La Start List del Cool Swim Meeting di Merano. Marco Giongo e la sua vasca “veloce”.

È disponibile la start list della sesta edizione del Cool Swim Meeting in programma da domani pomeriggio al Lido meranese. Al via per l’occasione circa 650 atleti provenienti da oltre 50 società.

Marco Giongo e la sua vasca “veloce”.

Quando parliamo di Marco Giongo tutti conoscono l’allenatore, una delle figure cruciali della A.S. Merano Nuoto, il direttore tecnico del meeting che andrà in scena tra poco a Merano. In quanti conoscono l’Ing. Marco Giongo in qualità di progettista della piscina che al Lido di Merano ospita il Cool Swim Meeting?

Abbiamo chiacchierato con lui di questa vasca, facendoci raccontare particolarità e aneddoti. Ovviamente ne è emersa la grande professionalità, abbinata alle competenze e conoscenze tecniche dell’uomo da bordo vasca e dell’ingegnere. Ma soprattutto si è percepita l’incredibile passione che caratterizza chi vive il mondo del nuoto.

Nella brochure del meeting parli di questa vasca, definendola veloce. Dai alcuni dettagli ma siamo curiosi di saperne di più. 

Questa vasca ha due sorelle gemelle: a Kazan e a Baku. Sono state realizzate tra il 2014 e il 2015 e sono vasche che hanno ospitato manifestazione del calibro di Europei e Mondiali.

L’idea di questa vasca nasce dall’esigenza di risanare le vecchie vasche perché perdevano 860.000 litri di acqua al giorno. Era indispensabile intervenire. La scelta è stata quella di investire soldi pubblici, al meglio! Per quanto riguarda le vasche ricreative ci si può sbizzarrire in mille forme e colori, una vasca agonistica deve necessariamente avere determinate caratteristiche.

La dimensione, per esempio. Detta così sembra una sciocchezza ma non lo è. Questa vasca misura esattamente 50,025 metri per far sì che, una volta alloggiate le piastre, la misura è esattamente 50 metri. Ho fortemente voluto le dieci corsie, non è stata una passeggiata raggiungere l’obiettivo con il consiglio comunale perché comunque c’erano più volumi d’acqua, più sprechi, più costi. Però bisogna guardare avanti: la vasca a otto corsie è la vasca delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Oggi ne servono dieci se vuoi ospitare manifestazioni di un certo calibro, non si può prescindere. E poi ci sono tutta una serie di dettagli che agli occhi dei più non si notano, ma ci sono e fanno molta differenza.

Il colore azzurro. Anche questa scelta non è stata casuale perché influisce nel far sentire il nuotatore a suo agio, sia durante l’allenamento e soprattutto durante le gare. Le vasche di altri colori rischiano di essere troppo riflettenti sul sole, quindi creare dei giochi di luce strani, oppure, nel caso di condizioni di tempo non ottimale, di essere troppo scure. Nei momenti di virata e arrivo, per il nuotatore la visibilità è fondamentale. Tra le normative FINA non c’è un vincolo in questo senso, però è un dato di fatto che tutte le vasche che ospitano eventi FINA e LEN sono di colore azzurro.

Avevamo delle tempistiche realizzati molto stringate, poiché la stagione all’aperto si chiude a settembre ma tra aprile e maggio riparte. Noi avevamo l’esigenza di essere pronti in un tempo ben definito: otto mesi per un investimento di quattro milioni e mezzo di euro circa. Il cronoprogramma era un vincolo nella gara di appalto. L’impresa che ha fatto i lavori ha consegnato il tutto in sette mesi.

Le alternative per realizzare la vasca erano diverse: in calcestruzzo impermeabile piastrellato, come per il Foro Italico, ma questa soluzione prevedeva dettagli costruttivi un pò più complicati con conseguenti tempi realizzativi più lunghi e con la necessità di avere molta manovalanza. Abbiamo optato per il prefabbricato, ossia la base in calcestruzzo della vasca realizzata in opera e poi tutta l’altra parte prefabbricata in azienda e poi montata sul posto.

Quindi il risparmio è stato evidente da subito viste le notevoli perdite di acqua della vecchia vasca. 

Assolutamente sì! Ma il valore aggiunto della vasca è che tutto intorno ci sono delle parti ispezionabili: nel momento in cui dovesse esserci un problema di saldatura tra gli elementi prefabbricati, o problemi su qualche tubazione, riusciamo ad intervenire immediatamente e in maniera mirata. La perdita della vecchia vasca non riuscivamo a vederla perché finiva nel terreno, vedevamo solo il livello che si abbassava. A livello di realizzazione questo è stato un costo aggiuntivo, ma dal punto di vista della manutenzione è un valore aggiunto che non ha prezzo. C’è la tendenza a focalizzarsi su ciò che si vede, ma non basta. La vasca è fatta soprattutto da ciò che non si vede.

Progettare una vasca con tutte queste accortezze consente poi di essere in condizione di ospitare molti eventi e/o promuovere molte iniziative. 

È una cosa sulla quale ho battuto molto. Una vasca olimpionica che serve solo al pubblico sicuramente non necessita di tutte queste attenzioni, ma sarebbe stato stupido mettere mano ad un impianto senza una visione di questo tipo. L’assenza di alcune caratteristiche preclude la possibilità di fare alcune attività e/o eventi. E pensarlo dopo è inutile.

