Intervista a Cesare Butini – Ricambio generazionale garantito dalla qualità del lavoro dei tecnici. ISL un valore aggiunto, ma in futuro più condivisioni

Terminati i Criteria finalmente in presenza, e in attesa dei Campionati assoluti della prossima settimana, abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore tecnico delle squadre nazionali Cesare Butini, ancora convalescente a causa di un incidente motociclistico di cui è stato vittima lo scorso 2 febbraio.

Buonasera Cesare, innanzi tutto: come stai?

Fisicamente molto meglio, le fratture si sono ricomposte correttamente. È stata ed è ancora molto dura dal punto di vista emotivo: due mesi di stop forzato chiuso in una stanza non sono un’esperienza piacevole che spero di lasciarmi al più presto alle spalle per rituffarmi nel vortice di eventi e nuove sfide che ci attendono.

Parlando allora dell’immediato futuro: come valuti, anche al netto della brusca interruzione dell’esperienza di International swimming league, il sovraffollamento del calendario 2022? E come questo influirà sulla preparazione delle squadre nazionali e sull’attività del settore nuoto in generale?

Ci troviamo di fronte a una densità di eventi mai vista prima, con l’inserimento dei Campionati del mondo che ci costringe ad assemblare tre squadre nazionali completamente diverse. Una per Mondiali ed Europei, con sole otto settimane per ritrovare la forma tra un evento e l’altro. Nelle nostre previsioni iniziali per la qualificazione ai Mondiali era prevista una formula simil trials a quattro settimane dall’evento, ci troviamo invece costretti a operare con modalità differenti. Sono situazioni che dal punto di vista metodologico pongono sfide impegnative. Saranno poi costituite una seconda squadra per i Giochi del Mediterraneo e una terza per le Universiadi. Una situazione certamente impegnativa dal punto di vista organizzativo ma che ci consentirà di dare spazio e opportunità di competere a livello internazionale a circa centoventi atleti: 34-35 ai Mondiali, 40-45 ai Giochi del Mediterraneo e 30-35 alle Universiadi. Tutto ciò comporta grande impegno e fatica in una situazione resa ulteriormente complessa dal protrarsi delle misure per la prevenzione del Covid; difficoltà che peraltro condividiamo con le altre nazioni e dovremo quindi cercare di mantenerci comunque ai vertici internazionali.

In questo contesto diventa chiaramente molto complicato inserire le nostre consuete tappe di avvicinamento ai grandi eventi: ad esempio riusciremo a organizzare un solo raduno in altura invece degli abituali due. Credo però che sia un’occasione utile per ampliare il nostro orizzonte mentale e imparare a ragionare in modo diverso, resettarci mentalmente e ripartire di slancio verso Parigi 2024 non senza prima aver fatto tutto il possibile per ben figurare ai Campionati europei di Roma, dove ci presenteremo con una rappresentativa molto numerosa e motivata. Con grande dispiacere abbiamo dovuto cancellare il  trofeo Sette colli e abbiamo inserito il Campionato italiano assoluto il 19-20 luglio per completare la squadra che parteciperà alla rassegna continentale. Una sfida epocale per la direzione tecnica, per gli atleti e per tutti gli allenatori che dovranno gestire una mole di eventi davvero senza precedenti nella storia del nostro sport.

In tutto questo, è di pochi giorni fa l’annullamento della International swimming league che avrebbe ulteriormente appesantito il calendario 2022. Questa cancellazione modifica i progetti o la tua programmazione era indifferente a questo evento?

Premesso che a mio avviso ISL rappresenta un valore aggiunto per il nostro movimento perché ha offerto a molti atleti l’opportunità di gareggiare ad alto livello con continuità a fronte di un significativo ritorno economico, è un ente che tendenzialmente non dialoga con le Federazioni nazionali e internazionali, quindi i diversi soggetti hanno organizzato le proprie attività in maniera completamente indipendente gli uni dagli altri. Il programma ISL avrebbe coinvolto gli atleti per circa diciassette settimane: un carico di lavoro davvero inusitato anche al netto degli impegni con i propri club e rappresentative nazionali. Considerato che l’appeal mediatico di ISL deriva dalla partecipazione di atleti che proprio grazie ai risultati ottenuti con le proprie nazionali hanno raggiunto notorietà e visibilità sarebbe stato certamente auspicabile un maggiore coordinamento, a maggior ragione nella prospettiva di una ISL juniores che era in rampa di lancio prima che l’aggressione russa all’Ucraina travolgesse anche questo progetto.

