Cinzia e Roberto Pellegrini: “Federica sa che noi ci siamo sempre. Siamo cresciuti insieme a lei, come genitori e come coppia”

Che cosa c’è dietro un grande campione?

Di tutto! L’elenco potrebbe essere davvero lungo. Ma la prima cosa che viene in mente è che dietro ad ogni campione generalmente c’è una famiglia. Dei genitori, dei familiari che silenziosamente rivestono un ruolo fondamentale per la vita, sportiva e privata, del proprio figlio o figlia.

Abbiamo voluto approfondire questo aspetto insieme a due genitori che hanno vissuto situazioni belle e meno belle. Ma il loro apporto, pur essendo discreto e silenzioso, si è sempre rivelato prezioso e fondamentale: Cinzia Lionello e Roberto Pellegrini, i genitori di Federica Pellegrini.

Federica Pellegrini – CC Aniene (a dx) con il padre , Roberto (a sx) e la mamma, Cinzia
Campionati Italiani Assoluti Nuoto Primaverili
Riccione Italy 8 – 12/04/2013
Day 03 finali finals 10 aprile
Photo Giorgio Scala/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Essere genitore è il lavoro più difficile del mondo. Ma anche il più bello. Cosa significa essere genitore di un’atleta di altissimo livello? Indipendentemente dal fatto che la propria figlia è Federica Pellegrini.

Cinzia: Essere genitore di un’atleta di altissimo livello comporta essere presenti, essere a disposizione, esserci sempre. Per Federica è fondamentale sapere che noi ci siamo.

Roberto: Non è stata una cosa difficile o per la quale abbiamo fatto fatica, ci è venuta naturale. Siamo praticamente cresciuti con lei anche come genitori. Bisogna essere presenti, ma non ha nulla a che vedere con qualcosa di faticoso o di difficile.

Cinzia: Non ci aspettavamo sicuramente la carriera che Federica ha avuto. Accompagnavamo lei e il fratello in piscina perché il nuoto è uno sport che fa bene, credo sia il pensiero che fanno molti genitori quando cominciano a far frequentare gli impianti ai propri figli. Non lo porti con l’idea di farne un campione. Ma evidentemente il destino era un altro. All’inizio con Federica non è stato facile farla nuotare, poi però crescendo, un istruttore l’ha segnalata per il preagonismo. Il pensiero di noi genitori è stato assecondare ciò che a lei piaceva, senza imporle nulla. E da lì è iniziata l’avventura.

Roberto: Nel momento in cui Federica è diventata un’atleta di alto livello si trattava più che altro di supportarla, aiutarla nel gestire la tensione, e non proteggerla da qualcosa. Siamo cresciuti anche noi insieme a lei.

Roma 29th July 2009 – 13th Fina World Championships .From 17th to 2nd August 2009.200 m Freestyle women’s .i genitori di Federica Pellegrini ITA Gold Medal and New W.R..Medaglia oro e nuovo record del mondo.photo: Roma2009.com/InsideFoto/SeaSee.com .Foto Andrea Staccioli Insidefoto

 

Ogni genitore cerca sempre di agire per il bene dei propri figli e, anche se in buona fede, a volte si possono commettere degli errori. È umano. Guardando a ciò che è stato fino ad ora, c’è qualcosa che, se poteste tornare indietro nel tempo, non rifareste più o che comunque vorreste cambiare?

Roberto: Guardando indietro sì, ci possono essere cose che magari ora faremmo in maniera diversa. Ma probabilmente sono servite per quello che è successo dopo. E purtroppo non ne abbiamo la contro prova.

Cinzia: Stiamo pensando entrambi alla stessa cosa: Federica è andata a Milano che aveva sedici anni, quindi era piccola. Aveva appena vinto la medaglia olimpica e lei voleva seguire il suo allenatore di allora, Max Di Mito, che le aveva fatto fare il salto. Noi abbiamo acconsentito. Ma lì tutti volevano un pezzettino di Federica e lei non stava bene a Milano. Cercavamo di farle capire che tutti in realtà le volevano bene, che si stavano dando da fare per lei. Avrei dovuto ascoltarla di più e ascoltare di meno gli altri. E così facendo magari l’avrei portata via prima. Però Fede davanti alle cose negative reagisce, e quindi potrebbe essere che questo sia comunque servito per tutto quello che è stato il dopo.

