Luca Dotto: “Solo accettando di stare male sarei potuto tornare a stare bene”.

Una vittoria speciale quella di Luca Dotto ai recenti Campionati Assoluti Primaverili. Il metallo dorato piace a chiunque. Ma questa è una vittoria che per l’atleta veneto ha un significato speciale. E arriva dopo due anni davvero difficili.

Campione Italiano nei 50 stile agli Assoluti Primaverili di Riccione. Che sapore e che significato ha questa medaglia?

Per me ha un significato profondo, che va oltre a quella che può essere la vittoria in sé. Non è la prima volta che vinco un campionato italiano, e questo non significa che sia un titolo che sottovaluto, anzi. Ma questa volta è completamente diverso. Tralasciando l’anno della pandemia, che ha colpito tutti in egual modo, mi sono reso conto lo scorso anno che io veramente non c’ero. Ma non fisicamente, non c’ero mentalmente. Dentro la mia testa avevo il caos. La perdita di mia mamma è stata devastante, ma non l’ho affrontata nel modo corretto e questo ha inevitabilmente comportato delle conseguenze.

La scorsa stagione non mi sono approcciato in modo corretto: cercavo di nascondere il mio malessere, il mio disagio, tuffandomi completamente nel lavoro. Ai Campionati Assoluti però sono crollato. E mi si è presentato il conto: ho provato emozioni che avevo cercato di reprimere, di ignorare per poter andare avanti. E invece mi sono reso conto che per superare il dolore bisogna guardarlo in faccia. Mi sono sentito perso, mi rendevo conto che dovevo affrontare tutto questo e non sapevo come fare. È stato grazie al mio allenatore di allora, Claudio Rossetto, e agli psicologi del Centro dell’ Acqua Acetosa del CONI che sono riuscito, un pò alla volta, a ritrovare la spensieratezza. Il percorso non è stato doloroso come mi aspettavo, perché comunque avevo realizzato la perdita. Quello che mi mancava era accettarla. E fino ad aprile 2021 mi ero tenuto tutto dentro. Poi sono crollato. E in quel momento, riuscire ad accettare di stare male mi ha incredibilmente aiutato. Da lì è iniziato il percorso di risalita.

Nei mesi successivi alla perdita di mia mamma non piangevo mai. Cercavo di sorridere, di divertirmi, e invece dovevo fare i conti con il dolore fin da subito. Volevo essere forte per mio papà, non volevo che si preoccupasse per me perché capivo che anche lui aveva un peso sul cuore incredibile. Volevo essergli di aiuto, diventare una spalla per lui. Con il senno di poi, dovevo accettare di stare male, perché solo stando male sarei potuto tornare a stare bene.

Dentro di me sapevo che avevo ancora qualcosa da dare al mondo del nuoto; avevo bisogno del mio tempo. Di ritrovarmi. Non sapevo quanto tempo ci sarebbe voluto, ma posticipare significava rinunciare. E io non volevo.

Dotto Luca Carabinieri, Zazzeri Lorenzo C.S. Esercito
50m Stile Libero Uomini – Freestyle Men
Riccione 09/04/22 Stadio del Nuoto
Campionati Italiani Assoluti Primaverili di Nuoto
Photo Giorgio Scala / DBM / Insidefoto

 

Dopo il Sette Colli del 2021 ho deciso di cambiare. Completamente. Ho voluto incentrare la mia attività di nuotare sul divertimento: avevo capito che se mi fossi divertito sarei riuscito a tirare fuori quello che di meglio avevo dentro. Abbinare questo alla ritrovata serenità mentale, in cui riuscivo ad accettare ciò che era successo, è stata la combinazione vincente. Ora, nelle giornate in cui mi sento un pò più triste, accetto il mio stato d’animo e non cerco di essere qualcosa di diverso. E così facendo non mi sono visto debole, ma semplicemente umano.

Qualche giorno prima delle gare di questa primavera mio papà mi aveva detto che sarebbe venuto a vedermi. A distanza di poco tempo, ho ricevuto la telefonata di mio cugino Piermarco, che per me è come un fratello, in cui mi diceva che a Riccione ci sarebbe stato anche lui. Ho sentito qualcosa dentro, un fuoco, volevo vincere. Era come se tra gli spalti ci fosse stata anche mia mamma, mi sentivo la grinta di dieci anni fa.

Dotto Luca Carabinieri celebrating Gold Medal
50m Stile Libero Uomini – Freestyle Men Finale
Riccione 09/04/22 Stadio del Nuoto
Campionati Italiani Assoluti Primaverili di Nuoto
Photo Giorgio Scala / DBM / Insidefoto

 

Nelle interviste ai recenti Campionati Assoluti hai detto che è stato prezioso il lavoro svolto con lo psicologo e con il mental coach. Ce ne vuoi parlare?

Purtroppo ci sono ancora dei retaggi culturali e dei freni, legati forse all’orgoglio personale di ognuno, che portano a sottovalutare questo tipo di aiuto. Tutti vorremmo apparire sempre belli e forti, ma sappiamo che non può essere sempre così.

