Dai che si richiude!

Dalle grandi crisi nascono sempre grandi opportunità: ad esempio, la pandemia di Covid ci aveva offerto l’occasione di trovare un lavoro onesto.

Per quelli di noi che hanno invece deciso di o sono stati costretti a proseguire la vita del piscinaro, dopo la pandemia e il caro bollette è ora il momento di affrontare la siccità: il caldo torrido porta sì la gente in piscina, ma quando è eccessivo porta al razionamento dell’acqua, e quali sono le strutture che impegnano la maggior quantità d’acqua per scopi non essenziali?

Ma non crucciatevi più di tanto, passerà anche questa emergenza e ne arriveranno altre, a cominciare dall’inevitabile recrudescenza della pandemia nel prossimo autunno. Pensate piuttosto che questa potrebbe essere l’occasione per provare a muoversi come categoria anziché come una massa di cani sciolti e randagi e chiedere a gran voce la revisione della norma UNI 10637/2016 che obbliga a buttare, perdonate il francesismo, nel cesso milioni di litri di acqua calda e perfettamente potabile ogni giorno. Una delle tante prescrizioni demenziali alle quali sono sottoposte le gestioni di impianti natatori, che aveva forse un senso trent’anni fa ma che con le tecnologie attuali è uno sperpero di risorse e denaro davvero indecente a solo beneficio delle aziende e dei professionisti che scrivono norme tecniche senza probabilmente averci mai messo piede, in una piscina.

Ph. ©S.Kannapuram @Pexels

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