Roberto: È la prima volta che lo diciamo. Noi genitori, in quel periodo, l’avevamo protetta molto e sapevamo quello che Federica faceva a Milano. Forse era troppo presto rispetto all’età e alle aspettative. Era una ragazzina, che piano piano diventava donna.

Cinzia: Diceva che sentiva molto la mancanza di casa, che si sentiva sola e le mancavano i suoi affetti e le sue amicizie. In quel periodo lei vedeva tutto nero, noi le dicevamo che stesse tranquilla, che tutti a Milano le volevano bene.

Roberto: Noi pensavamo che, in qualche modo, fosse colpa sua, che questo disagio dipendesse da lei. E invece non era così. Aveva ragione lei. Siamo stati fortunati perché si trattava di Federica. Fosse stata un’altra ragazzina, con un altro carattere rispetto al suo, non sarebbe andata così. Da genitore cercavo di farle vedere le cose in maniera diversa; col senno di poi forse non l’avrei portata via però avrei cercato di gestire le cose in maniera diversa. Però adesso è anche facile dirlo. I sedici anni di Federica di allora non sono certo paragonabili ai sedici anni di adesso: il nuoto è evoluto in maniera incredibile, è diventato uno sport importante da tutti i punti di vista. Credo che Federica abbia contribuito a questa evoluzione, che era già iniziata con le Olimpiadi del 2000 a Sydney. Ora esiste una strada che allora non c’era. All’epoca abbiamo cercato il suo bene, abbiamo cercato di proteggerla: non è stato facile lasciarla andare via da casa e si è salvata solo perché era Federica.

Genitori Federica Pellegrini
Campionati Italiani Assoluti Nuoto Primaverili
Riccione Italy 8 – 12/04/2013
Day03
Photo Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Dal film “Underwater” è emerso come le vostre vite si siano fuse con quella di Federica. Essere genitori di un atleta significa guidare il proprio figlio in un duplice percorso: quello sportivo e quello di essere umano che cresce. Cosa comporta tutto questo?

Cinzia: Con quel film noi abbiamo praticamente rivissuto i nostri ultimi vent’anni. Molti amici e conoscenti che lo hanno visto ci hanno detto che si sono commossi. Noi no.

Roberto: Quel film riguarda gli ultimi due anni di Federica, ciò che ha fatto vedere in questo film noi lo abbiamo vissuto da quando lei era piccolina. Ci siamo sentiti un pò strani per il fatto che non piangevamo come gli altri, ma forse, avendola vissuta, abbiamo pianto prima.

Paradossalmente noi non sappiamo cosa significa essere genitori di un “non” atleta. Sembra una battuta ma non lo è. Quando prima dicevamo che siamo cresciuti con Federica, intendevamo dire proprio questo: siamo cresciuti come genitori e come coppia. Noi non sappiamo cosa voglia dire il contrario. Alessandro, il fratello di Federica, pur avendo fatto un percorso di vita diverso dalla sorella, ha comunque vissuto lo stesso nostro contesto. Non sappiamo cosa voglia dire fare i genitori “normali”.

Cinzia: Federica è fuori di casa da quando aveva sedici anni, non è una cosa comune a tante famiglie. E non è neppure semplice per un genitore. Ti catapulti in un mondo sportivo e cerchi di seguirla. Anche se non siamo mai stati dei genitori assillanti, presenti sì. Ma assillanti no.

Federica Pellegrini – CC Aniene con la mamma Cinzia
Campionati Italiani Assoluti Nuoto Primaverili
Riccione Italy 8 – 12/04/2013
Day 03 finali finals 10 aprile
Photo Giorgio Scala/Deepbluemedia/Insidefoto

 

È evidente come abbiate avuto un ruolo fondamentale e decisivo nella carriera sportiva di Federica. Sempre presenti, pur stando dietro le quinte, senza mai uscire, senza mai un commento fuori luogo. Cosa significa vedere la propria figlia esposta mediaticamente in modo così importante e non poter intervenire direttamente?

