Vasca lunga e vasca corta: ne parliamo con Ivo Ferretti

Il nuoto: uno e unico? Dipende.  Quando ne parliamo a livello agonistico e discutiamo di vasca lunga e vasca corta, vengono definiti due sport completamente diversi. Forse dire che sono completamente diversi è un pò troppo, ma gli elementi che differenziano l’approccio a una stessa distanza di gara nuotata su 25 o su 50 metri sono sicuramente molti.

Abbiamo analizzato queste diversità da un punto di vista tecnico insieme al prof. Ivo Ferretti, responsabile dell’area biomeccanica di Federnuoto e grande esperto di video analisi sulla tecnica di nuotata degli atleti.

La differenza che balza agli occhi anche a una persona che non ha mai visto una piscina è che la distanza è esattamente doppia. Ma da un punto di vista tecnico questo incide in maniera incredibile: il peso specifico di tuffo, virata e subacquea assume un’importanza sostanziale in termini di risultati.

Sicuramente. Chi riesce a esprimersi meglio in lunga ha la caratteristica fisiologica di avere una maggiore capacità di potenza aerobica. Ma, effettivamente, la principale differenza la vediamo nelle partenze, nelle virate e nella fase subacquea. Effettivamente li definiamo due sport diversi: io che personalmente faccio le analisi video delle gare, quando devo prendere le frequenze degli atleti in competizioni in corta, ho a malapena il tempo di prendere i tre cicli di bracciata, soprattutto per delfinisti e dorsisti che tendenzialmente fanno delle subacquee al limite di quanto consentito dal regolamento. In vasca corta, gli atleti che mediamente fanno delle subacquee lunghe, non vanno oltre i tre cicli di bracciata. Se il nuotatore percorre 15 metri sotto acqua, rimangono 10 metri da percorrere di cui gli ultimi 5 servono per preparare l’entrata in virata, perché solitamente (specie nel dorso e nello stile libero) si gira prima del muro, a circa 2 metri. Un nuotatore di alto livello mediamente ha un’ampiezza di bracciata intorno ai 2,30-2,50 metri: ecco perché diventa difficile analizzarle. In corta difficilmente vanno oltre i tre o quattro cicli di bracciata. In vasca lunga questa particolarità non c’è proprio in funzione del fatto che c’è una distanza maggiore da percorrere: mediamente in lunga assistiamo a circa 13-20 cicli di bracciata. Chi non ha una resistenza alla forza e alla velocità paga molto di più nella vasca di ritorno in lunga.

Un altro dato molto significativo che si osserva facendo la video analisi delle gare, è che all’uscita dei 15 metri dopo la partenza quasi tutti i nuotatori hanno una velocità maggiore rispetto a quella riscontrata in nuotata. Spesso facciamo dei test con gli atleti e abbiamo riscontrato che dai -5 metri ai +15 la maggior parte degli atleti ha una velocità maggiore rispetto a quella di nuotata. Infatti, anche se non sono dei fenomeni nelle subacquee e nel break out, molti atleti mantengono una buona velocità media in questo tratto a causa delle fasi di entrata e uscita, in cui si percorrono distanze inferiori rispetto ai 5 metri indicati dal cambio di colore delle corsie. Inoltre la spinta dalla parete permette di raggiungere velocità di uscita prossime ai 4 m/s che, ovviamente, influenzano il valore medio. In vasca corta, ad esempio, in una gara di 100 metri, ci sono tre virate con le relative subacquee, 60 metri si fanno in virata e 15 metri in partenza. Pertanto solo 25 metri vengono effettivamente nuotati.

Gregorio Paltrinieri Italy ITA
1500 freesyle men
Swimming Nuoto Kazan Arena
Day17 09/08/2015 FINALS
XVI FINA World Championships Aquatics
Kazan Tatarstan RUS July 24 – Aug. 9 2015
Photo G.Scala/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Se facciamo lo stesso rapporto in vasca lunga, ci sono 20 metri per la virata e 15 per la partenza. Pertanto abbiamo 65 metri di nuotata. Nelle distanze più lunghe questo dato diventa ancora più significativo, poiché l’atleta, generalmente, esce un pò prima dei 15 metri.

