Matteo Giunta e Ilaria Cusinato: Per entrambi è un nuovo punto di partenza

Verona. Centro Federale Alberto Castagnetti. Qualcosa di nuovo sta nascendo: un nuovo gruppo di atleti seguiti dal tecnico federale Matteo Giunta. Nuotatori giovani, affermati ed emergenti. Si respira aria fresca, voglia di fare, di impegnarsi, obiettivi da raggiungere e difficoltà da superare.

Tra le presenze nuove nel team seguito da Giunta c’è un volto sicuramente noto, quello di Ilaria Cusinato.

Abbiamo parlato insieme a loro di questa nuova avventura sportiva che è cominciata, a detta di entrambi, un pochino in salita. Ma la voglia di fare è tanta, e quella dei buoni risultati anche.

È iniziata una nuova avventura per entrambi. Come vi siete approcciati a questo percorso?

Matteo: Vorrei poter dire benissimo, ma in realtà è stato un inizio un pochino sfortunato. Ilaria purtroppo ha avuto il Covid, senza particolari complicazioni, ma è stata costretta a fermarsi, e poi si è aggiunto un lieve infortunio alla caviglia che ha compromesso le sedute di allenamento in acqua. Ma confido che il recupero sarà rapido.

Ilaria: La partenza è stata in salita purtroppo, ma conto di rimettermi rapidamente. Almeno la parte di palestra sono riuscita a farla, senza dare peso alle gambe, ma con il resto riuscivo a lavorare e mantenere un pò di forma. Nonostante tutto mi sento carica e ho voglia di fare bene.

Moreno Daga per me è stato fondamentale nel mio percorso, mi ha aiutato a ritrovarmi. Ma quando sono tornata da Tokyo è stato chiaro in un modo quasi spiazzante: “Ilaria, devi intraprendere un percorso diverso ora, non puoi continuare a stare qui.” Inizialmente mi sono sentita smarrita, abbandonata, e invece poi ho capito che lo stava dicendo esclusivamente per il mio bene. E poi, tramite Federica, è arrivato Matteo. Non sono una che si spaventa davanti alle novità e quindi ho accettato. Sentivo che stavo facendo la scelta giusta. Siamo un bel gruppo, mi trovo bene, nonostante l’infortunio iniziale. Pur nuotando specialità diverse siamo di supporto gli uni agli altri e per me è una cosa bellissima ma anche un pò nuova: a volte è più facile che ci sia astio o diffidenza.

Ilaria, sei reduce da un’Olimpiade che ti ha visto protagonista e che probabilmente ti ha dato lo slancio per tuffarti verso Parigi 2024. Come ti senti in questo momento?

Devo essere sincera: Tokyo non l’ho vissuta benissimo. Forse perché eravamo rinchiusi per motivi di sicurezza Covid, non c’era la possibilità di muoversi, di fare qualcosa insieme. Da questo punto di vista è stata un pò dura. Della mia prestazione sono felicissima: la mia prima Olimpiade e sono anche arrivata in finale. Però mentalmente mi sentivo sfinita, arrivavo da una stagione in cui praticamente ho boccheggiato per arrivare fino a Tokyo. Più di così davvero non sarei riuscita a fare nelle condizioni in cui ero.

Parigi 2024 mi auguro proprio che possa essere vissuta diversamente! Adesso la mia priorità è rimettermi in sesto e tornare quella di prima in acqua.

CUSINATO Ilaria ITA
400m Individual Medley Women Heats
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21724
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Matteo, per te è come segnare un nuovo punto “zero”, un nuovo inizio. Oppure no?