La cosa buona è che, nonostante questo, il vento sta cambiando. Ci sono molti atleti che si rendono conto di quanto sia importante stare bene con sé stessi, di quanto le cose che si fanno non devono essere sentite come dovute, bensì come volute. Gli stessi Giochi Olimpici di Tokyo hanno messo a nudo questo aspetto. Credo che stiamo andando verso una visione diversa dell’atleta, non più come un idolo irraggiungibile, ma come essere umano, con i propri punti di forza e le proprie fragilità. Questo da più valore a quelle persone che, oltre ad allenarsi fisicamente, dimostrano la capacità di gestire situazioni anche negative, ma con successo.

Bisogna cercare di essere il più aperti possibili. Lo psicologo o il mental coach sono, inoltre, figure esterne e pertanto riescono a guardare con la giusta obiettività le cose. Non hanno un coinvolgimento emotivo, riescono a capirti e ad aiutarti, stando però fuori da quello che è lo stato d’animo della persona da aiutare. Hai la serenità che questi professionisti non sono lì per giudicarti: il giudizio non piace a nessuno ed è qualcosa che tutti temono. Non hanno interesse a mentirti e pertanto ti danno la visione più cristallina possibile delle cose. Io sono riuscito a capire come era strutturato il mio dolore e perché io mi sentivo così solo attraverso gli occhi di un altra persona. da solo non ci sarei riuscito. E chi mi è vicino non avrebbe potuto aiutarmi perché troppo coinvolto.

Sicuramente un ruolo fondamentale lo hanno avuto il mio allenatore Alessandro Mencarelli e il mio preparatore atletico Maurizio Olivi. Stanno letteralmente cucendo un’attività su misura per me, che mi permette di divertirmi e di esaltare le mie qualità. Oltre che a darmi molta serenità dentro e fuori dall’acqua.

Tu e Filippo Magnini siete molto amici. Entrambi avete dato dimostrazione di essere campioni perché in grado di rialzarvi dopo una caduta, anche se il contesto era diverso. 

È bello, ma allo stesso tempo facile, essere campione quando si vince sempre. Credo che rialzarsi dopo essere caduti sia ciò che effettivamente contraddistingue un campione, nello sport e nella vita. Tutti abbiamo delle difficoltà, nessuno escluso. La differenza la fa il modo in cui le affronti.

Per Filippo è stata una cosa devastante, ma ha lottato e ne è uscito a testa alta.

DOTTO Luca MAGNINI Filippo ITA
London, Queen Elizabeth II Olympic Park Pool
LEN 2016 European Aquatics Elite Championships
Swimming
Men’s 100m freestyle preliminary
Day 11 19-05-2016
Photo Giorgio Perottino/Deepbluemedia/Insidefoto

 

Questo percorso e questi eventi positivi ti hanno dato lo slancio per proiettarti verso obiettivi futuri?

Sicuramente sì. Analizzando la mia gara, devo dire che non è stata bellissima. Ho commesso alcuni errori: la partenza non era ottimale, sono arrivato un pò corto. E paradossalmente questo mi ha dato la grinta per fare ancora meglio, perché significa che ci sono ancora dei margini. La cosa più importante per me era ritornare ad andare veloce. A Riccione ero prima di tutto in sfida con me stesso, era un cosa tra me e me, me e la mia corsia. Pensavo solo a come mi sentivo in acqua, alle sensazioni, al tempo, ma non pensavo minimamente a chi avevo di fianco. Dovevo dimostrare a me stesso che potevo farcela, nonostante i miei 32 anni, nonostante aver passato tutto quello che ho passato. È stata un’iniezione di fiducia e positività incredibile. E ne avevo davvero bisogno.

Vedevo i ragazzi alle Olimpiadi, ero il loro tifoso numero uno, ma dentro di me stavo male perché avrei voluto essere lì con loro. Mondiali ed Europei in corta idem: tifavo Italia tutto il tempo, mi incavolavo con i media che non davano la giusta visibilità al nostro sport, ma lo facevo da casa. Io volevo esserci, perché sapevo che potevo farcela.

Ora mi sto allenando centrando tutto sul divertimento. Non rinnego gli allenamenti del passato, anzi. Sono quelli che mi hanno fatto anche vincere. Ma ora sento di aver bisogno di questo.

E poi la velocità maschile attualmente fa paura: in Italia non si è mai vista una densità così, forse solo l’USA. Quindi è stimolante: l’idea di prendere parte a una staffetta, a una gara individuale, con i livelli altissimi che ci sono ti accende il fuoco dentro.

Per questa stagione e per la prossima mi voglio concentrare sui 50. Poi in vista di Parigi 2024 valuterò con il mio allenatore se preparare anche il 100. Ma vado per ordine. Ho imparato che prendersi il proprio tempo è importante, e se si sta bene si può ancora dare tanto.

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