Sasha Touretski: “Sono molto felice di essere tornata sui 50 stile: è la mia gara.”

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Sasha Touretski a Merano e di scambiare con lei qualche battuta. Nonostante il cognome importante che porta, Sasha è una ragazza innamorata di ciò che fa, e trasmette la sua passione con le parole e con i sorrisi. Russa di famiglia, è nata in Australia e oggi nuota con la nazionale svizzera. Ha partecipato alle Olimpiadi di Rio 2016 con la staffetta 4×100 stile libero e la gara individuale dei 50 stile.

Hai partecipato al Cool Swim Meeting di Merano in vista dei Mondiali di Budapest. Che tipo di esperienza è stata?

È stato veramente emozionante. Vedere che ci sono altre persone che amano questo sport quanto lo amo io è stato bellissimo. In Svizzera non è così evidente come in Italia. Osservare i bambini che guardano le gare e si emozionano è bellissimo. E poi insieme a loro i genitori e altri ragazzi. È qualcosa che mi carica, che mi dà energia per affrontare i Mondiali di Budapest. I 50 stile che ho nuotato a Merano erano esattamente ciò di cui avevo bisogno. Ho fatto molte gare fino ad ora e questa era l’ultima. Avevo bisogno di adrenalina e ho trovato quello che cercavo.

Che bilancio ti senti di fare del tuo percorso di  atleta fino ad ora?

Nella vita sportiva di un atleta ci possono essere momenti buoni e meno buoni. Sono molto felice di essere tornata sui 50 stile: è la mia gara. Mi ero qualificata per Rio in questa distanza e già un anno prima l’avevo nuotata bene. Per me è una gara speciale. Anche mia madre li nuotava, facendo 25″8 alle Olimpiadi. Ha un significato importante per me. Nella mia carriera ho avuto momenti meno buoni su questa distanza e quindi ho deciso di spostarmi sui 50 e 100 farfalla, ma ora mi sono ritrovata.

Hai un cognome importante: tuo padre, Gennadi Touretski, ha contribuito in modo importante a scrivere la storia di questo sport. Sei cresciuta in mezzo al nuoto di altissimo livello. Quanto ha condizionato la tua scelta di diventare una nuotatrice?

I miei genitori non volevano assolutamente che nuotassi. Probabilmente sapevano quanto dura sarebbe stata. Ma era una cosa che io desideravo moltissimo. Ho cominciato a fare sul serio dai sedici anni in poi. Fino a prima mio padre voleva che sperimentassi anche altro, perché nel momento in cui sceglievo il nuoto doveva essere esclusivamente una mia scelta e una mia volontà, non dei genitori. Quando si è reso conto della mia passione, sia lui che mia mamma mi hanno supportato nel mio percorso. Prima del nuoto è venuto il percorso scolastico: volevo finire gli studi, era una cosa importante per me e per la mia famiglia. Anche perché ho passato molto tempo a traslocare da una paese all’altro. Non era facile, dovevo adattarmi e imparare ogni volta una lingua nuova. Oggi ne parlo cinque.

È molto bello vedere come ti emozioni parlando di nuoto. 

Per me è la mia vita, non lo sento come un lavoro. Mi appassiona e ciò che piace non pesa.

TOURETSKI Sasha SUI
50m Backstroke Women Heats
Glasgow 04/08/18
Swimming Tollcross International Swimming Centre
LEN European Aquatics Championships 2018
European Championships 2018
Photo Andrea Masini/ Deepbluemedia/Insidefoto

 

Che progetti hai per il futuro?

Sicuramente Parigi 2024! Ora che ho 28 anni capisco come funzione la gara dei 50 stile e vorrei arrivarci. Prima ero meno consapevole, seguivo le indicazioni di mio padre ma non avevo ancora interiorizzato i suoi insegnamenti. Ora è diverso. Mi sento molto più padrona di me stessa e sono molto eccitata nel gareggiare. La vivo in maniera molto più matura, è quasi un altro sport.