Roberto: Abbiamo sempre cercato di stare al nostro posto, anche con gli allenatori. Tutti gli allenatori che Federica ha avuto con noi hanno sempre avuto un ottimo rapporto perché noi non ci intromettevamo nel loro lavoro.

Cinzia: Alberto Castagnetti ci diceva molto semplicemente “Se ci sono problemi, vi chiamo”.

Roberto: Forse siamo stati dei genitori anomali da questo punto di vista, perché non ci siamo mai intromessi.

Cinzia: Avevamo un locale qui a Spinea, venivano le mamme dei ragazzini più piccoli a chiedere cosa facevamo con Federica, quale fosse il segreto. La mia risposta era sempre la stessa: fateli giocare, fateli divertire e lasciate stare il cronometro! Se mi chiedono i tempi di Federica probabilmente li sbaglio anche oggi, dopo vent’anni di gare.

Roberto: Anche per quanto riguarda l’aspetto mediatico abbiamo sempre cercato di stare al nostro posto. Mia moglie ha sempre fatto più fatica rispetto a me, ogni tanto si arrabbiava proprio per quello che dicevano o scrivevano su Federica.

Cinzia: È vero! Roberto è molto più pacato di me. Io sono il poliziotto cattivo, lui è il poliziotto buono.

Roberto: Viviamo nell’epoca dei social, dove a chiunque è permesso dire qualunque cosa. Ci sono delle volte che le cose ti infastidiscono perché si tratta comunque di tua figlia, non riesci ad essere indifferente. Se penso a quanto appena accaduto a Jesolo, con il cartello a lei dedicato, onestamente non mi scompongo più di tanto. Si tratta di gentaglia che probabilmente non ha nulla di più interessante da fare nella vita. Sembra si tratti di un insulto legato al movimento no-vax. L’esposizione mediatica di Federica non l’ho mai vissuta male, forse perché vivo in mezzo ai ragazzi, a scuola, vedo come funziona e mi disturbano solo se sono veramente pesanti e circostanziate.

Cinzia: Io per non perdere il controllo evito i social. Perché mi conosco e so che mi arrabbio se vedo scritto qualcosa che non mi sta bene su Federica. Vado lo stesso a curiosare e poi mi arrabbio e vorrei rispondere. Per fortuna Roberto è più controllato di me e quindi mi frena.

Roberto: Federica è andata oltre lo sport ed è diventata un personaggio pubblico. Adesso è un periodo in cui tutti possono parlare e lei è sicuramente un bersaglio per qualcuno. In epoca Covid, in cui molti no-vax hanno insultato grandi uomini di scienza, ci può stare che Federica si prenda qualche insulto per aver appoggiato e fatto da testimonial (gratuitamente) per la campagna a favore del vaccino. È normale che la cosa ti infastidisca, ma, in quanto genitore, sai chi è tua figlia. Diciamo che le risposte a queste critiche o insulti sono sempre arrivate con i fatti: le medaglie, i record, le sue imprese, la nomina al Comitato Olimpico Internazionale.

Cinzia: Anche la nomina al CIO è stata un grande traguardo, perché è stata votata dagli atleti. Significa che è riuscita a trasmettere chi è e quali sono i suoi valori. Sono queste le cose che contano, i cartelli con gli insulti diventano sciocchezze.

Roma 26th July 2009 – 13th Fina World Championships From 17th to 2nd August 2009.Women’s 400Freestyle.Federica Pellegrini (ITA) con la mamma .Gold Medal.Medaglia d oro e Record del Mondol.photo: Roma2009.com/InsideFoto/SeaSee.com .Foto Andrea Staccioli Insidefoto

 

Con il film “Underwater” viene messo in risalto l’aspetto umano ed emozionale della carriera di un atleta. Al pubblico arriva spesso solo lo “scintillio” dei grandi eventi, ma molto poco di ciò che li ha preceduti. C’è qualcosa che vorreste mettere ancora più in evidenza, un aspetto che consigliereste di non trascurare?