Tornando alla tua domanda: nella nostra organizzazione non abbiamo tenuto conto del calendario ISL in quanto all’epoca ancora non disponibile, sarebbe stato comunque molto complicato da gestire a causa delle sovrapposizioni con i principali eventi internazionali e gli inevitabili conflitti di interessi degli atleti. Ribadisco che per il futuro sarà inevitabile un confronto per evitare quella che alla fine rischia di diventare un’accozzaglia di eventi con una densità insostenibile per chiunque, anche se necessario cambiando approccioIl nuoto è tradizionalmente uno sport ciclico con la preparazione finalizzata a un singolo grande evento stagionale in occasione del quale ottenere la migliore prestazione possibile. Forse oggi andiamo verso un modello diverso, con più eventi stagionali di interesse e l’atleta che sceglie in quali e quante occasioni cercare di esprimersi al meglio, con i tecnici incentivati a sviluppare un nuovo approccio metodologico, analogamente a quanto accade per esempio nell’atletica leggera dove gli atleti ricercano il maggior numero di vittorie anche a scapito della prestazione assoluta, come testimonia il ridotto numero di primati che in questa disciplina vengono stabiliti.

Resta il fatto che, con la brusca interruzione di ISL, si interrompe l’unica esperienza concreta di nuoto professionistico. Tu credi esista lo spazio per altre iniziative analoghe, al di là dell’impegno di singoli mecenati?

Innanzi tutto credo si debba capire cosa vogliamo intendere per atleta professionista. Pensiamo a una situazione analoga ad esempio al tennis, con l’atleta che investe su sé stesso e crea un proprio entourage vivendo dei premi raccolti nei vari tornei? O intendiamo “semplicemente” che il nuotatore si dedica in maniera esclusiva al proprio sport venendo in qualche modo stipendiato? Sono due situazioni profondamente differenti. Io credo che nel nuoto ci sia molta professionalità da parte di  tecnici e atleti, con questi ultimi che devono forse diventare più consapevoli delle proprie responsabilità nei confronti delle strutture, club e Federazioni, che li supportano e che sulla loro formazione investono tempo e risorse.

Certamente noi abbiamo bisogno di gareggiare in un contesto di calendari certi, e da questo punto di vista la mancanza del circuito ISL è un impoverimento. Auspico la pronta ripresa dell’attività nel 2023 con, come dicevo poc’anzi, un maggiore coordinamento tra i diversi enti organizzatori per favorire la crescita complessiva dell’intero movimento.

Hai parlato di Parigi 2024: non ci siamo ancora ripresi dalle emozioni di Tokyo e siamo già a due soli anni di distanza dai prossimi Giochi. A che punto siamo con la preparazione olimpica e quali sono le tue sensazioni e aspettative?

In questo strano triennio olimpico determinato dallo slittamento dei Giochi di Tokyo al 2021 a causa della pandemia posso certamente dire che ci avviciniamo a Parigi con una squadra competitiva specialmente nel settore maschile e con segnali promettenti anche in quello femminile; ho visto tutte le giovani e i giovani motivati e desiderosi di fare un salto di qualità e contemporaneamente i senatori come Gregorio Paltrinieri Gabriele Detti ancora affamati, pronti a rimettersi in gioco e ispirare le nuove punte emerse di recente come Michele Lamberti Lorenzo Mora.

Un contesto caratterizzato da un’elevata competitività interna, si pensi solo alla staffetta veloce maschile, e che è frutto della grande competenza e professionalità dei nostri tecnici, sia a livello dello staff federale sia delle singole società che tra le mille difficoltà di questo biennio pandemico hanno realizzato un autentico miracolo di competenza e professionalità.

Michele Lamberti ITA Italy
100m Butterfly Men Heats
Kazan – Russia 02/11/2021 Aquatics Palace
LEN European Short Course Swimming Championships
Photo Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Nel 2021 si è concluso il lungo addio alle competizioni di Federica Pellegrini. Come stai gestendo le inevitabili scosse di assestamento di questo primo anno senza la più forte nuotatrice italiana di tutti i tempi?