Mediamente i velocisti prediligono la vasca corta. I quattrocentisti si collocano forse nel mezzo.

Non dobbiamo farci ingannare dai riscontri cronometrici: se analizziamo l’effettiva velocità di gara, quella in corta è leggermente maggiore di quella in lunga, la differenza non è poi molta. La differenza sostanziale è che in corta si riesce a stare per 75 metri a una velocità maggiore rispetto a quella che si ha nuotando.

Bisogna poi aggiungere che tutti i microriposi che ci sono ad ogni virata, per quegli atleti che non hanno una grande tenuta, costituiscono un piccolo recupero per affrontare la vasca di ritorno.

Questo è sicuramente valido per un velocista, mentre, per un atleta che percorre distanze più lunghe, solitamente le virate rappresentano delle interruzioni del ritmo, pertanto, preferisce la vasca da 50 metri. Quest’ultima tipologia di atleta si caratterizza per avere un passo molto regolare che la virata interrompe ogni volta, costringendolo ad ogni vasca a ritrovare la sua frequenza ideale.

SCOZZOLI Fabio (L), MARTINENGHI Nicolo (R)
50 Breaststroke Men
Roma 12/08/2020 Foro Italico
FIN 57 Trofeo Sette Colli – Campionati Assoluti 2020 Internazionali d’Italia
Photo Giorgio Scala/DBM/Insidefoto

 

Questo spiegherebbe perché solitamente un velocista può gradire anche la corta, alcuni addirittura la preferiscono, e un fondista generalmente la soffre un pò di più e tende a preferire la lunga? 

Può essere sicuramente una chiave di lettura. Ma dobbiamo comunque considerare che non è sempre valida questa distinzione. I mezzofondisti con basse frequenze, come per esempio Florian Weelbrock o Mycahjlo Romanchuk, nelle virate si avvantaggiano. Dobbiamo distinguere queste due tipologie di mezzofondisti: da una parte quelli che fanno del ritmo, della continuità il loro punto di forza, e dall’altra quelli che, pur avendo una frequenza costante, hanno un ritmo più blando e in virata riescono ad avvantaggiarsi.

È stato fatto uno studio molto interessante sul record mondiale di Gregorio Paltrinieri in vasca corta a Netania e sul record che è stato fatto recentemente da Wellbrock nella distanza dei 1500. E poi sono state comparate le tre gare fatte rispettivamente da Paltrinieri, Wellbrock e Romanchuk. Ne è emerso che la velocità di Paltrinieri a Netania era superiore a quella degli altri e il motivo era proprio che Gregorio soffrendo un pò di più le virate, riemerge prima proprio per ritrovare il ritmo che è uno dei suoi punti di forza.

In questa gara, analizzando le virate di Gregorio, e parzializzando il solo dato da -5 ai +5 (entrata-uscita), riscontro un tempo mediamente intorno a 5″1-5″2. A Netania virava in 5″0-5″1. Questo è incredibilmente significativo per il riscontro cronometrico, un solo decimo in più per ogni virata, in una gara dove ne devi fare cinquantanove, da circa 6″ di differenza sul tempo totale.

ROMANCHUK Mykhailo UKR Ukraine Silver Medal
Men’s 1500m Freestyle Final
Gwangju South Korea 28/07/2019
Swimming
18th FINA World Aquatics Championships
Nambu University Aquatics Center
Photo © Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto

 

È stata fatta una comparazione anche per la gara svoltasi a Kazan nel 2015 con Sun Yang: Gregorio in virata risultava più veloce rispetto a Sun Yang, ma quest’ultimo riusciva a ritrovare subito il ritmo e nei 15 metri recuperava i due decimi di distacco da Gregorio.