Cinzia: Io mi auguro che da questo film sia emersa quella che era la giornata tipo di Federica, fatta di fatica. Era una giornata scandita da dei ritmi quasi militari e lo è stata per vent’anni. E anche ora che ha finito di nuotare, lei è così. Organizzata, impostata. Nulla è fatto a caso.

Roberto: Adesso per lei è diventata un’abitudine. Ma proiettare su un ragazzo di oggi una mentalità così credo non sia facile. O ci nasci, oppure hai qualcuno che ti può dare una mano. Chiunque voglia raggiungere un obiettivo, non solo nello sport, ma anche nella vita o nel lavoro, si deve focalizzare sull’obiettivo e perseverare. A Federica tutto questo viene naturale.

Cinzia: Era così anche da bambina. Lei, per esempio, non ha mai saltato un allenamento per la festa di compleanno di un’amica, di una compagna di classe. Era lei che diceva “Non posso, ho l’allenamento”. Ma tutto questo lo sceglieva lei, non le veniva imposto. Ed è sempre stata una cosa di cui non ha sofferto. La sua vita era in piscina e a casa.

Federica Pellegrini e la mamma
Riccione 12-04-2018 Stadio del Nuoto
Nuoto campionato italiano assoluto 2018
Photo © Andrea Staccioli/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Federica è stata anche criticata per essere un pò scontrosa quando era più giovane. Probabilmente in pochi si sono chiesti quanto sia difficile essere Federica Pellegrini tutti i giorni, quando tutti si aspettano che tu faccia sempre la cosa giusta al momento giusto e che forse, dietro questa enfant prodige esisteva una ragazza strappata dalla vita confortevole per qualcosa che era grande per i grandi. Quanto è bello, e allo stesso tempo quanto è difficile essere i genitori della più grande atleta del nuoto italiano?

Cinzia: Federica non è mai stata una che sta zitta. È un suo difetto, ma è anche un suo pregio. Ci sono stati sicuramente dei momenti non facili, ma non è stata una cosa difficile o faticosa. Con tutte le sue sfumature, ma è stata veramente una bella avventura.

Roberto: Diciamo che la schiettezza è sempre una buona cosa, Federica non era molto diplomatica. Se sei ipocrita è più facile essere simpatici. Ma non è proprio il caso di Federica. Il pregio di Federica era che tu sapevi esattamente quando ti arrivava la bomba addosso, non è mai stata molto duttile. Castagnetti l’ha ammorbidita un pochino.

Federica ha avuto dei grandi allenatori, sicuramente quello che è rimasto nel cuore di molti è Alberto Castagnetti.

Roberto: Quando Federica è arrivata a Verona ne ho sentiti veramente tanti che non avevano buone parole per Alberto. Però lui ha preso per mano Federica e l’ha trasformata. Lui sapeva perfettamente chi e cosa aveva davanti.

Cinzia: Ricordiamoci che Federica per Alberto è stata la prima donna che ha allenato. Prima di lei c’erano stati solo atleti maschi. Io ho un bellissimo ricordo di lui anche come Direttore Tecnico della Nazionale. Erano anni diversi rispetto a oggi e lui era presente e attivo con i ragazzi.

Roberto: Con Alberto sono cambiati anche gli allenatori. Alberto era fuori dal suo tempo, vent’anni fa ricercava esperienze formative che oggi sono quasi consolidate, alla portata di tutti. All’epoca non era così. Lui andava molto all’estero, oggi per un allenatore è quasi la normalità. Quando io ho conosciuto Alberto, non smetterò mai di dirlo, ho conosciuto una delle persone più belle e più in gamba che mi fossero capitate a tiro in questo sport. Con lui ci siamo divertiti, era unico nel suo modo di fare. Ricordo la prima volta che ho portato da lui Federica, mi sono presentato e lui mi ha risposto: “Vieni a riprenderla fra quindici giorni”, rigorosamente in dialetto veronese, “E se ci sono problemi, vi chiamo”.  Ho baciato mia figlia e sono ripartito. Aveva un rapporto semplice, con noi e anche con lei. Era spassosissimo.