Dopo la perdita di mio padre era difficile trovare qualcuno che mi allenasse. Ha preso in mano la situazione mia mamma e ora mi allena lei. È stata la continuazione naturale di un percorso: lei è stata allenata da mio padre, sapeva esattamente cosa avevo fatto, quale era stato il mio percorso e sapeva di cosa avevo bisogno per andare avanti. Ho nuotato solo con mio padre per tutta la vita, quindi non era facile. Con mia madre mi trovo benissimo. Segue anche mio marito, Maxim Lobanovskij. Anche lui per due anni si è allenato con mio padre ed ha ottenuto i suoi migliori tempi. Ci dividiamo tra la Svizzera e l’Australia. Lei mi allena in Australia e quando veniamo in Svizzera portiamo avanti i suoi allenamenti da soli.

Hai mai pensato un giorno di poter allenare anche tu?

Mi piacerebbe! In Australia stiamo portando avanti un progetto per insegnare il nuoto in nome di mio padre. Non si può mai sapere, non escludo che un giorno allenerò anch’io. Mi piace l’idea di poter portare avanti i progetti e il contributo che mio padre ha dato al nuoto mondiale.

E al di fuori della vasca?

Io e Maxim vorremmo iniziare l’Università in Australia. Ora sono in Europa da un anno, perché ci sono state le Olimpiadi. Ma appena rientriamo vorremmo cominciare questo percorso. Io vorrei fare qualcosa che riguarda le lingue, visto che ho la fortuna di conoscerne già alcune. Maxim invece non ha ancora deciso.

 

You participated in the Cool Swim Meeting in Merano ahead of the World Championships in Budapest. What kind of experience was it?

It was really exciting. To see that there are other people who love the sport as much as I do was beautiful. In Switzerland it is not as evident as in Italy. Watching the children watching the races and getting excited is beautiful. And then together with them parents and other kids. It is something that charges me, that gives me energy to face the World Championships in Budapest. The 50 style I swam in Merano was exactly what I needed. I have done many races so far and this was the last one. I needed adrenaline and I found what I was looking for.

What do you feel like taking stock of your journey as an athlete so far?

In the sports life of an athlete there can be good and not so good moments. I am very happy to be back in the 50 style: it is my race. I had qualified for Rio in this distance and already swam it well a year before. For me it is a special race. My mother also swam them, doing 25″8 at the Olympics. It has an important meaning for me. In my career I had less good times at this distance so I decided to move to the 50 and 100 butterfly, but now I have found myself.

You have an important last name: your father, Gennadi Touretski, was an important part of writing the history of this sport. You grew up around swimming at the highest level. How much did that influence your choice to become a swimmer?

My parents did not want me to swim at all. They probably knew how hard it would be. But it was something I wanted very much. I started to get serious about it from the age of 16 on. Until before, my father wanted me to experience something else as well, because the moment I chose swimming it had to be exclusively my choice and my will, not my parents’. When he realized my passion, both he and my mom supported me on my way. Before swimming came the school: I wanted to finish my studies, it was something important for me and for my family. I spent a lot of time moving from one country to another. It was not easy, I had to adapt and learn a new language each time. Today I speak five of them.

It is very nice to see how you get excited talking about swimming. 

For me it is my life, I don’t feel it as a job. I am passionate about it and what I like doesn’t weigh me down.

What are your plans for the future?

Definitely Paris 2024! Now that I am 28 years old I understand how the 50-style race functions and I would like to get there. Before I was less aware, I was following my father’s directions but I had not yet internalized his teachings. Now it is different. I feel much more in control of myself and I am very excited about competing. I experience it in a much more mature way, it is almost another sport.

After the loss of my father, it was difficult to find someone to coach me. My mom took over and now she coaches me. It was a natural continuation of a path: she was coached by my father, she knew exactly what I had done, what my path had been, and she knew what I needed to move forward. I swam only with my father all my life, so it was not easy. With my mother I get along very well. She also follows my husband, Maxim Lobanovsky. He also trained with my father for two years and got his best times. We divide our time between Switzerland and Australia. She trains me in Australia and when we come to Switzerland we carry on her training alone.

Have you ever thought one day that you could coach too?

I would love to! In Australia we are carrying out a project to teach swimming in my father’s name. You never know, I don’t rule out that one day I will also coach. I like the idea of being able to carry on the projects and the contribution my father made to world swimming.

What about outside the pool?

Maxim and I would like to start university in Australia. I’ve been in Europe for a year now because the Olympics were there. But as soon as we return we would like to start this path. I would like to do something related to languages, since I am lucky enough to already know some of them. Maxim, on the other hand, hasn’t decided yet.

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