La virata si compone di tanti fattori: è fatta dall’entrata, dalla rotazione, dal contatto con il muro, da quello che si fa quando si spinge. Uno degli errori più frequenti che fanno gli atleti è quello di spingere ruotando i fianchi. Questo fa aumentare il tempo di contatto con il muro e restituisce una spinta inferiore. La virata, di fatto, è un salto fatto in orizzontale. Se lo proviamo in verticale, ci accorgiamo che saltare ruotando i fianchi ci porta a fare un salto meno efficace. La stessa cosa succede in acqua. Poi dobbiamo aggiungerci la streamline in subacquea, il posizionamento della testa, la tenuta del core, l’ampiezza delle gambate effettuate sotto acqua, e per finire l’uscita.

E poi bisogna considerare la subacquea: ci sono atleti che riescono a farla bene e altri no. Se questa fase di nuotata per il mio atleta non è un punto di forza, non devo imporgliela. Paradossalmente è preferibile che esca prima e riprenda subito il suo ritmo. Se prendiamo, per esempio, l’americana Katie Ledecky e osserviamo cosa fa in gara, possiamo notare che lei tendenzialmente esce subito e riprende immediatamente il ritmo di nuotata. È quello il suo punto di forza. 

Oltre a partenze, subacquee e virate, anche il ritmo diventa elemento determinante per le due tipologie di vasche?

Certo. Ma non dimentichiamoci dell’uscita dall’acqua. Quest’ultimo aspetto è importantissimo, gli americani lo curano molto. Nel momento del breackout puoi perdere decimi importanti; quando si esce, si solleva acqua. Quindi, se l’atleta esce troppo orizzontale o rallentando, si ritrova a sollevare una massa d’acqua importante. Un cubetto di acqua di 10 cm di lato pesa un kilo. Quindi maggiore è la massa d’acqua che si solleva e minore sarà la velocità. L’ideale è riuscire a “schizzare” fuori dall’acqua in modo che la stessa ti scivoli addosso ma frenandoti il meno possibile. 

QUADARELLA Simona ITA Silver Medal
Women’s 800m Freestyle
Hangh Zhou 13/12/2018
Hang Zhou Olympic & International Expo Center
14th Fina World Swimming Championships 25m
Photo Andrea Staccioli/ Deepbluemedia /Insidefoto

 

Per quanto riguarda il ritmo, ho avuto il piacere di collaborare nella realizzazione di uno studio con l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” nel quale abbiamo riscontrato che i ritmi di nuotata che definiamo “confortevoli”, non sono casuali. Come già trovato nell’atletica, le varie fasi della falcata o della bracciata sono condizionate dal sistema neuro-fisiologico dell’atleta e hanno una chiara correlazione con i nostri archetipi di bellezza e armonia (sezione aurea, serie di Fibonacci, etc). Nel nuoto, poi, questi ritmi sono dipendenti anche dalla formazione ondosa. L’atleta, quindi, sente di nuotare bene e di essere efficace, se nuota su frequenze che sono armoniche rispetto all’onda principale che lui stesso crea. Le armoniche sono delle frequenze sottomultiple della frequenza principale. La loro combinazione ci da una sensazione di benessere e comfort. Facendo un paragone con la musica, gli accordi di maggiore che notoriamente vengono percepiti come piacevoli sono formati dalla combinazione della nota principale con la sua terza e la sua quinta armonica.

Pertanto, ogni nuotatore ha il suo ritmo naturale: Gregorio Paltrinieri trova il suo comfort nuotando 45 cicli al minuto, mentre Wellbrock lo trova a 32 cicli al minuto. Ovviamente questa non è una cosa che si insegna, è qualcosa che si analizza. E dall’analisi possiamo capire quanta sensibilità, quanta acquaticità, quanta percezione ha l’atleta. E di conseguenza riuscire ad individuare un futuro campione o campionessa. Ogni atleta ha una frequenza diversa, e all’interno di questa frequenza, le sotto frequenze armoniche sono diverse per ognuno. I rapporti invece sono uguali per tutti perché ci si confronta con lo stesso elemento: l’acqua.