Cinzia: Probabilmente le persone che parlavano male di Alberto lo avevano conosciuto sotto altre vesti, oppure in momenti e contesti diversi. Ma la nostra esperienza con lui è stata fantastica.

Roberto: Io in Alberto ho visto un secondo papà per Federica. E non sono mai stato geloso di questo. Anzi, mi sentivo tranquillo. Avrebbe fatto il bene di Federica proprio come avrei cercato di fare io.

Roma 31th July 2009 – 13th Fina World Championships .From 17th To 2nd August 2009.Swimming Heats.Men’s 400m Individual Medley.Federica Pellegrini – Alberto Castagnetti.

 

Dopo la qualificazione alla finale dei 200 stile di Tokyo, mamma Cinzia ha esclamato con commozione “Ora può cominciare a vivere”. È stata una frase molto forte. Con gli occhi di un genitore, che significato aveva?

Cinzia: Con la questione Covid, la Federazione aveva comunque dato a Federica la convocazione per Tokyo. Lei non l’ha voluta, ma non perché irriconoscente nei confronti di questo gesto. Semplicemente perché voleva meritarselo, guadagnarsi il tempo in gara. Altrimenti voleva dire che lei a Tokyo non ci doveva andare. Abbiamo vissuto tutti con un pò di angoscia il suo tempo per la quinta Olimpiade.

Roberto: Lo diciamo con grande affetto e simpatia, ma la regista quella notte in cui trasmettevano la semifinale avremmo voluto mangiarcela! Alle tre del mattino noi avevamo in casa le riprese. Alle due ci mandava il messaggio “Sono qui fuori” e noi aprivamo. Eravamo tesi, sbracati, con i cuccioli nati da poco, ma con le telecamere.

Cinzia:È vero, quando ha conquistato la finale ho detto proprio così: che adesso aveva finito, che non doveva dimostrare più niente a nessuno.

Roberto: E Federica è uscita dalla vasca con un sorriso incredibile. E un’espressione di serenità mai vista prima. E la stessa felicità e serenità ce l’aveva a Riccione, quando era in acqua con le sue amiche.

Cinzia: Gli ultimi due anni non sono stati facili, diciamocelo. Rientrata dall’America l’Italia ha chiuso tutto a causa del Covid e lei ha cominciato veramente a soffrire l’acqua, gli allenamenti, il fatto di pensare che hai finito e invece tutto si sposta avanti di un anno. Hai male, a volte ti fai violenza, ma vai avanti fino alla fine. Federica è anche questo.

Roberto: Se non ci fosse stato il Covid probabilmente avrebbe finito in modo più carino. Però il fatto di raccontarlo è stato bello. Sara, la regista, ormai era una di famiglia e prima della gara a Riccione in cui Federica si conquistava il tempo si è presa anche qualche insulto da Fede che era tesissima per la gara. Però ci è piaciuto perché si vede da dentro quello che accade a un’atleta. Poi sorridiamo quando ci dicono, dopo aver visto il film, che deve essere proprio stato un anno duro. Ridendo rispondiamo che non è stato un anno: la cosa va avanti da venti.

Il vostro rapporto è sempre stato solidissimo: voi, Federica e Alessandro avete sempre dato l’impressione di essere una cosa sola. Eppure, è comprensibile e umano che qualche scontro o diverbio ci possa essere stato, come accade in ogni famiglia. Lo scontro più tosto che ricordate di aver avuto con Federica quale è stato?

Roberto: In realtà non è così facile avere scontri con Federica perché solitamente ha ragione lei. Lei le cose le ha sempre vissute da dentro, la nostra visione poteva essere comunque diversa. Ma quando Federica argomenta le sue decisioni, solitamente sono inattaccabili. Ha ragione.