Per certi aspetti sì. Con Federica si è concluso un ciclo per me molto importante, perché ha racchiuso quello che è stato il mio percorso di crescita come allenatore. La mia attività la si potrebbe suddividere in due periodi: il primo che è stato il quadriennio olimpico 2008-2012, dove mi sono affacciato al mondo dell’alto livello seguendo e lavorando con Andrea Di Nino. In quel periodo mi sono fatto le ossa: ho imparato tanto. Sono partito come preparatore atletico e poi mi sono appassionato ed entusiasmato anche per la parte di allenamento in acqua, che poi le due cose vanno fondamentalmente di pari passo. Dopo il 2012, con delle Olimpiadi veramente spettacolari con l’argento di Evgeny Korothiskyn, ho avuto la possibilità di avere nuovi stimoli, di mettere in gioco tutto ciò che avevo appreso in questi quattro anni. La mia prima stagione a Verona è stata praticamente di praticantato: ho affiancato Philippe Lucas, che era l’allenatore di Federica, rivestendo il ruolo di assistant coach e preparatore atletico. Sono stati mesi preziosi perché ho potuto apprendere una metodologia completamente diversa da quella a cui ero abituato, in ADN c’erano prettamente velocisti. Ho conosciuto Federica da un punto di vista sportivo: vedevo come reagiva a certi tipi e a certi carichi di lavoro e nel 2014 ho potuto iniziare a mettere in campo quella che era la mia concezione di lavoro. Una concezione che prendeva spunto dalle mie esperienze ma non era uguale a nessuna delle stesse. Ho potuto coniugare ciò che era la tipologia di allenamento sulla velocità, basandomi sulla scuola americana, che era ciò che si vedeva in ADN, e quella degli allenamenti estenuanti da un punto di vista di volume, che era una concezione più europea praticata da Lucas.

Philippe Lucas e Matteo Giunta, allenatore e preparatore atletico di Federica Pellegrini
15 FINA World Aquatics Championships
Day-07 Swimming training
Barcelona 19 July – 4 August 2013
Photo L.Binda/Insidefoto/Deepbluemedia.eu

 

La possibilità di confrontarmi con molti allenatori di calibro internazionale è stata fondamentale: da ognuno si può apprendere qualcosa, ma devi avere la mentalità aperta. Non devi essere un allenatore che si pone al di sopra degli altri, devi capire che c’è sempre qualcosa da imparare e il confronto con i colleghi può essere di grande aiuto.

Altra cosa fondamentale è poi sicuramente l’atleta. Per ogni atleta, anche se nuotano le stesse distanze, lo stesso stile, sono comunque diversi tra loro. Devi riuscire a interfacciarti con loro e capire quali sono le chiavi di lettura giuste per ognuno di loro. Credo di poter dire con una certa sicurezza che questo è l’aspetto principale.

Per me ogni atleta è un punto zero. Il percorso qui a Verona, che si è concluso con un primo ciclo insieme a Federica, è stato un momento di grandissima crescita professionale per me. Mi sento cambiato sotto molti aspetti: ogni atleta deve essere analizzato come singolo, prendendo le sue peculiarità e valorizzandole.

(L to R) GIUNTA Matteo FRANCESCHI Stefano ITA
Swimming – Kazan Arena
Day14 06/08/2015
XVI FINA World Championships Aquatics Swimming
Kazan Tatarstan RUS July 24 – Aug. 9 2015
Photo A.Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Vi conoscete da molto, ma il rapporto atleta/allenatore è una cosa diversa. Quali riflessioni su questo aspetto?

Matteo: È vero, abbiamo bazzicato gli stessi posti (ride)! Però sono d’accordo: una cosa è conoscersi perché ci si vede sul campo gara e una cosa è confrontarsi quotidianamente per un obiettivo comune, per costruire insieme qualcosa. Si instaurano dei rapporti che devono essere funzionali alla gara, all’obiettivo da raggiungere.

Ilaria: Sono d’accordo con Matteo, un conto è salutarsi a bordo vasca e un conto è il rapporto atleta-allenatore. Non sono partita con delle aspettative o delle pretese: è un punto zero anche per me.

Ilaria, come gestisci la logistica di allenarti a Verona?

Mi sono trasferita qui a Verona: non sarebbe stato possibile fare altrimenti. Sono sempre iscritta all’Università di Padova, ma sono all’ultimo anno, quindi poi valuterò come procedere.

Matteo, quali obiettivi ti sei posto per Ilaria? E quali per te a livello professionale?

Dobbiamo trovare la condizione al cento per cento e dobbiamo cominciare ad allenarci con costanza. Sicuramente il primo obiettivo saranno i Campionati Italiani in aprile, ma voglio procedere step by step, per capire ad ogni ciclo di lavoro dove siamo e come procedere. L’obiettivo primario sono sicuramente gli Europei di Roma di quest’estate: sono in casa e fondamentalmente è l’ultima gara della stagione. Però non voglio guardare troppo in là, voglio procedere con ordine.