Simona Quadarella
CC Aniene
Finale Coppa Brema 2019 di Nuoto
07/04/2019
Nuoto Swimming Campionato italiano a Squadre
vasca 25 metri
Stadio del Nuoto di Riccione
Photo © Giorgio Scala/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Spesso si sente lamentare da parte degli allenatori la mancanza della vasca lunga e quindi le gare non vanno bene per questo motivo. Qual è il tuo pensiero a tal proposito? 

Io credo che per gli atleti d’élite che gareggiano nelle lunghe distanze, la vasca lunga diventa fondamentale e almeno un paio di volte la settimana devono allenarsi lì. Un velocista ha meno necessità della vasca lunga. È chiaro però che la strategia di gara è diversa, a seconda della vasca che caratterizza la competizione. Diciamo che riuscire a nuotare in lunga ti prepara anche mentalmente ad affrontare le competizioni nella vasca da 50. 

In che modo la Scuola Nuoto può influire positivamente per la gestione futura di queste dinamiche che influiscono in maniera così importante nella pratica agonistica?

Su questo aspetto si intersecano più ragionamenti. Anzitutto l’organizzazione dello sport in Italia: dobbiamo pensare che le società sportive devono sostenere i costi dell’attività agonistica attraverso le entrate dei corsi di nuoto. A volte avere l’atleta forte nella propria società può diventare un problema economico perché non si riesce a sostenere la sua attività. È un peccato ed è anche paradossale, sia per l’atleta che per le società. Ma purtroppo funziona così e non possiamo negarlo. Lo scollamento che c’è fra la scuola nuoto e l’agonismo, a livello di insegnamento, esiste perché sono diverse le finalità. Il modello che potremmo definire più appropriato è quello messo in piedi da Gianni Gross: più strutture, che collaborano insieme, lavorando singolarmente per quel che riguarda la corsistica, ma insieme per l’aspetto agonistico. 

Se non si riesce a fare in modo che le società sportive riescano a essere supportate con adeguati contributi nella pratica dell’agonismo di alto livello, è molto difficile riuscire a mettere insieme il tutto. La situazione attuale sappiamo tutti qual è e non è assolutamente rosea, anzi. Un gestore non può non tenere conto di questi aspetti e focalizzarsi solo sull’agonismo: sarebbe un pazzo perché destinato a chiudere. 

L’altro aspetto da considerare è comunque un programma a lunga scadenza, cioè che l’istruttore, indipendentemente dalla tipologia di utenza con cui lavora, abbia in testa il percorso evolutivo del nuotatore, indipendentemente che questo sfoci in un atleta di alto livello o in un appassionato che frequenterà le piscine per sempre. 

Questo è assolutamente vero: io ritengo che l’istruttore con maggiore esperienza dovrebbe seguire i primi approcci all’acqua anziché il nuotatore esperto. E così l’allenatore più esperto dovrebbe seguire la preagonistica. Perché sono le fasi più delicate. Invece spesso si verifica il contrario, cioè che l’istruttore o l’allenatore di primo pelo viene assegnato ai gruppi di ambientamento o preagonistica. E poi credo che sia fondamentale per il tecnico variare tipologia di utenza. Insegnare sempre agli stessi gruppi, con il passare del tempo diventa poco stimolante, e anche poco formativo. Il tecnico magari tende a non mettersi più in discussione, confondendo l’esperienza con la conoscenza. Allenarsi a cambiare, a sapersi adattare a diversi stili di conduzione è utile per chi sta in acqua e per chi sta fuori. 

Credo che l’approccio migliore consista nell’essere consapevoli che le difficoltà che incontriamo, non si possono risolvere tutte insieme, ma piano piano si può migliorare. Ovviamente solo se si vuole migliorare. 

Venue
Riccione 30/11/2021 Stadio del Nuoto
Campionati Italiani Assoluti di Nuoto in Vasca Corta
Photo Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto
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