Cinzia: Può sembrare paradossale, ma effettivamente è così. Anche nel periodo trascorso a Milano, aveva ragione lei. Quando abbiamo bisticciato per qualcosa, di fatto veniva fuori che aveva ragione lei. Era giusto quello che vedeva e che pensava.

Roberto: Tutto nasce probabilmente dalle scommesse che facevamo quando era piccola: “Dai, vediamo se ce la fai…”. Un po’ era per gioco, non aveva bisogno di essere stimolata, si stimolava da sola. Però si notava che aveva chiaro in testa dove voleva arrivare.

Con il vostro vissuto e la vostra esperienza, che suggerimento vorreste dare ai genitori dei giovani nuotatori?

Cinzia: Di seguire i loro ragazzi, di farli divertire, di non assillarli. Stare loro vicino, ma lontano allo stesso tempo.

Roberto: Che li portino in piscina e poi vadano a riprenderli quando hanno finito (mima il gesto con la mano). Noi abbiamo bruciato il motore di una macchina per questo motivo. E poi non devono mettersi in mezzo tra l’atleta e l’allenatore. Bisogna dare loro la possibilità di crescere, ma con tranquillità.

E quale consiglio per gli atleti, qualunque età essi abbiano?

Roberto: Forse perché vedono che siamo genitori strani, tutti gli atleti che incontriamo ci salutano e in un certo senso ci vogliono bene. In ogni atleta rivediamo un pò il nostro percorso, per cui ci viene spontaneo salutarli, incoraggiarli, fare il tifo anche per loro. Alle nuove leve direi semplicemente divertitevi a fare quello che state facendo.

Cinzia: L’importante è che ciò che fanno lo facciano con passione. Se manca quella diventa tutto difficile.

Roberto: La Squadra Nazionale Assoluta è piena di esempi positivi, di bravi ragazzi che lavorano duro, che si impegnano per arrivare ai risultati. Penso a Nicolò Martinenghi, a Fabio Scozzoli, a Martina Carraro, a Elena Di Liddo e molti altri.

Cinzia: Quelli più forti sono sempre ragazzi semplici, buoni e anche molto umili. E sono caratteristiche che fanno la differenza per un campione.

Roberto: Inoltre sono affiatati tra loro. Un tempo, in Nazionale non esisteva il gruppo che si è creato ora. Federica ha lasciato una grandissima squadra, sono amici, sono giovani, sono bravi ragazzi. Noi abbiamo visto passare tre generazioni praticamente: quella di Massimiliano Rosolino e Domenico Fioravanti, quella di Federica e i giovani che vengono avanti adesso: sono meravigliosi. Agguerriti, competitivi giustamente. Ma non presuntuosi o che altro. Quella di oggi è una grandissima Nazionale!

Cinzia: Forse le mancherà di più la squadra che il nuotare in sé.

Roberto: Quello che ci auguriamo è che Federica abbia trasmesso che serve la passione, la dedizione, la tenacia, il sacrificio, ma anche una grande squadra che lavora insieme a te. Ci vuole uno staff. Cosa che prima non esisteva o c’era solo marginalmente. Adesso intorno ad un atleta servono lo psicologo, il fisioterapista, il preparatore atletico, il massaggiatore, eccetera. Appena nominata al CIO, Federica ha subito pensato all’importanza di creare i supporti per gli atleti che arrivano alle gare importanti, non devono essere lasciati soli.

Cinzia: Questi ragazzi devono essere seguiti. E anche aiutati quando serve. Per esempio, con Federica, dopo Melbourne abbiamo voluto incontrare una psicologa. Fede non stava bene, aveva preso l’argento, arrivava da Milano, era una situazione un pò buia. Siamo stati noi genitori a voler incontrare la psicologa, le abbiamo parlato e poi è andata Federica. È stata la prima volta, ma è stata una cosa e una scelta giusta e utilissima. Arrivi a un punto che realizzi che c’è un’esigenza, un bisogno, che tu genitore non puoi soddisfare, o perlomeno non puoi farlo da solo. Un genitore può fare tanto, ma non può fare tutto. Ci sono dei limiti ed è giusto, in questi casi, farsi aiutare dalle persone competenti.

