ti resta addosso, ti resta in testa. E questo accade quando ami ciò che fai. Il nuoto non è uno sport facile perché, oltre a una preparazione molto impegnativa perché ti devi muovere in un elemento che non è naturale per noi umani, c’è una preparazione mentale importantissima. Per quanto ci possano essere dei compagni di squadra con cui condividi le fatiche dell’allenamento, il lavoro grosso lo devi fare con te stesso, guardare il fondo della vasca e ogni tanto guardare a bordo vasca. Se non riesci a stare bene con te stesso mentre ti alleni, ha perso in partenza.

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