Ho avuto la fortuna e il privilegio di vedere Federica Pellegrini in acqua per vent’anni, e certamente l’idea di affrontare una grande competizione senza un’atleta che ha rappresentato un punto di riferimento per almeno due generazioni di nuotatori è destabilizzante. Ma la forza del nostro movimento è che negli ultimi due decenni ha sempre saputo rinnovarsi e schierare elementi di qualità, pensiamo solo ai recenti Campionati mondiali in vasca corta.

Federica è stata una grande ispirazione per i nostri giovani e resterà un’icona del nostro movimento, anche grazie alla brillante carriera di dirigente sportiva che sta intraprendendo come rappresentante degli atleti in seno al Comitato olimpico internazionale. Trovare un’altra atleta di questa caratura è semplicemente impensabile, e colmare il vuoto che lascia nel settore femminile non sarà facile.

Ci sono dei segnali positivi che dobbiamo cogliere, dobbiamo supportare e affiancare le atlete nella loro crescita. Oggi non è più sufficiente essere dotati dal punto di vista fisico e metabolico, è necessaria una grande forza mentale; per questo come già accennavo il ruolo dell’allenatore è cambiato: l’atleta non va solo allenato ma gestito, non solo sul piano fisiologico ma anche e soprattutto su quello emotivo e di relazione. Per questo i nostri sforzi saranno sempre più concentrati sulla formazione dei tecnici in parallelo con quella dei nuotatori. Su questo aspetto posso dire che la nostra è certamente una delle Federazioni sportive più attente e impegnate.

Parlando di emozioni: li hai potuti seguire solo in streaming, ma che effetto ti ha fatto rivedere i Criteria in presenza e quali indicazioni tecniche ne hai tratto?

È stata una grande emozione rivedere dopo due anni le ragazze e i ragazzi ai blocchi di partenza di quella che io considero il nostro evento clou, la nostra vera arma vincente: un bacino di utenza straordinario per estensione e qualità, che ci permette di contare sempre su un ricambio al vertice, in una sinergia ottimale fra rappresentative nazionali assolute e giovanili. Ho visto tanta voglia di gareggiare e tante prestazioni degne di attenzione in campo sia maschile sia femminile. Un grande stimolo a rimboccarci le maniche e a lavorare per consolidare i nostri punti di forza e colmare le lacune che ancora sussistono.

Ho osservato con particolare soddisfazione che praticamente tutte le Regioni hanno conquistato almeno una medaglia e contributo all’ulteriore crescita del nuoto giovanile su tutto il territorio: penso in particolare alla Puglia che sta attraversando una fase di grande crescita ma non solo. Un plauso quindi a tutto il movimento, ma un pensiero e un ringraziamento particolare ai dirigenti societari che in questo biennio drammatico hanno continuato a investire e sostenere l’attività sportiva fra mille difficoltà.

Parlando di Puglia: so che non ti piace parlare dei singoli, ma a margine di questi Criteria non si può non citare Benedetta Pilato, tornata ad esprimersi ad alti livelli dopo la tremenda delusione della squalifica ai Giochi olimpici, dalla quale non era certamente semplice riprendersi anche in considerazione della sua ancora giovanissima età.

Ho visto un’atleta in gran forma e competitiva su tutte le distanze della rana oltre che impegnata in un’insolita escursione nella farfalla, per questo ho fatto i complimenti al suo allenatore Vito D’Onghia: questa volontà di diversificazione è un segnale di maturità e voglia di crescere, e tornando a quanto dicevamo prima è probabilmente un’altra conseguenza dell’esperienza maturata nella ISL. Ho visto un’evoluzione e un miglioramento della tecnica di nuotata, una nuova tattica di gara, mi permetto di dire una nuova Benedetta Pilato che rilancia in maniera importante le proprie ambizioni e aspettative.

Pilato Benedetta ITA new world record
Swimming – 50m breaststroke women semifinal
XXXV LEN European Aquatic Championships
Duna Arena
Budapest – Hungary 22/5/2021
Photo Giorgio Perottino / Deepbluemedia / Insidefoto

 

In conclusione c’è qualcosa che vuoi aggiungere, magari in vista degli imminenti Campionati italiani assoluti?

Nulla di particolare, se non ribadire che l’evento del 9-13 aprile a Riccione sarà finalizzato alla composizione della squadra nazionale per i Mondiali di Budapest che ci rappresenterà poi ai Campionati Europei che avremo l’onore di ospitare nello Stadio del nuoto di Roma.

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