Personalmente, il mio obiettivo è quello di riuscire a fare il mio lavoro divertendomi sempre. Mi sono sempre considerato fortunato perché faccio ciò che mi piace e questo mi consente di addormentarmi la sera felice e di rialzarmi la mattina con la voglia di andare in vasca. Il mio obiettivo professionale va di pari passo con quelli dell’atleta: fino a quando loro sono felici di quello che fanno e riescono a raccogliere i risultati delle loro fatiche, mi sono realizzato anch’io che li ho guidati in questo percorso.

Ilaria, dove senti di dover migliorare?

Dorso, assolutamente. Con Moreno avevamo lavorato molto su farfalla e rana, ora devo lavorare tanto sul dorso e nei misti sulla chiusura a stile libero. Negli stili alternati mi sento più in difficoltà, ho bisogno di consolidarli di più.

Come gare intendo concentrarmi sicuramente sui 200 e 400 misti, e farei un pensierino anche sui 200 farfalla. Sono gare interessanti se consideriamo il panorama di atlete internazionali che li nuotano.

CUSINATO Ilaria ITA
200m Individual Medley Women Heats
Swimming, Nuoto
Tokyo2020 Olympic Games
Tokyo Aquatics Centre
21726
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Matteo, che idea ti sei fatto di Ilaria come atleta?

È una ragazza in gamba, sulla quale si può lavorare. Le sue potenzialità sono sicuramente note, non le ho scoperte io e Ilaria ha saputo dimostrarle in più occasioni. Però ritengo possa migliorare. A volte succede che un atleta viene spremuto fino al midollo e il margine di miglioramento praticamente si annulla. Con Ilaria invece non è così: non ci sono alcune macroaree che possono essere implementate e la possono migliorare, facendole fare un ulteriore salto di qualità in vista delle prossime Olimpiadi. Una finale se l’è già conquistata a Tokyo nei 400 misti, arrivati a questo punto bisogna puntare in alto.

Un atleta ha dei sogni, degli obiettivi e per poterli raggiungere deve cercare il suo massimo potenziale e confrontarsi con il panorama natatorio mondiale. In questo momento i 400 misti sono una gara abbastanza aperta e il calo prestativo di Katinka Hosszu ha sicuramente aperto degli scenari interessanti. Mi aspetto che a Parigi 2024 le cose saranno più difficili rispetto a Tokyo, perché comunque il mondo natatorio si accorge di dove ci possono essere delle aperture, se qualcuno deve avviarsi alla specializzazione di una particolare gara, uno degli elementi che concorre alla scelta è anche la valutazione delle possibilità che quella gara dà. Anche i 200 farfalla sono una gara che attualmente non ha delle grandissime interpreti e sulle quali vale la pena fare delle riflessioni. Ma al di là di ogni valutazione fatta a tavolino, bisogna fare prima i conti con sé stessi, lavorare per essere al massimo della propria condizione e poi confrontarsi con gli altri.

Ilaria, che idea ti sei fatto di Matteo come allenatore?

Credo sia ancora presto per dire qualcosa perché praticamente in acqua ci sono stata pochissimo da quando sono qui! Però mi ha dato l’impressione di essere una persona che trasmette molta tranquillità, sa perfettamente che ha a che fare con atleti maturi e non ti tratta come una bimba. Però non ha la pretesa di spremerti o che altro. Si lavora con serenità e questa è una base di partenza ottima. Andando via da Padova, dove comunque stavo benissimo ed ero contenta, volevo trovare una realtà che mi desse prima di tutto serenità e tranquillità in quello che dovevo fare. In questo conteso ora gli obiettivi sono sicuramente più centrati. Volevo un giusto compromesso tra il duro lavoro, che comunque non mancherà, e la serenità di svolgerlo. Penso di averlo trovato.

Matteo, Federica è stata compagna di squadra di Ilaria ed è la tua compagna nella vita. Ti dà supporto in questo nuovo percorso?

Federica ora ha bisogno di vivere questo momento di transizione con molta serenità. Ha bisogno di fare ciò che vuole, essere libera e gustarsi un pò di meritato riposo. Fortunatamente è nella posizione di scegliere ciò che vuole fare e non deve necessariamente farlo ora. Quando sarà il momento sceglierà. Ha lavorato tanto in questi anni, ora è giusto che si rilassi e pensi a sé stessa prima che a qualsiasi altra cosa. Questo non esclude nulla, ma non ci sono previsioni attualmente.

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