Quando parlavo di questo progetto con alcuni colleghi ingegneri, mi guardavano abbastanza stupiti, dicendomi che le vasche erano tutte uguali. Ribadisco che per il nuoto amatoriale e il tempo libero non sono dettagli fondamentali. Ma quando un atleta si gioca un risultato sul filo dei centesimi, allora sì!

So che hai avuto comunque una conferma del tuo buon operato da un atleta olimpionico di tutto rispetto: Gregorio Paltrinieri.

È vero. Potrei definirla la ciliegina sulla torta. Gregorio era arrivato per partecipare al Cool Swim Meeting e ignorava completamente quale ruolo avessi avuto nella realizzazione della vasca: ero il direttore tecnico dell’evento e basta. Mi disse che era stanchissimo per il viaggio in aereo e poi quello in autobus. “Sono andato a cambiarmi per andare a nuotare, ero tutto incriccato dal viaggio, mi sono tuffato in una vasca come questa e mi sono sentito volare”.

In quel momento, ho iniziato a volare anch’io. Perché una cosa così detta da lui, che è una grande campione e con una grandissima sensibilità, è stata una soddisfazione incredibile.

Gli atleti quando vengono qui stanno bene. Diciamo che da questo punto di vista vinciamo facile: abbiamo una cornice di monti spettacolare, la situazione ambientale, il panorama e il clima ci aiutano molto. Diciamo che si tratta di una vasca a cui gli atleti di altissimo livello sono già abituati e quindi sentono la differenza.

Ti aspettavi un riscontro e un trend così positivo per il Cool Swim Meeting?

Nella mia visione mi auguravo di poter raggiungere questi numeri, ma non pensavo che potessimo farcela in così poco tempo. Ma sotto questo aspetto bisogna ringraziare tanto anche Walter Taranto. Siamo due persone che da questo punto di vista si completano, siamo sinergici e se il meeting è quello che oggi vediamo, molto del merito va a lui. 

Un valore aggiunto per l’edizione di quest’anno è la presenza della Nazionale Giovanile. 

Siamo veramente felici di ospitarli qui a Merano. Ed è veramente bello vedere i ragazzi entusiasti di essere qui. Stiamo assistendo ad un ricambio generazionale per la squadra assoluta, ma lo stiamo vivendo in maniera molto graduale e senza grossi scossoni. Credo che il merito di tutto questo vada a Cesare Butini e Walter Bolognani, supportato da Davide Pontarin, che collaborano insieme per far si che l’inserimento dei giovani tra i big avvenga in maniera morbida e quindi positiva a livello di risultati. 

L’idea di ospitarli c’era da prima che FINA inserisse nel suo calendario i Mondiali di Budapest. Questo ha creato qualche problema organizzativo perché abbiamo praticamente dovuto rivedere tutto il calendario regionale, ma come noi probabilmente ogni regione d’Italia si è trovata in questa situazione.  

Fortunatamente siamo riusciti a mantenere l’impegno che ci eravamo presi, soprattutto morale, e averli qui. 

Mi hai fatto notare delle griglie insolite sul fondo della vasca, vicino alle testate di virata. A cosa servono?

In fase di progettazione ho inserito dei vani tapparelle. Al momento le tapparelle non sono ancora installate perché i costi sono importanti e i dettagli realizzativi abbastanza complessi. Nel momento in cui il comune deciderà di finanziare questa operazione avremo, non solo la vasca olimpionica, ma tutte le vasche del lido che potranno essere coperte automaticamente e in un certo ermeticamente. I teli con cui solitamente si coprono le vasche sono comunque ingombranti, le tapparelle non si vedono. Dalle informazioni che ho una vasca come la nostra con questo tipo di copertura non esiste ancora, quindi sarebbe un bel primato e un bel vanto riuscire ad installarle. Siamo in montagna e la temperatura è variabile, durante la notte scende comunque di diversi gradi, in primavera non è caldissimo e da metà agosto la temperatura crolla quindi i consumi energetici sono molto importanti. Con le tapparelle e spegnendo gli impianti la vasca in una notte perde mediamente due decimi di grado. Ci sarebbe quindi un ritorno della spesa dai quattro a sei anni. 

Ma c’è poi un aspetto importante da valutare ed è la sicurezza e ottimizzazione delle risorse umane. Sono aspetti importanti per i gestori. Quando ci sono condizioni di instabilità meteo e chiudiamo l’accessibilità a qualche vasca, mi trovo comunque a dover mettere in pista il numero di assistenti bagnanti previsti per gli specchi d’acqua esistenti. Chiudere la vasca con le tapparelle vuol dire che posso non considerare quella superficie d’acqua e pertanto l’assistente bagnanti non serve più. Riuscirei a ottimizzare anche i costi relativi al personale. Purtroppo un paio d’anni fa è successo che un bambino è entrato in una vasca chiusa con delle transenne ed è annegato. Se una vasca è chiusa il bagnino non la controlla, ma chiusa con delle transenne non ti dà la garanzia che nessuno possa entrarci. Le tapparelle riuscirebbero a ovviare questo problema perché una volta azionate e chiusa la vasca, se anche una persona ci cammina sopra, non sprofonda. 

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