1960. Dawn a Roma

Qualificarsi per Roma era stato facile per Dawn Fraser, la donna più veloce del mondo. Ma poi, come sempre erano cominciate piccole o grandi questioni, a seconda di come le si vogliono guardare. La prima veniva dal piano di Harry e dell’ASU di farle fare anche i 100 farfalla. Fu a Townswille che scoppiò la cosa, quando fu il momento di  prepararli. Dawn non volle saperne.  “Non si va alle Olimpiadi per mettersi una giacca”, diceva lei, “ma per vincere“. A farfalla sapeva di non vincere, quindi niente. Chissà come sarebbe andata.

viaggio

Anche il viaggio fu un po’ incasinato. I soliti  furbi della squadra  pensarono bene di fregare due macchine fotografiche all’aeroporto. Naturalmente la cosa venne fuori, subbuglio, inchiesta e niente partenza fino alla riconsegna della refurtiva. Poi uscì la cosa del mal di pancia. Il colpevole fu una bevanda. Risultato, tutti acciaccati e bagno sempre occupato.

villaggio

In compenso il villaggio olimpico della Farnesina piacque subito ai giovani australiani. Era bello, confortevole e ad un passo dal centro di Roma. Impossibile però evitare i binocoli che cercavano di entrare nelle finestre delle ragazze. E poi c’erano i soliti pappagalli, sempre in caccia per attaccar bottone.

Harry

Harry Gallagher, come la volta prima, doveva arrangiarsi per vedere le gare. Oltre a pagarsi il vitto e a dormire in un albergo a parte, non aveva i permessi per entrare in vasca, tanto che si era perso la prima gara di John Henricks. Quando fu il momento dei cento donne, però, fu Dawn stessa a venirgli in aiuto. Non fece che spingerlo dentro, costringendolo a superare il giudice che cercava di impedirgli di entrare. “Se lui non entra, io non nuoto” disse perentoria. E non si mosse. Lei sapeva come fare a impuntarsi. Il povero giudice, che sapeva benissimo chi aveva di fronte, dovette cedere. Così finirono i problemi di Harry. Viva l’Italia.

mal di pancia

Dawn però soffriva ancora. Sul blocco della sua batteria, la seconda del programma, lo stomaco non stava ancora bene. Vinse lo stesso, nuotando 62.1. ma nei giorni successivi dovette andare avanti a toast, l’unica cosa che il suo stomaco e il suo intestino riuscivano a tenere. Dormì anche molto. Non era la solita cosa che le succedeva prima delle gare. Stavolta capitava anche agli altri.

batterie

In batteria la sua avversaria più tosta, Chris Von Salza, l’americana che aveva sbaragliato i trials, le aveva portato via il record olimpico, nuotando 61.9. Ma in semifinale nuotava nella prima manche e lei nella seconda. Così, sapendo che aveva fatto 62,5,  volle darle una strigliata per tenerla sulle spine qualche giorno. Almeno fino alla finale. Buttò giù un 61,4 e si riprese il record.

finale

Ma la notte della finale fu tesa anche per Dawn. Sapeva di non stare bene e poi l’ondata di caldo le impedì di dormire come si deve. Harry le aveva detto di non partire troppo forte, date le  condizioni non sicure. Lei l’avrebbe ascoltato. Rispettava i suoi piani. Li metteva in pratica alla lettera e le era andata sempre bene. Al via, rotazione delle braccia e salto. Nella prima vasca restò in linea con le altre. In virata era insieme all’americana. Poi, quando uscì fuori dalla spinta, cambiò marcia. Iniziò la progressione che sapeva lei, e pian piano s’allontanò dalle altre. Alla fine era nettamente prima. 61,2 contro 62.8 della Von Salza e 63,1 dell’inglese Stewart. Di nuovo migliorato anche il record olimpico, difeso il  titolo di Melbourne e prima donna a vincere due volte lo stesso evento in due olimpiadi. Niente male.

premiazione

Il podio fu un’ondata di emozioni. Tutte belle. Si concesse anche di piangere, elettrizzata e felice di aver realizzato il suo sogno. Quando salì sul gradino abbracciò subito Chris Von Salza e si congratulo con Natalie Stewart. Era contentissima anche per Harry, l’uomo che non l’aveva mai tradita, e come una bambina, sentì tutto l’orgoglio di essere lì per la sua Australia.

Nella  premiazione indossava la tuta bianca. L’altra, era ancora bagnata. In mano aveva un cangurino giocattolo, mentre il cuore le scoppiava per l’eccitazione al sentire la folla romana che chiamava il suo nome.

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