Roberto: Noi ce ne siamo accorti perché eravamo al mare insieme a lei, l’abbiamo stuzzicata ed è scoppiata a piangere. A quel punto, ci siamo guardati e abbiamo capito che bisognava intervenire.

Cinzia: Federica prima delle gare tornava sempre a casa per qualche giorno. Sta con noi, dorme qui, trascorriamo dei giorni insieme, e lei è consapevole che in quei momenti andiamo a toccare i tasti giusti e per lei è un momento di sfogo. Lo ha fatto fino all’ultima gara a cui ha partecipato.

Federica Pellegrini e Matteo Giunta
Roma 15/6/2013 Piscina del Foro Italico
Nuoto 50mo trofeo Settecolli
Settecolli 50th International swimming trophy
Foto Antonietta Baldassarre Insidefoto

 

Anche Matteo Giunta ha avuto un ruolo fondamentale.

Roberto: Mia figlia è sempre stata brava a circondarsi di persone competenti, di persone brave, che potevano fare il suo bene. Non mi riferisco solo a Matteo che ora è anche il suo compagno nella vita e, mi auguro molto presto, diventerà suo marito. Anche ripensando a Milano, che forse è stata la parte più negativa, in quel momento Federica aveva fatto la scelta giusta per sé stessa. Quando è mancato Alberto è servito un anno intero per ristabilirsi, però poi è riuscita ancora a trovare le persone giuste. Marco Morelli come fisioterapista, è grazie a lui se Fede è riuscita a risolvere il problema con la spalla, Tiziana Balducci, che ha trattato Federica come una figlia e molti altri.

Cinzia: Federica è stata criticata per tutti i suoi cambi di allenatore, però dopo Alberto davvero non riusciva a ritrovarsi.

Philippe Lucas, allenatore di Federica Pellegrini
50 Settecolli Trofeo Internazionale di nuoto 2013
swimming
Roma, Foro Italico 12 – 15/06/2013
Day03 finali finals
Photo Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Roberto: Anche Philippe Lucas è stata la persona giusta al momento giusto. Si è presentato qui in un giorno d’inverno proponendosi di allenare Federica. Con lui si è visto veramente il sacrificio di Federica: nei sei mesi che è stata a Parigi, la vita era come quella di un carcere. Cinque di mattina sveglia, nuotavano all’aperto in vasca da 50, anche in inverno, vasca riscaldata, ma all’aperto. A me sembrava follia, Federica diceva che era dura ma era meglio per la respirazione. Poi a casa, mangiavano, riposavano e poi verso sera tornavano in acqua. Con Lucas ha vinto due Mondiali. Lui lo aveva detto subito: “Io non posso essere un altro Alberto Castagnetti per Federica, ma posso allenarla.” Con lui ho avuto lo stesso rapporto schietto e disteso che avevo con Alberto.

E dopo Lucas è arrivato Matteo, all’inizio come preparatore atletico, e poi come allenatore. Da un punto di vista tecnico io non ci capisco niente, ma le persone riesco a leggerle anche per come si comportano. Quando siamo stati a Napoli a vedere la International Swimming League, con enorme piacere abbiamo visto quanto Matteo sia un allenatore apprezzato nel mondo. Poi ha sempre seguito nuotatori da medaglia olimpica, perché quando era a Caserta con Andrea Di Nino seguiva atleti di altissimo livello. Matteo ha fatto un lavoro incredibile con Federica, anche da un punto di vista fisico. Federica è dimagrita, è diventata più tonica, tutte accortezze che le hanno permesso di fare in gara quello che ha fatto.

Cinzia: La serenità che gli ha dato Matteo, in pochi sono riusciti a dargliela. Probabilmente solo Alberto.

Federica Pellegrini hugs his father Roberto while her mother Cinzia looks at them during the celebration organised for the farewell of Federica Pellegrini to competitive swimming, during the Italian short course swimming championships at Stadio del nuoto in Riccione on November 30th, 2021. Photo Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto
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